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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • Le Grandi Manovre dell’Editoria – Dopo il terremoto della fusione Mondadori-Rcs, il sismografo dell’ editoria italiana continua a registrare scosse e smottamenti. Acquisizioni, sbarchi, spostamenti di uomini e competenze in un mercato che soffre. I grandi continenti – Mondadori, Gems, Feltrinelli – mantengono le loro posizioni, ma certo alle periferie dell’impero si stanno preparando piani d’azione che coinvolgono anche giocatori internazionali. Gli ultimi mesi hanno visto l’ingresso di due grandi gruppi, HarperCollins e Planeta, che giocano, pur con alcune specificità, la stessa partita sul campo dell’intrattenimento. Giunti cerca di allargare in modo più deciso il suo perimetro alla narrativa che dovrà prevedere, tra l’altro, il rilancio della Bompiani, al momento in una posizione di stallo. Settore, quello della narrativa, che anche Marsilio, tornata di proprietà della famiglia De Michelis, vuole rafforzare con la chiamata di Chiara Valerio [da Rizzoli già era arrivato Ottavio Di Brizzi alla saggistica], mentre La nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi prende il largo a colpi di acquisizioni che hanno portato nella sua galassia la Oblomov di Igort e la Baldini & Castoldi [in arrivo, sempre da Rizzoli, Luca Ussia per la saggistica, ad affiancare Alberto Rollo che si occupa della narrativa]. Ma l’elemento da osservare con grande attenzione «non sono tanto le quote di mercato dei singoli editori, quanto la propensione alla lettura del Paese. La battaglia si gioca qui. Questa è la vera svolta da perseguire, l’unica in grado anche di cambiare la fisionomia del mercato». Una cosa è certa gli e-book non hanno sfondato e, qualunque esso sia, il futuro del libro resta saldamente ancorato al prodotto cartaceo.
  • Vacanze all’Insegna di Social & Tech – Booking.com ha diffuso i risultati di una ricerca svolta in 25 Paesi coinvolgendo 25mila persone. Ai partecipanti, si legge nel comunicato del sito specializzato nell’offerta di alloggi in tutto il mondo, è stato chiesto quale cosa farebbero prima di qualsiasi altra durante il primo giorno di vacanza, e dai risultati emerge che accanto alle principali azioni “tradizionali”, come disfare le valigie [63%], il campione ha menzionato «fare le foto più belle da postare sui social» [27% degli intervistati, con picchi fino al 37% nella fascia di età 18-34], «Controllare online le recensioni dei ristoranti locali» [26%], «Controllare le e-mail di lavoro» [10%].  Riguardo all’arco di tempo in cui i viaggiatori si dedicano a queste attività, i risultati dimostrano che il primo pensiero va alle foto per i social, alle e-mail di lavoro e al servizio in camera, rispetto ad altri aspetti più tradizionali della vacanza, come ad esempio il primo gelato e un bagno in piscina [il 47% delle persone si concede un peccato di gola nella prima ora e solo il 19% fa un tuffo in piscina, contro il 54% delle persone che fa foto, il 56% che controlla le e-mail e il 57% che ordina il servizio in camera, nello stesso lasso di tempo]. Per fortuna Oltre 1 su 10 [13%] si è innamorato il primo giorno. Almeno quello di “tradizionale”, con la classica “cotta estiva” è rimasto ancora attuale.
  • Professore, Sugli OTT ci Ripensi [Meglio] – Ruben Razzante, Docente di Diritto dell’ Informazione all’Università Cattolica di Milano e all’Università Lumsa di Roma, il cui curriculum è di eccellenza scivola su una buccia di banana, diciamo. Infatti su HuffPost Italia, partendo dalla richiesta di deroga dalle leggi antitrust fatta dagli editori statunitensi, analizza il complicato rapporto tra publisher e OTT per giungere alla conclusione che «Bisogna comunque riconoscere a Google e Facebook di avere recentemente cercato una maggiore cooperazione con i news media. Entrambi hanno fatto sapere di voler lavorare con gli editori per proteggere il giornalismo e perché siano trovate soluzioni di business “sostenibili”».  I caso sono due: o il professore è male informato, e questo sarebbe spiacevole oltre che sorprendente, oppure fa parte di quella lista di docenti al soldo del gigante di Mountain View. Professore ripensi con maggior attenzione alla sua analisi.
  • Influencer Marketing: i Tool Imperdibili – I tool sono una grande cosa, ma solo quando sono gestibili e portano reale vantaggio. Per questo scegliere quello giusto [così come l’influencer per una campagna] è un passaggio chiave. Ecco alcuni consigli per limitare gli errori: Canale: molti tool lavorano solo su alcune piattaforme [blog, Instagram, Twitter, ecc] ed è quindi fondamentale capire dove vogliamo lavorare lato campagna per selezionarlo. Inutile prendere un tool Youtube oriented se i miei progetti sono incentrati su Instagram. Nazione: attenzione a quelli non sviluppati lato Italia. Funzioneranno lo stesso, ma il rischio è che non siano performanti al massimo. Focus: vogliamo un tool per fare ricerche complesse di influencer o solo evidenziare quelli che solitamente operano attorno al brand o settore? Una bella differenza che incide sulla scelta. Gestione: molti tool sono veri CRM che vanno oltre le funzioni di ricerca. Un plus notevole, ma che incide spesso anche sul costo e che se non utilizzeremo forse è meglio evitare. Semplicità: i tool hanno il compito di rendere più facile l’approccio all’influencer marketing, ma ciò non significa che chiunque potrà metterci mano. Molti strumenti parlano di essere ready on, ma fidatevi, nella maggior parte dei casi funzionano bene quando sono in mano a professionisti. Lette le “avvertenze d’uso”, 19 tool per l’influencer marketing, alcuni noti altri forse meno. Enjoy!
  • I Molti Rischi dell’Avanzata dei Robot Giornalisti in Europa – L’ uso di robot giornalisti, dopo gli Stati Uniti, si estende anche in Europa. La Press association , agenzia leader nei contenuti per i media nel Regno Unito, ha lanciato l’ introduzione di questi reporter artificiali con il progetto Radar [Reporters and data and robots], finanziato con una donazione della multinazionale californiana Google. Punta a produrre ogni mese 30 mila articoli a costo minimo per giornali locali e online, che potrebbero così aumentare le pagine. a robotica è stata poi utilizzata anche per altri argomenti, restando però sempre lontano dal giornalismo di qualità. In più sono emersi alti rischi di fake news . Un caso clamoroso è capitato al grande quotidiano L os Angeles Times , che ha diffuso il panico annunciando un terremoto devastante nella zona di Santa Barbara: in realtà verificatosi nel 1925 e finito automaticamente sul sito online per un errore del collegamento tra l’ apparato robotico interno e un database esterno. Un esempio meno preoccupante, ma egualmente indicativo, conferma la difficoltà per i reporter artificiali di valutare e verificare le notizie. Accadde quando il giocatore di baseball italiano Alex Liddi esordì nella massima serie Usa. L’ apparato di super-robot e mega-database, usato per questo sport Usa molto ricco, sottovalutò la notizia perché risultava preceduto da vari italiani. Con una semplice verifica umana si sarebbe invece capito che tutti i predecessori erano arrivati in America da neonati o bambini. Quindi Liddi era il primo a provenire dal baseball italiano. I giornalisti in carne ed ossa del New York Times , quando lo vennero a sapere, diedero alla notizia il risalto negato da robot e database. [Da L’Economia del Corsera del 17/07, non disponibile online]. Insomma se sono questi i rischi dei robot-giornalisti forse sono minori delle centinaia di bufale diffuse, e nascoste sotto il tappeto, da tanti giornalisti in carne e ossa.
  • Scoppia la Bolla Snapchat: In Fumo 15 miliardi in 4 mesi – Nell’ultima settimana il titolo è sceso a 15 dollari per azione. Sotto il prezzo dell’Ipo [17 dollari]. Dai massimi ai minimi il mercato ha mandato in fumo ben 13 miliardi di dollari. Le valutazioni, che a ridosso del debutto in Borsa, erano chiaramente esagerate, si sono ridimensionate anche se restano decisamente elevate: la società oggi capitalizza circa 5 volte il patrimonio e oltre 34 volte i ricavi. Non è possibile avere una stima sul rapporto prezzo e utile per il semplice fatto che l’utile non c’è. La società è in perdita e ha chiuso il primo trimestre 2017 con un rosso “monstre”: 2,2 miliardi di dollari.  Chi investe o ha investito su Snapchat ha fatto una scommessa molto rischiosa puntando su una scuderia che potrebbe conquistare il podio con un’accelerazione record ma che al momento è ancora ferma ai box. Vale sotto il profilo economico-finanziario ma anche per quanto riguarda le strategie di presenza sui social, specie per brand e newsbrand italiani. È da un po’ che lo dico.
  • Coi Soldi di Google – Nei fatti, invece, Google – forse l’impresa più importante del mondo oggi, e più seguita e coperta dal giornalismo e dall’informazione – paga grandi e piccole testate giornalistiche, con una generosità ufficialmente a fondo perduto e con limitata verifica di spesa, che aiuta le suddette testate. Le quali ogni giorno scrivono di Google: che intanto ha appena regalato loro dei soldi [regalato, è diverso da “comprato spazi pubblicitari”, per esempio: benché anche quello sia spesso una forma di “corruzione”]. Spiega Luca Sofri che «Di certo, queste pratiche di creazione del consenso ricordano quelle delle multinazionali del tabacco, del petrolio o della farmaceutica. E la cosa, data la pervasività di Google, non è rassicurante». Direi che è superfluo aggiungere altro.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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