Il Diritto d’Autore Secondo i Principali Newsbrand Italiani

Che i social siano la madre di tutti i mali, responsabili di “hate speech” e “fake news”, medium che grazie all’anonimato consentono di sfogare i più bassi istinti dell’essere umano, è un tormentone che da anni viene ribadito da editorialisti e giornalisti in cerca del loro quarto d’ora di fama dalle colonne, virtuali e non, di quasi tutti i giornali del nostro Paese.

Tesi ribadita, per citare solo gli ultimi in ordine cronologico da Cesare Cavalleri,  direttore di Studi Cattolici, «mensile di studi e di attualità», direttore delle Edizioni Ares, nonché collaboratore de l’Avvenire, giornale dal quale, appunto, spiega, per così dire, che «l’assordante rumore di fondo [dei social] ha fatto perdere l’aura sacrale della “notizia” diffusa dai media tradizionali, tanto più che i social tendono a trasferire sul piano delle emozioni il racconto un tempo affidato ai fatti».

Ipotesi di lavoro ribadita con ancor maggiore veemenza da Diego Masi,  delegato italiano alla proprietà intellettuale, che nella sua rubrica su Italia Oggi scrive «L’ informazione “liquida” è quella dei social sulla rete: spontanea e non certificata che scardina totalmente la gerarchia tradizionale dei mezzi e dove la condivisione finisce per essere il sostituto della verifica delle notizie. In questo senso l’ informazione è “liquida” perché contrapposta a quella “solida” dove è possibile in maniera chiara e trasparente la verifica almeno delle fonti delle notizie».

Un fenomeno che si inquadrerebbe in un quadro più ampio dove in Rete regna sovrana la pirateria con quel “cattivone” del colosso di Mountain View che con Google News si arricchirebbe a spese dell’onesto lavoro dei publisher, che nel tempo sono riusciti ad ottenere anche qualche vittoria di pirro al riguardo, ma che fondamentalmente, secondo le tesi sostenute ad ogni occasione, sarebbero alla rovina per colpa di costoro.

Ebbene, per scuotere le persone dal caldo di Agosto, Sharon Stone il 9 di questo mese ha pubblicato sia su Instagram che su Twitter, il video, peraltro non inedito, del provino effettuato dall’attrice per Basic Instinct che poi le valse la parte che la rese celebre sollecitando le fantasie degli uomini di tutto il mondo.

Pubblicazione che ovviamente non poteva sfuggire ai media nostrani che ne hanno dato ampissima copertura, titolando «Sharon Stone a luci rosse: spunta il provino per Basic Instinct. VIDEO», piuttosto che «Intramontabile Sharon Stone: l’attrice pubblica il video del provino per “Basic Instinct” e il web impazzisce», e via di questo passo.

Il meglio, si fa per dire, lo danno le tre testate d’informazione che, secondo i dati Audiweb, sono i tre top player delle news online in Italia:  Repubblica, Corriere della Sera e TgCom24. Testate che, ancora una volta, prelevano il video in questione, vi appongono il proprio marchio e lo pubblicano sul proprio sito senza neppure avere la buona creanza, almeno, di linkare alla fonte originale, non sia mai che gli scappasse qualcuno dal sito eh!

Pratica che, ahimè, viene ripresa anche da Gazzetta dello Sport e HuffPost Italia, la cui direttrice all’esordio aveva sperigurato che “certe cose” sulla sua testata non si sarebbero mai viste. Non va molto meglio neppure per il Fatto, che seppure non brandizzi il video, nella sostanza segue la stessa pratica delle altre testate avendo anche l’ardire di proporre di “sostenere” il suo giornalismo sotto al video prelevato. Di seguito il link a ciascuno di questi:

Naturalmente, come sappiamo, e come dimostrano testate meno “blasonate”, era assolutamente possibile embeddare il post di Instagram e/o di Twitter. È dunque chiara, in caso di dubbi al riguardo, l’intenzionalità di quanto effettuato dalle testate succitate, che non pare siano rimaste sufficientemente scottate da vicende precedenti che le hanno viste protagoniste, in negativo, con casi analoghi, e sono dunque doppiamente colpevoli, come del resto hanno già sancito delle sentenze al riguardo.

È questo il diritto d’autore secondo i giornali del nostro Paese, un principio a due facce da utilizzare alla bisogna, invocandolo o violandolo, secondo la propria convenienza del momento.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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