Lo Stato di Media & Giornalisti in 9 Chart

Dalla Relazione Agcom 2017 presentata ieri abbiamo estratto gli aspetti emergenti per quanto riguarda i media, con un focus particolare sui giornali ma non solo, e il mestiere di giornalista. Una fotografia molto precisa della situazione nel nostro Paese, con i dati come d’abitudine.

Fatto 100 i ricavi del settore delle comunicazioni nel suo assieme – che si compone di telecomunicazioni, media e servizi postali – il 59% delle revenues è per gli operatori delle telecomunicazioni. Settore che, a conferma dell’avanzata inarrestabile del mobile, nel 2016 ha visto il sorpasso dei ricavi da rete mobile su quelli da rete fissa. Continuano a contrarsi i ricavi da tradizionali servizi voce [-7,6%], ma crescono le risorse derivanti dai servizi dati [+5,6%].

Il settore delle comunicazione nel 2016 pesava il 3.2% del PIL del nostro Paese, esattamente la stessa incidenza del 2015. L’infografica sottostante consente di dare un primo sguardo d’assieme alla composizione dei diversi segmenti del settore delle comunicazioni e verificarne le dinamiche complessive.

 

La rilevanza che Internet ha assunto nella vita quotidiana trova ampia conferma in quanto l’accesso alla rete è ritenuto un servizio indispensabile da oltre il 90% della popolazione, più dei servizi di comunicazione tradizionali, come i servizi di telefonia vocale, ritenuti indispensabili dall’86% della popolazione. Il solo fattore generazionale non spiega completamente il gap che l’Italia mostra, rispetto ad altri Paesi dell’Europa, nella penetrazione e diffusione tra la popolazione dei più moderni strumenti di comunicazione. Dalle analisi condotte, infatti, si evince che le caratteristiche legate alla conoscenza, misurate dal livello di istruzione, producono un significativo impatto sulla diffusione della “cultura digitale”; in altri termini, a parità di classe di età, un più elevato livello di conoscenza aumenta la probabilità di un maggior uso delle tecnologie digitali, con buon a pace di coloro che per anni hanno sostenuto che il problema fosse della carenza di infrastrutture.

In specifico riferimento a l’evoluzione dei media e la “rivoluzione digitale”, l’Autorità analizza l’offerta informativa, sia sotto il profilo delle imprese editoriali, verificando le fonti di finanziamento dell’informazione e gli assetti di mercato, sia sotto il profilo della produzione informativa, analizzando l’evoluzione della professione giornalistica e delle diverse determinanti dell’informazione. Analogamente, è stata esaminata la domanda di informazione per rilevare l’evoluzione delle modalità di fruizione della stessa da parte dei cittadini e le relative implicazioni.

Dalle analisi svolte si riscontra come l’evoluzione tecnologica degli ultimi anni abbia esaltato alcune caratteristiche del bene informazione tra cui, in particolare, la non rivalità e la non escludibilità nel relativo consumo, con l’effetto di aggravare i problemi di finanziamento dell’informazione. Al riguardo, si evidenzia che, aumentando l’offerta gratuita dell’informazione e riducendosi contestualmente la disponibilità a pagare dei consumatori, la componente
pubblicitaria assume sempre più rilevanza tra le fonti di finanziamento dei mezzi di comunicazione, tanto da rappresentare circa la metà delle risorse complessive del sistema dell’informazione, come mostra il grafico sottostante.

Analizzando nel dettaglio i singoli mezzi, la televisione rappresenta il settore che ha affrontato meglio la crisi, mentre si è assistito ad un declino strutturale nel comparto dei quotidiani e dei periodici, con una riduzione importante dei ricavi pubblicitari. Al contrario, la pubblicità online è cresciuta, soprattutto nella componente attribuibile alle piattaforme digitali [come i motori di ricerca e i social network]. In particolare, nell’ultimo anno, mentre quotidiani e periodici continuano a veder ridursi le proprie risorse [calo che supera il 6%], la radio registra un modesto aumento [+0.8%], la televisione torna a crescere [di quasi il 7%], mentre la componente online continua a crescere a due cifre [di quasi il 15%].

La Televisione

All’interno del sistema dell’informazione, la televisione riveste storicamente un ruolo di primaria importanza. La rilevanza della Tv è ascrivibile, in primo luogo, alla massa di fruitori – non ancora raggiunta da nessun altro dei media – che accedono al mezzo attraverso le varie piattaforme  – digitale terrestre, tuttora la più diffusa, satellite e web – e i diversi dispositivi  – dai televisori tradizionali con decoder digitale terrestre e satellitare alle smart Tv e altri device dotati di connessione a Internet- e che utilizzano lo stesso anche allo scopo di informarsi, sebbene i contenuti informativi rappresentino soltanto una parte dell’offerta proposta. Al riguardo, dal punto di vista dell’informazione prodotta, si riscontra che la quota parte di giornalisti italiani impiegati nel comparto televisivo è pari a poco più della metà della porzione di giornalisti assorbita dalle testate quotidiane, unico mezzo a veicolare contenuti quasi interamente dedicati all’informazione.

Una porzione ancora minoritaria di operatori comprende i fornitori di servizi di media audiovisivi soltanto online offerti a pagamento, che hanno fatto il loro ingresso nel settore più di recente. Tra questi si annovera anche Netflix, che a livello internazionale ha da poco superato i 100 milioni di abbonati e che in Italia è presente dalla fine del 2015,
registrando alcune centinaia di migliaia di fruitori.

La composizione dei ricavi afferenti al mezzo televisivo rispecchia quella tipica del sistema dell’informazione italiano,
con la raccolta pubblicitaria che rappresenta la principale fonte di finanziamento [oltre il 40% del totale, pari a circa 3,5 miliardi di euro, riconducibili per il 90% alla Tv in chiaro], seguita dalla vendita di offerte televisive [36% dei ricavi complessivi], che nel 2016 diminuisce la propria incidenza sul totale di quasi 2 punti percentuali, in favore dei fondi pubblici [ossia, il canone per il servizio pubblico televisivo, le convenzioni con soggetti pubblici e le provvidenze pubbliche erogate alle emittenti]. Questi ultimi costituiscono un’ulteriore e rilevante fonte di introiti per il settore [pesando sul totale per il 23%].

Sotto il profilo degli ascolti, considerando sia la Tv in chiaro sia la Tv a pagamento, l’andamento registrato dal 1990 al 2016 rivela, per un verso, come RAI e Mediaset raggiungano da sempre quote ampiamente superiori a qualsiasi altro operatore del settore [congiuntamente la quota dei due gruppi è ancora superiore ai due terzi]. Per altro verso, il grafico sottostante evidenzia nel tempo una contrazione delle audience delle TV generaliste e una crescita degli altri operatori, con offerte prevalentemente tematiche o semi-generaliste, tanto che nel 2016 la quota complessiva attribuibile a questi ultimi è pari al 32%.

Con specifico riferimento ai contenuti televisivi a carattere informativo, se si concentra l’analisi sull’ascolto dei principali Tg, si conferma ancora una volta la preminenza di RAI e Mediaset. Il TG1 e il TG5, infatti, anche nel 2016 risultano i più seguiti in entrambe le edizioni del giorno e della sera, arrivando a raggiungere oltre 5 milioni di ascoltatori nel giorno medio (24% di share) nel caso dell’edizione serale del TG1. Tra i telegiornali più apprezzati dal pubblico figura anche il TGR, testata a carattere locale del canale nazionale Raitre, che nel 2016, con riferimento all’edizione del giorno arriva a raggiungere quasi 2,4 milioni di ascoltatori medi. Infine, si conferma l’importanza assunta dal TG di La7, che nell’edizione serale ha superato i telegiornali di Rete 4 e Italia 1.

La Radio

La radio rappresenta, dopo la televisione, il secondo mezzo in termini di accesso, con una penetrazione pari al 52% della popolazione nel giorno medio e dell’88% nella settimana media [fonte: Eurisko 2016]. I contenuti radiofonici continuano a essere accessibili gratuitamente dagli ascoltatori e, di conseguenza, la raccolta pubblicitaria rappresenta la forma di finanziamento prevalente, con un’incidenza pari a quasi l’80% dei ricavi, più di quattro volte superiore alla seconda fonte di finanziamento, ossia il canone destinato a finanziare il servizio pubblico.

Una delle caratteristiche che rendono peculiare la fruizione della radio è la ricezione in mobilità; tale caratteristica, già presente nelle trasmissioni analogiche, si arricchisce con l’affermarsi di tecnologie e strumenti innovativi. La transizione al digitale [ancora in fieri per quanto riguarda le trasmissioni in tecnica digitale DAB+ e DMB, ma già
consolidata per quanto concerne la ritrasmissione sul web] non ha comportato radicali mutamenti nei contenuti, anche se la distribuzione su nuove piattaforme ha consentito una più ampia articolazione dell’offerta [contenuti video associati alle trasmissioni radiofoniche e proposte ad hoc e on demand su Internet].

Un’altra caratteristica specifica della radio è il fatto che la sua fruizione è distinta ma complementare a quella degli altri mezzi, sia nel senso di essere fruita congiuntamente, sia in quanto l’ascolto avviene in momenti e luoghi  – quali gli spostamenti in automobile- in cui l’uso di altri mezzi, come quello televisivo, non è possibile. Al riguardo, si segnala che il livello di ascolto della radio raggiunge percentuali maggiori quando la televisione si attesta su quote di audience marginali.

Quotidiani

Data la forte riduzione dei ricavi pubblicitari, si assiste a un arretramento dell’incidenza dei ricavi da pubblicità nella stampa, così che gli introiti derivanti dagli utenti rappresentano la fonte di finanziamento prevalente, ma sono anche questi comunque in calo. Ciò nonostante vi sia un sempre minore accesso a questo mezzo informativo da parte della popolazione italiana, come appare  evidente considerando l’esposizione ai quotidiani che, nel giorno medio, è pari a circa il 28% e, nella settimana media non raggiunge il 50% [49.2%].

Occorre evidenziare come gli editori incontrino difficoltà a valorizzare il prodotto tradizionale nel mondo digitale: difatti le copie digitali, che costituiscono circa il 12% del totale delle copie vendute, rappresentano invece solo il 6% dei ricavi da vendita di copie, dal momento che il rapporto tra ricavo medio unitario per copia digitale e cartacea risulta ancora molto basso e pari a 0.42.

Nonostante il settore sia quello più colpito dalla crisi, sotto il profilo della produzione informativa, l’editoria quotidiana rimane il settore di riferimento, specie a livello locale.

Alla luce dell’analisi meramente quantitativa delle tirature nette, estrapolate dalle dichiarazioni trasmesse all’Autorità ai sensi della delibera n. 163/16/CONS, a valle dell’operazione di incorporazione di Itedi, il GEDI avrebbe una quota, riferibile al 2016, pari al 19.88%. È da rilevare che tali quote assumono sempre meno valore alla luce dell’evoluzione digitale e possono addirittura fornire segnali non corretti, non potendo più essere considerate un indicatore di per sé significativo.

Giornalisti & Giornalismo

Lavorare per un periodico o per un quotidiano – nella versione cartacea e/o online –  è l’attività più frequente per il giornalista italiano [rispettivamente, per il 42,8% e il 41,7%]. Inoltre, nei quotidiani a stampa il giornalista risulta essere ancora prevalentemente un lavoratore dipendente, mentre sui nuovi mezzi informativi, quali le testate online, i giornalisti lavorano più frequentemente attraverso accordi di tipo occasionale [70%].

Da un lato, si registra l’invecchiamento della popolazione giornalistica con un divario generazionale e di genere importante, con profonde e strutturali differenze tra insider [prevalentemente dipendenti, uomini, sopra i 45 anni di età] e outsider [prevalentemente donne, lavoratrici e lavoratori autonome/i e parasubordinati, giovani] al mondo della professione, e, dall’altro, la precarizzazione e parcellizzazione del lavoro, con una parte crescente e ormai maggioritaria di giornalisti che esercita la professione in modo non prevalente ed esclusivo, a causa di fenomeni di precariato.

La distribuzione dei giornalisti per mezzo evidenzia il ruolo ancora centrale dell’editoria, come anticipato, nella produzione di informazione, data la sua natura specifica. Lavorare per un periodico o per un quotidiano  – nella versione cartacea e/o online – è l’attività più frequente per il giornalista italiano [rispettivamente, 44% e 42%]. Dopo i canali televisivi e le testate online [dove lavorano, in entrambi i casi, il 23% dei soggetti], l’assorbimento lavorativo dei giornalisti italiani è dovuto anche agli uffici stampa e alla comunicazione aziendale [18%]. Seguono a grande distanza gli altri mezzi [radio], a minor specializzazione informativa, e le agenzie e i service editoriali, dove lavora circa l’8% dei giornalisti.

Per i giornalisti italiani, l’uso degli strumenti online più comune continua ad essere quello di reperire informazioni [70%], seguito da un insieme di attività mediamente più “passive”, cioè il monitoraggio delle discussioni online [52%] e quello delle attività di soggetti di interesse [41%], azioni entrambe in netta diminuzione rispetto alla precedente rilevazione dell’Autorità. Se ne può desumere che i giornalisti italiani abbiano iniziato a far proprie alcune delle più comuni pratiche del web partecipativo, anche se in un’accezione di light engagement nei confronti del pubblico, soprattutto se si confrontano altre realtà internazionali.

Infine, la precarizzazione ha comportato una riduzione dei redditi derivanti da attività giornalistica: la maggior parte dei giornalisti, infatti, ha oggi redditi inferiori a 20.000 euro [solo il 23% degli autonomi e il 17% dei parasubordinati supera questa soglia], con una distribuzione differenziata tra i vari mezzi.

 

Internet [Pubblicità Online]

L’analisi degli assetti nazionali del settore della raccolta di pubblicità online evidenzia, in analogia a quanto osservato nel contesto internazionale, la stabile presenza di importanti player internazionali che gestiscono diverse piattaforme di intermediazione pubblicitaria e sono verticalmente integrati su tutta ovvero in alcuni segmenti della filiera di Internet, quali Google e Facebook.

Nel dettaglio, per Facebook, che si colloca al secondo posto, si registra un deciso incremento dei ricavi previsionali per il 2016 ed un conseguente assottigliamento del distacco rispetto a Google che, oltre a mantenere il proprio primato, presenta una dinamica crescente dei ricavi sia in valori assoluti che in quote di mercato. In terza posizione, si riscontra la presenza di Italiaonline che, nel 2016, registra una contrazione della propria quota pubblicitaria.

Pertanto, il crescente grado di concentrazione del settore pubblicitario a livello nazionale, con Google e Facebook che congiuntamente detengono ben oltre il 50% dei ricavi netti previsionali da pubblicità online, ossia del valore calcolato al netto della quota retrocessa ai proprietari dei siti web/applicazioni. Considerando, invece, i ricavi da pubblicità lordi, ossia del totale del fatturato gestito, si osserva come Facebook e Google abbiano raggiunto i 2/3 circa del valore complessivo stimato del mercato.

Altrettanto significativa, a fronte della concentrazione dei ricavi a favore dei soggetti presenti nelle prime posizioni della graduatoria, è la riduzione delle risorse pubblicitarie realizzate dalla restante parte del mercato e, in particolare, della componente editoriale attiva anche sui media tradizionali. Nel periodo 2012-2016 si osserva una drastica riduzione del peso di questa componente del mercato.

Passando appunto all’analisi dal lato degli utenti, l’esame del ranking dei principali operatori per utenti unici nel mondo riferito al mese di febbraio 2017 evidenzia la presenza nelle prime quattro posizioni le prime posizioni  dei grandi operatori della web economy mondiale: in particolare, Google resta stabile al primo posto con il 96% degli utenti che navigano in Internet, seguito da Facebook, Microsoft e Amazon, che raggiungono, rispettivamente, l’86%, il 71% e il 62% degli italiani che fruiscono del mezzo. Relativamente agli operatori nazionali, si rileva l’incrementodella posizione nel ranking di Arnoldo Mondadori editore, che sale in sesta posizione, a seguito dell’acquisizione di Banzai, la contrazione del peso per contatti realizzati di Italiaonline che perde una posizione, nonché l’inalterata o lieve ascesa della capacità dei restanti soggetti di attrarre audience.

Spostando l’attenzione sulla dinamica degli utenti che hanno fruito del mezzo attraverso device mobili, accanto all’evoluzione crescente degli utenti unici per tutti gli operatori rappresentati, la capacità delle piattaforme sia di tipo orizzontale [search, social network, portali],  sia di tipo verticale [e-commerce], di attrarre l’attenzione dell’utenza per un tempo medio mensile per persona in costante aumento. In particolare, spicca l’importanza di Facebook rispetto agli altri operatori sia in termini di utenti unici, sia soprattutto considerando il tempo medio mensile di navigazione dedicato alla fruizione dei servizi offerti dallo stesso.

Come sempre si consiglia caldamente di leggere con la dovuta calma il documento integrale che offre davvero moltissimi dati e spunti di riflessione. Buon lavoro.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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