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Una sele­zione ragio­nata del­le noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, com­men­ta­te.

  • Per­ché Alcu­ni Gior­na­li Sono Miglio­ri degli Altri — Dena­ro e risor­se uma­ne sono ele­men­ti chia­ve per la pro­du­zio­ne di noti­zie di qua­li­tà, ma ave­re la qua­li­tà come mis­sio­ne gior­na­li­sti­ca ha la stes­sa impor­tan­za. Que­sto è uno dei risul­ta­ti di un nuo­vo stu­dio com­pa­ra­ti­vo svol­to su diver­si gior­na­li in Sve­zia e Sviz­ze­ra. La ricer­ca ha rive­la­to, ad esem­pio, che i gior­na­li che aspi­ra­no aper­ta­men­te a fare del gior­na­li­smo eccel­len­te ed eti­ca­men­te cor­ret­to sono giu­di­ca­ti come di qua­li­tà più alta rispet­to ai con­cor­ren­ti che, inve­ce, met­to­no al pri­mo posto i gua­da­gni o l’espansione del­le pro­prie audien­ce. La ricer­ca di volu­me ver­sus quel­la di valo­re. Non ci vuo­le mol­to a capi­re qua­le sia meglio. È da un po’ che pro­via­mo a dir­lo, anche, da que­sti spa­zi.
  • Neu­ro­mar­ke­ting: Ti Vedo, Ti Ascol­to, Capi­sco le tue Emo­zio­ni — Solo qual­che set­ti­ma­na fa, ad esem­pio, l’agenzia di ana­li­si CB Insight, ha dato un’occhiata alle doman­de di bre­vet­to che Face­book ha depo­si­ta­to dal 2015 a mag­gio di quest’anno, facen­do emer­ge­re quan­to Zuc­ker­berg e soci stia­no pun­tan­do mol­to su que­sto tipo di tec­no­lo­gie: uno di que­sti soft­ware, per esem­pio, può rac­co­glie­re dati dal­la tastie­ra oppu­re dal mou­se e dagli scher­mi touch dedu­cen­do­ne le emo­zio­ni di chi scri­ve in base alla velo­ci­tà di bat­ti­tu­ra, l’intensità del­la pres­sio­ne eser­ci­ta­ta sui tasti o il sem­pli­ce movi­men­to [uti­liz­zan­do l’accelerometro del tele­fo­no]. Que­sti tipi di soft­ware non sono una novi­tà. Il mer­ca­to del­le tec­no­lo­gie lega­te al rile­va­men­to e rico­no­sci­men­to del­le emo­zio­ni, secon­do le pre­vi­sio­ni dell’agenzia Kbv Research, cre­sce­rà a livel­lo glo­ba­le al rit­mo del 27,4% l’anno rag­giun­gen­do i 29,2 miliar­di di dol­la­ri nel 2022. Ma il vero valo­re di que­ste tec­no­lo­gie è costi­tui­to dai dati che pos­so­no gene­ra­re e memo­riz­za­re.  Come al soli­to tut­te que­ste inno­va­zio­ni, ci assi­cu­ra­no i gigan­ti del­la tec­no­lo­gia, ser­vo­no per donar­ci nuo­vi ser­vi­zi mera­vi­glio­si, gra­tui­ti, pen­sa­ti pro­prio per noi, e segna­lar­ci nel momen­to giu­sto i pro­dot­ti giu­sti da com­pra­re. Rileg­gen­do Asi­mov è evi­den­te che non vole­va affat­to met­ter­ci in guar­dia ver­so l’evoluzione del­la tec­no­lo­gia, ma ver­so la nostra acri­ti­ca fidu­cia nel­la sua infal­li­bi­li­tà. Otti­mo arti­co­lo, come d’abitudine, del nostro Lelio Simi per Pagina99.
  • I Segre­ti del Suc­ces­so di Die Zeit — Tira­tu­ra supe­rio­re alle 510 mila copie, di cui 330 mila ven­du­te in abbo­na­men­to. Let­to­ri sti­ma­ti: 2.4 milio­ni. I nume­ri, in con­ti­nua cre­sci­ta, descri­vo­no il suc­ces­so del Die Zeit, set­ti­ma­na­le tede­sco di poli­ti­ca, cul­tu­ra, socie­tà. Una voce libe­ral [nel sen­so più ame­ri­ca­no del ter­mi­ne] gra­di­ta agli intel­let­tua­li tede­schi, indi­pen­den­te­men­te dal­lo schie­ra­men­to poli­ti­co, dal­la loro età e dal­la loro estra­zio­ne socia­le. In un’epoca in cui si ten­de a far col­li­ma­re la cri­si del busi­ness edi­to­ria­le con una più gene­ra­le cri­si del­la cre­di­bi­li­tà del gior­na­li­smo, Die Zeit ha tro­va­to la ricet­ta giu­sta per bat­te­re entram­be e sal­va­guar­da­re il pro­prio con­tri­bu­to alla for­ma­zio­ne di un’opinione pub­bli­ca cul­tu­ral­men­te pre­pa­ra­ta. Ci rie­sce con una stra­te­gia che abbrac­cia il digi­ta­le fin da tem­pi non sospet­ti. Il sito Zei­tOn­li­ne, 10,64 milio­ni di uten­ti uni­ci al mese, ha appe­na com­piu­to 20 anni e inte­gra un pay­wall leg­ge­ro: la mag­gior par­te degli arti­co­li van­no in rete pochi gior­ni dopo la pub­bli­ca­zio­ne su car­ta, a vol­te il gior­no stes­so. Qua­si sem­pre si pos­so­no leg­ge­re gra­tui­ta­men­te, pre­via regi­stra­zio­ne. Spes­so fini­sco­no per diven­ta­re vira­li sui social, garan­ten­do una coper­tu­ra anco­ra mag­gio­re per tut­to il cor­so del­la set­ti­ma­na. Gli abbo­na­men­ti spo­sa­no car­ta e digi­ta­le, con un approc­cio lon­ta­nis­si­mo da cer­ti anta­go­ni­smi ana­cro­ni­sti­ci di cui anco­ra si vaneg­gia alle nostre lati­tu­di­ni. Tut­to sen­za mai rinun­cia­re alla qua­li­tà dei con­te­nu­ti, sen­za gat­ti­ni e video trash in home­pa­ge; anzi, assu­men­do sem­pre più redat­to­ri, gene­ral­men­te under 30, per man­te­ne­re una Welt­an­schauung che non sia solo quel­la dell’intellighenzia già affer­ma­ta. Model­li di gior­na­li­smo — e di busi­ness — da impor­ta­re in Ita­lia al più pre­sto.
  • Tec­no­lo­gia e Digi­ta­le: Cam­bia­re per Rivo­lu­zio­na­re la Comu­ni­ca­zio­ne — Lo stu­dio “La rivo­lu­zio­ne digi­ta­le nel­la comu­ni­ca­zio­ne per la com­pe­ti­ti­vi­tà del­le impre­se e la sfi­da per i CEO” nasce per for­ni­re una pro­spet­ti­va nuo­va sul ruo­lo del­la comu­ni­ca­zio­ne digi­ta­le e sul suo poten­zia­le nell’accelerare la digi­ta­liz­za­zio­ne del­le impre­se ita­lia­ne, al fine di miglio­rar­ne le per­for­man­ce eco­no­mi­co-finan­zia­rie e raf­for­zar­ne la ompe­ti­ti­vi­tà a livel­lo inter­na­zio­na­le. La rapi­di­tà con cui le tec­no­lo­gie si dif­fon­do­no e la loro per­va­si­vi­tà nel­la vita quo­ti­dia­na sono due tra gli ele­men­ti che defi­ni­sco­no il tem­po che stia­mo viven­do. Que­sto ha un impat­to enor­me sul­la­co­mu­ni­ca­zio­ne che cam­bia e diven­ta più velo­ce, bidi­re­zio­na­le. La comu­ni­ca­zio­ne diven­ta, quin­di, sem­pre più rile­van­te e cen­tra­le per il suc­ces­so com­pe­ti­ti­vo del­le impre­se, in quan­to ha un for­te impat­to sul posi­zio­na­men­to del brand, sul­la brand repu­ta­tion e brand iden­ti­ty, ele­men­ti a loro vol­ta vita­li per i con­ti eco­no­mi­ci del­le impre­se. Chi met­te­rà al cen­tro del­le pro­prie stra­te­gie la comu­ni­ca­zio­ne, risul­te­rà vin­cen­te. In que­sto con­te­sto, ogni azien­da deve diven­ta­re una media com­pa­ny, cioè pro­ta­go­ni­sta del­la rivo­lu­zio­ne digi­ta­le del­la comu­ni­ca­zio­ne, modi­fi­can­do la rela­zio­ne con i con­su­ma­to­ri, facen­do leva sul­la pos­si­bi­li­tà di una inte­ra­zio­ne con­ti­nua e bidi­re­zio­na­le, che con­sen­te di offri­re al con­su­ma­to­re un’esperienza con­ti­nua­ti­va e coe­ren­te all’interno dell’intero custo­mer jour­ney. Trop­po spes­so il digi­ta­le è sta­to con­si­de­ra­to un vesti­to da met­te­re sopra azien­de che riman­go­no ugua­li a se stes­se. No, non basta!
  • Map­pa dell’Editoria in Ita­lia — La map­pa dell’editoria ita­lia­na mostra la dimen­sio­ne indu­stria­le di un set­to­re che rap­pre­sen­ta la pri­ma indu­stria cul­tu­ra­le del Pae­se: che si pro­iet­ta sem­pre più sui mer­ca­ti inter­na­zio­na­li, si inno­va nei pro­dot­ti, nel­le solu­zio­ni tec­no­lo­gi­che, pro­du­ce mon­di nar­ra­ti­vi che sono il pri­mo anel­lo del­la cate­na del valo­re di altre indu­strie cul­tu­ra­li e si fa cari­co di allar­ga­re il  mer­ca­to del­la let­tu­ra. Per que­sta edi­zio­ne, l’ottava, anche la map­pa è cam­bia­ta: nell’info­gra­fi­ca [in cui sono rap­pre­sen­ta­te le quo­te di con­trol­lo], nel­la sca­la [da 414 edi­to­ri e mar­chi rap­pre­sen­ta­ti in pre­ce­den­za agli oltre 600 attua­li]. Si trat­ta, cer­to, di una «rap­pre­sen­ta­zio­ne sem­pli­fi­ca­ta», scel­ta in qual­che modo ine­vi­ta­bi­le per ragio­ni tec­ni­che. E inclu­de poco più del 50% del­le 1.193 case edi­tri­ci ita­lia­ne che pub­bli­ca­no più di 10 tito­li all’anno. Ma for­ni­sce in ogni caso una buo­na appros­si­ma­zio­ne del pano­ra­ma nel qua­le ope­ria­mo. Con­cen­tra­zio­ni di sape­re che invei­ta­bil­men­te diven­go­no, anche, con­cen­tra­zio­ni di pote­re.
  • The Cut, il Media del New York Maga­zi­ne che sta Rivo­lu­zio­nan­do l’Editoria Fem­mi­ni­le — Inter­vi­sta a  tut­to cam­po a Stel­la Bug­bee, diret­tri­ce di The Cut, in cui par­la del suo model­lo, e di gior­na­li del futu­ro, spie­gan­do che «Non copria­mo ogni sin­go­la noti­zia, copria­mo solo quel­le che sem­bra­no inte­res­sa­re alla nostra let­tri­ce». Con­clu­den­do che quan­do pen­sa al gior­na­le del futu­ro, è con­vin­ta che non trop­po in là nel tem­po leg­ge­re­mo tut­to onli­ne e che la car­ta rimar­rà un’esperienza «lus­suo­sa e bel­lis­si­ma» per colo­ro che la ricer­ca­no, men­tre la vera bat­ta­glia di que­sto mestie­re è quel­la sul con­te­nu­to digi­ta­le, anche e soprat­tut­to in tut­ti quei cam­pi del fem­mi­ni­le che van­no dal­la moda al beau­ty. E se la moda sta attra­ver­san­do un momen­to nien­te affat­to faci­le, con la cri­si del model­lo del­le sfi­la­te e l’avvento del fast fashion, «sareb­be una ver­go­gna se tut­to si tra­sfor­mas­se in “con­te­nu­to spon­so­riz­za­to”. Insom­ma, è ora che l’editoria pas­si dal mar­chet­ting al mar­ke­ting, con buo­na pace di chi si sca­glia con­tro le bri­cio­le date ai “web influen­cer”, pour cau­se, natu­ral­men­te.
  • RCS Media­group Sem­pre Più Con­cen­tra­ta sul­la Car­ta  — Secon­do le paro­le di Urba­no Cai­ro, dopo un 1° tri­me­stre con Ebit­da oltre i 3 milio­ni. «La ricer­ca di effi­cien­za sta dan­do risul­ta­ti, ma dob­bia­mo con­ti­nua­re a lavo­ra­re, arric­chen­do l’offerta e dan­do novi­tà ai let­to­ri – ha spie­ga­to -. Cre­do mol­to nel web ed è giu­sto fare inve­sti­men­ti in que­sta dire­zio­ne, ma pen­so anche che se l’85% del fat­tu­ra­to deri­va dal­la car­ta stam­pa­ta biso­gna pun­ta­re sul core busi­ness. Il pay wall del Cor­rie­re sta dan­do buo­ni risul­ta­ti, ma non è la solu­zio­ne defi­ni­ti­va; pen­so a ope­ra­to­ri come Axel Sprin­ger che oltre a esse­re un edi­to­re di car­ta e web ha acqui­sta­to azien­de del web, tra cui por­ta­li ver­ti­ca­li: quel­la è la stra­da. RCS intro­dur­rà una novi­tà in Ita­lia: lo scrol­ling infi­ni­to per la visio­ne di tut­te le noti­zie, già pre­sen­te in Spa­gna. In meno di un anno abbia­mo rilan­cia­to: L’Economia [rac­col­ta adv da mar­zo a luglio +30%], Io don­na, 7 [che ha avu­to un rad­dop­pio dei rica­vi adv], La let­tu­ra [che la dome­ni­ca ven­de 80 mila copie], Oggi con Oggi Cuci­no e Oggi Enig­mi­sti­ca [il pri­mo nume­ro ha ven­du­to 60 mila copie]». Per il futu­ro pros­si­mo ven­tu­ro le novi­tà più immi­nen­ti riguar­da­no la Gaz­zet­ta del­lo Sport. «Da set­tem­bre ci sarà un alle­ga­to di 48 pagi­ne la dome­ni­ca, rifa­re­mo Sport Week e pro­se­gui­re­mo con il maxi for­ma­to per even­ti spe­cia­li e con gli spe­cia­li geo­lo­ca­liz­za­ti che han­no dato sod­di­sfa­zio­ne». Non ave­va­mo dub­bi su qua­le sareb­be sta­ta l’ impo­sta­zio­ne di Cai­ro. AUGURI!

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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