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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • Giornali di Partito. Finanziamenti & Fallimenti – Dal 2003 al 2015 238 milioni di euro sono finiti nelle casse di varie testate [19 per la precisione] di diversi partiti e “partitelli”. In cima alla classifica il quotidiano fondato da Gramsci, che dal 2003 al 2015 ha ricevuto 62 milioni di euro. Sul secondo gradino del podio La Padania, con 38 milioni di euro, e subito dietro Europa con 32 milioni di euro. L’elemento forse più interessante però, strettamente collegato all’aspetto economico, e che quasi tutti questi 19 giornali sono, come L’Unità, falliti. L’80% di essi infatti sono ad oggi chiusi, solo il 10% rimane attivo in forma cartacea [La Discussione e Zukunft in Südtirol], e solamente un 5% in una versione online [Secolo d’Italia]. Ora arriva lo stop ai finanziamenti erogati a «imprese editrici di organi di informazione dei partiti, dei movimenti politici e sindacali» secondo le nuove regole per il finanziamento all’ editoria, pubblicate dal governo a Maggio. Perché mai dovrebbero funzionare i giornali di partito, veri o finti, quando non funzionano i partiti? La verità è che per anni sono stati caricati di costi impropri. Politici assunti come giornalisti, amministrativi a volontà, e via elencando. Errori che oggi si pagano in blocco.
  • La TV Generalista è Sempre più Anywhere & Anytime [e freemium] – Dicono che la pay tv classica [fatta di abbonamenti vincolanti, canali lineari e costi elevati] abbia il fiato corto, a fronte delle molte offerte più «leggere» che viaggiano in Rete [Netflix e gli OTT]. Così, il contenuto, localmente prodotto, «caldo» e spesso in diretta, è ancora una volta la chiave per il successo. Una mole di contenuto realizzato in Italia [anche se spesso basato su format internazionali] pronto per approdare nel mondo digitale: il nuovo servizio «Mediaset Play» [attivo, però, solo dal 2018!] consentirà, seppure in ritardo, una fruizione «anywhere» [tv, tablet, telefonini] e «anytime» tutto on-demand, consentendo di passare facilmente dal «tutto gratuito» [pubblicità inclusa] a progressivi livelli di pagamento [per i contenuti pregiati], sul modello «freemium» [in parte free e in parte pay]. A Cologno si pensa insomma sempre più a una «Spotify della tv» che alla «vecchia» [e mai decollata] Mediaset Premium. Intanto i giornali si ostinano a voler vedere per forza di cose il prodotto completo, il quotidiano nella sua interezza. AUGURI!
  • Le Figaro e Le Monde si Alleano Contro la “GAFA” –  Sono i due grandi quotidiani nazionali – Le Figaro che fa capo al gruppo aeronautico Dassault e Le Monde controllato dal terzetto di finanzieri e tycoon BNP [Bergé-Niel-Pigasse] a mettere insieme le proprie concessionarie pubblicitarie che operano nel segmento del web-advertising, la raccolta pubblicitaria online con l’ obiettivo di contenere lo strapotere commerciale dei colossi americani, Google-Apple-Facebook- Amazon [Gafa], che ormai coprono quasi il 70% del mercato. I dati di partenza autorizzano un certo ottimismo: sommando i visitatori unici dei siti di Le Monde e del Figaro si arriva alla bella cifra di 35 milioni di lettori digitali al mese, appena un milione in meno di quelli di Microsoft, e non distanti dai 40 milioni di Facebook e i 44 milioni di Google. In più, si tratta di lettori diversi, meno erratici dei visitatori dei siti dei Gafa, più fedeli in qualche modo alla testata, abituati a cercare le notizie sulle piattaforme dei due quotidiani. Come se in Italia fossero il Corriere della Sera e La Repubblica a voler egemonizzare il mercato dell’ online.
  • Google-Facebook: In italia Pubblicità Oltre Quota 2 Miliardi – L’ accoppiata, in Italia, si sta consolidando in maniera significativa, al punto che ormai Google è il secondo media in termini pubblicitari dopo Mediaset [2.16 miliardi nel 2016, per una quota di mercato complessiva vicina al 34%] e vale quasi quanto tutti gli altri network televisivi nazionali [Rai, Sky, Discovery e La7]. Il tutto ovviamente a fronte di bilanci che non raccontano questo boom impetuoso: perché l’ ultimo documento contabile disponibile, quello relativo all’ esercizio 2015, fa riferimento a un giro d’ affari di 65.5 milioni e un ebitda di 9,24 milioni. Nulla rispetto al reale valore dei volumi incamerati dal big americano. E se Google viaggia ben oltre la soglia degli 1.6 miliardi, Facebook continua a macinare percentuali di crescita esplosive. Quest’ anno, infatti, dovrebbe chiudere con una raccolta in aumento di oltre il 40%: nessun altro player ottiene questo risultato. Il totale degli spot che saranno incassati dal progetto sviluppato da Mark Zuckerberg ammonterà ad almeno 430-440 milioni. Il saldo complessivo tra il motore di ricerca più famoso al mondo e il social network più diffuso su scala globale supererà abbondantemente i 2 miliardi di raccolta. I publisher italiani a più riprese chiedono, per ora senza ottenere risposte concrete, la collaborazione di Google e Facebook, dai quali prendono solamente il contentino di finanziamento a progetti improbabili.
  • Il Corriere Diventa Giornale “Pop” – Il Foglio, che anche durante l’OPA di Cairo si è dimostrato “ben informato sui fatti”, descrive le probabili evoluzioni del quotidiano di Via Solferino. Il Corriere della Sera, appunto, diventa il giornale popolare e dopo l’operazione 7 con Joe Servegnini al comando, ecco che Cairo già medita di mettere Sandro Mayer al capo delle cronache e sondare la disponibilità di Maria De Filippi, per – va da sé – la direzione di via Solferino. Fontana, l’attuale direttore, tenta di scongiurare in extremis e cerca in tutti i modi di rinfrescare il Corriere prima che la mannaia di Cairo faccia piazza pulita su tutto. Licenzia Francesco Giavazzi & Giovanni Alesina, cestina le loro mappazze, e li sostituisce con Diaco e Klaus Davi. E però niente. Non basta. Se effettivamente, sotto la guida della De Filippi, il Corsera da giornale della borghesia “illuminata” – milanese – diventerà un giornale popolare, magari, come si sussurra, scendendo ad un euro, ilm nostro Paese avrà perso un pezzo importante dell’informazione e, secondo me, la morte dei giornali generalisti si approssimerà con maggior rapidità. Sigh!
  • Le Pubblicità Sexy e Ammiccanti NON Funzionano – Le pubblicità sexy e ammiccanti fanno vendere di più. O, almeno, così si dice… Invece sembra che non sia vero: a smentire quella che ormai può essere considerata una credenza popolare è uno studio condotto da un team di ricercatori della University of Illinois e recentemente pubblicato sull’International Journal of Advertising. In totale queste ricerche hanno coinvolto oltre 17.000 consumatori di Stati Uniti, Europa, Australia e Asia, esposti a pubblicità di ogni tipo: dai cartelloni stradali ai banner, dalle pagine pubblicitarie di riviste e giornali agli spot televisivi. Dallo studio emerge che le pubblicità a sfondo sessuale si ricordano più facilmente, ma non aiutano a ricordare la marca protagonista dello spot. Non solo: nei confronti di questi brand i consumatori sembrano anche più propensi a manifestare atteggiamenti negativi. Il sesso NON è l’anima del commercio…
  • Social Media Marketing per Parlamentari – Al Nazareno e’ guerra aperta al digital divide dei parlamentari del PD. Specialmente quello che riguarda i social, e tra questi il piu’ noto: facebook. Like, notifiche, faccine non avranno piu’ segreti per il piu’ grande gruppo del Parlamento italiano. Proprio in queste ore, a quanto apprende l’agenzia Dire, e’ partita dal quartiere generale dem la convocazione destinata ad ognuno dei componenti della delegazione parlamentare ed ai loro collaboratori. “Carissime, carissimi.  Abbiamo pensato potesse essere utile mettere a disposizione di tutti voi un piccolo corso di formazione sui social network e in particolare su Facebook”, si legge nella missiva inviata dal Pd e firmata dal tesoriere nazionale Francesco Bonifazi. L’appuntamento per i 400 parlamentari e’ per mercoledi’ prossimo nella sede nazionale di largo Sant’Andrea delle Fratte, dalle 14 alle 16. Un’avvertenza per tutti: «Sara’ un corso molto tecnico”, si legge ancora nella missiva. Penna, taccuino o tablet. Vietato distrarsi».  Certo che se il corso sarà tenuto dagli stessi che negano di tenere la pagina Facebook di del segretario del partito e postano slogan fotocopia sui social ne vedremo delle belle dopo il workshop. To be continued…

 

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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