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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • La Narcosi dei Giornali Italiani – Affari Italiani, testata che si vanta di essere «il primo quotidiano digitale, dal 1996», pubblica la notizia del furto subito da Emma Marrone a Ibiza: «Emma Marrone narcotizzata e derubata a Ibizia. Paura per Emma Marrone. Foto». L’articolo, di circa 800 battute, è corredato da una gallery fotografica della bellezza, si fa per dire, di 51 foto. Foto rubate chissà dove a giudicare dalla qualità davvero scadente delle immagini nelle quali la cantante appare spesso in desabillè o comunque in pose che nulla hanno a che fare con la notizia di per se stessa a cominciare dalla prima [close-up della terza].  Non si tratta, ahimè, di un’esclusiva del decadente quotidiano online come testimonia la gallery del Corriere su Irina Shayk con 43 foto bellamente prelevate dal suo profilo Instagram senza avere neppure la decenza di linkare il contenuto originale e naturalmente Libero con una gallery su tale Cristina Buccino, che confesso essere a me sconosciuta, con foto anche in questo caso prelevate dal suo profilo Instagram e annunciate sui social con il titolo «L’ex velina esagerata… praticamente nuda». Squallidi tentativi di fare click a cui non sfugge neppure il Fatto Quotidiano che punta su «Cristiana Capotondi e Andrea Pezzi, l’attrice racconta: “Abbiamo scelto un periodo di astinenza. Una forma di liberazione assoluta”», confermando la deriva che ha colpito anche questa testata da qualche tempo a questa parte. La narcosi dei giornali italiani. Sigh!
  • Social & Analfabetismo Funzionale in Italia – Se non avete mai visto all’opera l’analfabetismo funzionale, ecco a voi un esempio lampante. Tradate, provincia di Varese. Come riportato dal sito VareseNews, nel corso del consiglio comunale del 31 luglio si decide di eliminare la consuetudine di far suonare in aula l’inno italiano prima di ogni seduta. La decisione viene presa dalla nuova giunta, insediatasi dopo la vittoria di Dario Galli nelle ultime elezioni amministrative. Dario Galli fa parte della Lega Nord e quindi la decisione di smettere di suonare l’inno va inserita in quel filone ideologico e politico anti-italiano che caratterizzava la Lega fino a qualche anno fa, prima che Matteo Salvini la trasformasse in un partito xenofobo di destra, senza più velleità secessioniste. Un fatto curioso, certo, ma non tanto quanto accaduto sul profilo Facebook di VareseNews. In seguito alla condivisione dell’articolo, infatti, arrivano i commenti, la maggior parte dei quali dimostra come i lettori non abbiano capito nulla. In particolare, la maggior parte dei commenti folli si divide in due tipologie. La prima, con commenti che danno per scontato che la giunta di Tradate sia di sinistra. Certo, fa ridere pensare al PD di oggi e avvicinarlo a “Bella ciao” o all’”Internazionale”, ma queste sono ancora le conseguenze della crociata anti-comunista portata avanti in maniera anacronistica da Berlusconi per 20 anni. La seconda, in cui anche di fronte all’evidenza dei fatti, nessuno ammette di aver sbagliato o di non aver letto l’articolo: tutto viene fatto rientrare nella propria narrazione del paese, quella che vede un’Italia ormai condannata a una deriva “comunista” o “africana”. “Danno tutti i numeri”, “È un paese di pagliacci” sono le più classiche esternazioni di qualunquismo, che si dimostra così immune anche alla realtà, alla dimostrazione dell’insensatezza delle basi del discorso. Del resto è argomento di qualche giorno fa: è inutile provare a spiegare a chi condivide una bufala che si tratta di informazioni sbagliate, perché l’unico risultato è l’arrocco sulle proprie posizioni, pur di non ammettere l’errore. Scagliarsi, come d’abitudine, contro i social sarebbe ancora una volta un errore. Abbiamo un problema, grande, e NON sono i social che se da un lato certamente amplificano il fenomeno, dall’altro lato perlomeno lo rendono tracciabile e quantificabile. Ripartiamo da questi due elementi.
  • Storia di una Notizia che Andava Pubblicata – Gianluca Paolucci, giornalista de la Stampa, il 13 Luglio scorso ha pubblicato un articolo su azioni lobbistiche di Unipol. Articolo che ha fruttato, diciamo, una perquisizione al suo domicilio ed in seguito al quotidiano per il quale lavora. Paolucci la racconta così: «La mattina del 21 luglio alle 8.01 sono sveglio da poco e sto prendendo il caffè quando suonano alla porta: cinque finanzieri in borghese mi mostrano un mandato di perquisizione dove c’è scritto che Carlo Cimbri, ad di Unipol, ha fatto una denuncia per violazione del segreto istruttorio. C’è anche scritto che quegli atti pubblicati sono in effetti coperti da segreto e che alla prima richiesta di consegna non avrei fornito tutto il materiale in mio possesso. Restano in casa per due ore frugando dappertutto, tra i giocattoli dei bambini, nella culla, negli effetti personali della mia compagna. Né lei né i bambini sono in casa e questo rende il tutto meno spiacevole. Sequestrano cd, chiavette Usb, vecchi telefonini in disuso ma sono garbati e professionali. L’avvocato Rossana Dezio, che assistite alla perquisizione, ricorda che non sono né un camorrista né un narcotrafficante e mi strappa l’unico sorriso della giornata. Da casa passano al giornale, dove i finanzieri diventano 11 e dove proseguono i sequestri di materiale cartaceo e informatico. Vengono clonati i telefonini e l’iPad dove conservo tutti i rapporti con le fonti, le conversazioni private e le foto dei bambini».  Mercoledì scorso tramite lavvocato del giornale si arriva a definire che il reato non c’è, nessuno lo ha mai commesso e l’inchiesta a mio carico si basa su nulla. La perquisizione e i sequestri, semplicemente, non avrebbero mai dovuto avvenire. Ieri sono arrivate anche le scuse della procura, per bocca di Spataro. Il materiale sequestrato è stato restituito, le copie forensi delle memorie dei telefoni distrutte. Come scrive il Direttore, Maurizio Molinari, «questo episodio, che avrebbe potuto degenerare in una grave lesione della libertà di stampa, si è trasformato invece nell’esempio opposto».  Certo non siamo ai livelli del Venezuale, dove guardando le prime pagine dei giornali si ha una rappresentazione ben lontana da quello che accade in quel Paese, ma non  vi è dubbio che quanto avvenuto costituisca un campanello d’allarme.
  • RCS Mediagroup Torna all’Utile, Ma… – La giusta grande attenzione di Cairo ai costi inizia a dare i suoi frutti e RCS nel primo semestre 2017 torna all’utile con un risultato dellutile netto positivo per 21 milioni contro il rosso di 2.1 milioni del primo semestre 2016.   Ma non tutto è oro quel che brilla. Infatti, i ricavi netti consolidati di Gruppo al 30 giugno 2017 si attestano a 471.7 milioni di Euro, in flessione di 32.4 milioni rispetto al pari periodo 2016. I ricavi pubblicitari ammontano a 212.5 milioni di Euro rispetto ai 236 milioni del pari periodo 2016. I ricavi editoriali sono pari a 172.8 milioni di Euro, in flessione di 20.5 milioni rispetto al pari periodo 2016. Nel comunicato stampa con i dati di bilancio diffuso dalla società si rimarca anche che un incremento del 13% rispetto al 30 giugno 2016 degli abbonati all’offerta “membership” – ma non era un “metered paywall“? –  del Corriere, che raggiunge i 36mila iscritti. Visto che all’avvio, nel Gennaio 2016, si era parlato di circa 20mila adesioni alla proposta a pagamento della versione online del Corsera, significa che in 19 mesi vi è stata una crescita netta di 16mila abbonati.  Dati che assieme al calo generalizzato di ricavi in tutte le aree non mi pare che giustifichino l’entusiamo di Cairo che alla vigilia del CdA aveva affermato: «Domani c’è il consiglio di amministrazione e li renderemo pubblici. Rispettiamo le regole di un’azienda quotata. Posso solo dire che i numeri son buoni e i frutti si vedono». Contento lui…
  • Axel Springer: Grazie al Digitale Alza le Previsioni 2017 – Il gruppo media tedesco Axel Springer, che pubblica tra l’altro Bild, ha alzato gli obiettivi 2017, dopo il forte miglioramento del secondo trimestre. Da aprile a giugno, l’utile netto e’ stato di 91.5 milioni, in aumento del 13% su anno; il fatturato e’ salito del 7.1% a 858.8 milioni e l’ebitda del 15.7% a 170.1 milioni. Ora il gruppo prevede un ebitda in rialzo del 10% nel 2017 contro il 5% previsto prima. «I nostri investimenti, soprattutto nel digitale internazionale, stanno dando i loro frutti», ha detto il patron Mathias Dopfner, sottolineando la buona performance del portale, con gli annunci a pagamento, immobiliari e le offerte di lavoro. Il digitale ha contribuito per il 74% all’ebitda del secondo trimestre.  Il gruppo editoriale della Bild, tra gli altri, ha reso noto di aver raggiunto un accordo con United Internet Ag per fondere le proprie compagnie Awin e Affilinet in un’ unica piattaforma di marketing per connettere editori e inserzionisti. Lezioni per l’editoria italiana da Axel Springer. Un altro mondo è possibile, volendo.
  • Tanti Saluti al Direttore – Il Gruppo 24 Ore, in una nota, ha annunciato la risoluzione del contratto con l’ex direttore Roberto Napoletano. Solo due righe, o poco più, per un divorzio annunciato dopo che a Marzo, si era auto-sospeso mettendosi in aspettativa non retribuita a fronte della rivolta dei giornalisti del quotidiano di Confidustria che avevano ampiamente sfiduciato Napoletano e 23 giornalisti del quotidiano si erano dichiarate “persone offese” per la vicenda. Si tratta probabilmente della pagina più buia del Sole24Ore con l’ex direttore iscritto nel registro degli indagati per false comunicazioni al mercato assieme ad altri manager, ed ex manager. Non sono stati resi noti i termini economici dell’accordo che, secondo quanto riportato, prevedeva che in caso di risoluzione del rapporto fosse versata una somma lorda forfettaria e onnicomprensiva pari a 36 mensilità della sua retribuzione lorda fissa [pari a euro 750.000 lordi su base annua]. In buona sostanza, in caso di licenziamento senza giusta causa l’azienda avrebbe dovuto versare a Napoletano una buonuscita pari a tre anni di stipendio lordo, ovvero 2 milioni 250mila euro, in aggiunta all’indennità sostitutiva del preavviso e al Tfr maturato dal 15 marzo 2011, momento in cui aveva assunto la direzione del giornale. Speriamo che vi sia contestualmente la conferma di Gentili, attualmente nominato direttore ad interim. Non solo il giornale ha bisogno di recuperare la fiducia persa da parte di una quota dei lettori ed i giornalisti di tornare a lavorare con la massima serenità possibile, ma l’Italia ha bisogno di un organo di informazione economico-finanziaria degno di questo nome.
  • Il Futuro di Italiaonline [e dell’advertising] – Il CdA di Italiaonline ha approvato i risultati del primo semestere 2017. In estrema sintesi: l’utile netto cresce del 65% ma i ricavi calano del 12%. Nella nota diffusa vengono resi noti i piani per il futuro prossimo venturo del gruppo. Nei prossimi mesi è previsto: L’avvio di altre partnership strategiche che avranno come oggetto sinergie a livello di prodotto editoriale e la raccolta pubblicitaria in esclusiva da parte di Italiaonline; Il restyling di tutte le properties verticali tematiche [DiLei, SiViaggia, QuiFinanza, VirgilioMotori e Virgilio Sport] accompagnato da una nuova offerta commerciale che include una suite di nuovi prodotti volti a valorizzare la raccolta pubblicitaria premium; Il potenziamento dell’offerta di video advertising su tutte le properties del network Italiaonline, terze parti incluse; Una nuova offerta di mobile advertising sempre più geo-profilata e hyperlocale; Una nuova offerta native – display e video – con nuovi formati più flessibili, più integrati nel layout delle pagine e più evoluti. Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, il Gruppo Italiaonline prevede di chiudere il 2017 con un Ebitda margin in crescita rispetto al risultato del 2016; i ricavi sono previsti ancora in contrazione a causa soprattutto della fisiologica flessione di alcuni business tradizionali, pur a fronte di un progressivo miglioramento dell’andamento delle attività digitali. Insomma, la raccolta pubblicitaria, anche con una forza vendita “imponente” come quella di Italiaonline, non è più un business [quasi] per nessuno che non si chiami Google o Facebook. Prima di abbandonarvi a facili luoghi comuni, chiedetevi il perchè, e datevi la risposta.

 

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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