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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • Twitter al Palo – Dopo Facebook è la piattaforma di microblogging da 140 caratteri a rilasciare i dati della trimestrale per il secondo trimestre 2017, e non ci sono buon e notizie. Anche se i ricavi hanno sorpassato le attese raggiungendo i 574 milioni di dollari rispetto ai 536.7 la situazione di Twitter appare tutt’altro che rosea. Infatti, i ricavi pubblicitari sono calati dell’8% passando dai 535 milioni di dollari del secondo trimestre 2016 agli attuali 489. In particolare, è calma piatta per quanto riguarda gli utenti attivi mensili che restano esattamente gli stessi del trimestre precedente [328 milioni] con una minima crescita a livello internazionale di un milione di utenti attivi in più in tutto il mondo – peanuts – e addirittura una perdita, un calo di due milioni di utenti negli Stati Uniti. Se non vi è dubbio circa le potenzialità della piattaforma social che non ha eguali per immediatezza e apertura dei contenuti, è chiaro altrettanto che le modifiche di prodotto apportate nel tempo – anche in questi giorni –  sono complessivamente marginali per la stragrande maggioranza delle persone mentre invece cambiamenti che potrebbero essere di maggior interesse, quale banalmente la possibilità di editare i tweet per correggerli, non si sono mai visti. Soprattutto, è la reach nulla dei tweet – che nella mia esperienza non supera quasi mai il 5% dei follower – a dare la netta sensazione di parlare al vuoto. L’assenza di “conversazione” per il vincolo dei 140 caratteri e molto altro ancora stanno affievolendo sempre più l’interesse a partecipare, ad utilizzare Twitter [confesso, anche da parte del sottoscritto]. Twitter non capisce Twitter, e inevitabilmente i risultati si vedono.
  • Il NYTimes Sorpassa i 2 Milioni di Abbonati alla Versione Digitale –  Trimestrale col “botto” per il NYTimes che annuncia risultati davvero straordinari. Nel primo semestre 2017 i ricavi complessivamente sono aumentati del 12.6% e nel secondo trimestre crescono addirittura del 13.9%. Per la prima volta dal terzo trimestre 2014 in poi, nel secondo trimestre 2017 tornano a crescere i ricavi pubblicitari [+0.8%] e le revenues da advertising digitale registrano una crescita del 13.7% ed ora rappresentano il 41.7% dei ricavi da advertising. Gli abbonati solamente alla versione digitale del quotidiano sorpassano i due milioni di persone, raggiungendo i 2.333000 di abbonati, con un incremento del 46.5% che porta il progressivo dei primi sei mesi ad un aumento del 43.3% rispetto al pari periodo dell’anno precedente. Solo poche ore prima aveva twittato che il NYTimes era un fallimento. L’ennesima fake news del Presidente.
  • Facebookcrazia – Uno spettro si aggira per le redazioni di entrambi i lati dell’Atlantico: è lo spettro del video. Nel giro di poco, l’espressione “pivot to video” [letteralmente, ricalibrarsi sui video] è diventata una sorta di macabro meme molto popolare tra le fila dell’editoria statunitense. I video sono il trend più “caldo” della sfera mediatica internazionale, celebrati come antidoti all’ormai cronica crisi emorragica di lettori e di conseguenza rincorsi dalle principali testate internazionali. Ma perché proprio ora? Il motivo è spiegato da John West in un pezzo ricco di informazioni apparso su Quartz: la coincidenza, che ovviamente non è tale, è la rinnovata spinta “videofila” di un singolo attore, che si chiama Facebook. Ma perché giornali e siti si adeguano passivamente? Facebook ha il pallino in mano, nel traffico referral verso i siti dei principali media internazionali, e questi ultimi si trovano sempre più “obbligati” ad adeguarsi al suo volere. Insomma, ieri gli Instant Articles, oggi il diktat dei video: il social di Zuckerberg tiene in pugno i giornali, che si adeguano alla linea. Come ha scritto Mathew Ingram sul suo blog, i media del 2017 «stanno lavorando su un terreno che è stato concesso loro da un signore feudale, ed è una cosa che raramente finisce bene». Vi avevamo avvisato più di due anni fa al riguardo.
  • La Digital Chart IAP – Non c’è pace nel dibattito che ruota intorno all’influencer marketing.  Dopo la lettera inviata qualche giorno fa dall’Antitrust ai più noti influencer italiani, per mettere la parola fine in maniera “bonaria” al fenomeno montante della pubblicità occulta sui social,  torna ad intervenire anche l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. In una nota diffusa ieri lo IAP ricorda che le regole di Autodisciplina riguardano anche la comunicazione commerciale digitale e tutte le nuove forme di pubblicità online. Come, l’endorsement, ovvero il coinvolgimento di influencer, blogger, celebrity per accreditare i prodotti e aumentarne l’apprezzamento da parte dei consumatori. Se un influencer, un blogger, una celebrity hauna collaborazione di natura commerciale con un’azienda, cioè ha ricevuto un compenso o un regalo, per diffondere post sui blog o sui social media a favore di quella azienda, questa collaborazione deve essere resa nota al pubblico seguendo le indicazioni contenute nella Digital Chart IAP, varata nel giugno 2016 e aggiornata nel giugno 2017. Al fine di incrementare la conoscenza della Digital Chart da parte del pubblico e degli operatori, l’Istituto ha prodotto un’infografica che in modo sintetico e chiaro illustra il fine di queste linee guida autodisciplinari.  Tema sul quale interviene anche Fabrizio Perrone, founder e CEO Buzzoole, probabilmente la principale piattaforma di influencer marketing nel nostro Paese, che giustamente si chiede «fino a che punto occorre regolamentare? Perché il rischio sarà quello di normare il digitale chiudendo un occhio sull’offline, dove celebrity e grossi influencer continueranno a fare product placement sfoggiando automobili, borse, cappelli, occhiali e gadget forniti dagli sponsor, su cui sarà molto difficile apporre la dicitura “paid partnership with”», come ad esempio è avvenuto con l’edizione di Studio Aperto di ieri che ha riproposto, “paro – paro”, lo spot di McDonald con Belen, ripreso anche da numerose testate, e spacciato per servizio giornalistico. Il “Marchetting” c’è sempre stato solo che ora fa paura che anche questo possa sfuggire ai legacy media e sottrarre ricavi anche sotto questo profilo ai già traballanti conti.
  • Meno Libri Nelle Bibloteche Scolastiche – Al via la terza edizione dell’iniziativa promossa dall’Associazione Italiana Editori: #ioleggoperché. Nel comunicato che annuncia la partenza dell’edizione 2017 dell’iniziativa di promozione della lettura di libri, tra le altre cose, si legge che «secondo un’indagine realizzata dall’Ufficio studi AIE, e a cura di AIE e AIB per #ioleggoperché 2016, il 97.4% delle scuole italiane oggi ha una biblioteca scolastica, ma con una dotazione di libri notevolmente inferiore rispetto al 2011. Infatti, la ricerca ha evidenziato che, a fronte di 2.501 volumi registrati per scuola nel 2016, nel 2011 ne risultavano 3017. Un patrimonio scarso e poco aggiornato, pari a 3.9 libri per studente».  Com’era? Ah si, la buona scuola… Ecco!
  • Frequenze TV, Bacchettata all’Italia dalla UE – Nell’era del video on demand e dei colossi d’ oltreoceano che pian piano stanno scardinando le modalità di fruizione dei contenuti video, l’ Italia deve ancora fare i conti con vicende tv che affondano le radici nell’ altro millennio. E a giudicare dalla risposta arrivata ieri dalla Ue, quel passato porta in dote qualche lavata di capo. Infatti, sulla gestione del passaggio dall’ analogico al digitale la Corte di giustizia dell’ Unione europea ha pubblicato due sentenze. «La Corte – si legge nella nota di accompagnamento della sentenza sul dividendo digitale [C-560/15] – rileva che il ministero per lo Sviluppo economico e il legislatore italiano non erano competenti, ai sensi del diritto dell’ Unione, a sospendere e ad annullare il beauty contest indetto dall’ Agcom: sia il Ministero sia il legislatore hanno influito sul corso del procedimento dall’ esterno e sulla scorta di mere considerazioni di natura politica, così violando l’ indipendenza di tale autorità di regolamentazione. Per tale ragione, la normativa italiana sull’ attribuzione del dividendo digitale è contraria al diritto dell’ Unione». La ricaduta pratica di entrambe le sentenze ora occorrerà valutarla sulla base di come si pronuncerà il Consiglio di Stato, il quale dovrà tenere conto del fatto che Persidera ha raggiunto i 5 multiplex massimi consentiti dalla normativa. Quindi al massimo potrà aspirare a un risarcimento. Dall’ altra parte, se è vero che si tratta di sentenze con cui la Corte di Giustizia, su richiesta del Consiglio di Stato, chiarisce il significato di alcune norme europee [e quindi senza effetti immediati], è anche vero che in futuri interventi sulle frequenze, come quello per il refarming della banda 700 che dovrà essere liberata dai broadcaster a vantaggio delle telco, si dovrà tenere conto dei principi indicati dalla Corte. Tutto è bene quel che finisce bene? Credo proprio di NO!
  • 5.5 Miliardi di Utenti di Dispositivi Mobili Entro il 2022 – Entro la fine di quest’anno nel mondo più di una persona su due avrà in mano un telefono cellulare, e nel 2022 questa percentuale salirà al 66%. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Forrester, che stima in 5,5 miliardi gli utenti di telefonia mobile entro il 2022. Nel 2008 il numero totale di utenti era di 2.8 miliardi. Le aree di maggior crescita nei prossimi anni saranno l’Asia e l’America Latina. La ricerca [via] sottolinea inoltre come, pur avendo il numero degli smartphone sorpassato nel 2014 quello dei telefoni cellulari semplici – i cosiddetti “feature phone” – questi ultimi rimangono ancora assai popolari, essendo correntemente usati ad oltre 1.2 miliardi di persone. Per quanto riguarda gli smartphone, la ricerca stima nel 73% la quota di mercato dei telefoni con sistema operativo Android, seguita da Apple iOS [21%] e Windows [4%]. In calo, infine, il mercato dei tablet, previsto in contrazione dai 615 milioni del 2016 a 579 milioni nel 2022. Se non avete ancora una strategia “mobile first” siete avvisati.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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