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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate. Questa rubrica viene pubblicata anche ogni Martedì, Mercoledì e Giovedì e potete leggerla pagando la misera cifra di 0.50€, Senza nessun vincolo, nessun obbligo. Se l’articolo vi interessa in soli due click, pagando con paypal o carta di credito, potrete acquistarlo.

  • Editori Francesi: Data Marketing Condiviso per Battere gli OTT – Gli editori francesi uniscono le forze contro i colossi del web. I maggiori gruppi editoriali, tranne quelli che editano Le Monde e Le Figaro, creano una piattaforma comune per condividere i dati marketing del lettori.  La società si chiama “Alliance Gravity” ed è una spa: l’obiettivo è quello di creare un sistema aperto e integrato di data marketing – si tratta di info già profilate – che aiuti gli inserzionisti a fare campagne ad hoc. Si mette dunque a fattor comune “l’oro nero del XXI secolo” come afferma Denis Olivennes, patron del gruppo Lagardère Active, uno dei maggiori editori del Paese , quello che edita Paris Match. In campo anche il gruppo che pubblica Les Echos, il più importante quotidiano economico di Francia, Prisma Media e Condé Nast, tutti soci pro quota della newco. Ottima idea, peccato che, considerando che dalle nostre parti ci sono voluti tre anni per il lancio – flop – di Edicola Italiana e altri due anni per arrivare ad un offerta “all-you-can-read” [solo per i periodici], resti una chimera per la realtà italiana.
  • Mi Vien che Ridere – Se siete della mia generazione [e dintorni] avrete certamente scolpita nella memoria la celebre gag di Lando Buzzanca che in coppia con Delia Scala, nella divertentissima carrellata di personaggi e situazioni incentrate sul tema del matrimonio e della vita di coppia, inventò la battuta “mi vien che ridere” che fu un must del periodo. È la prima cosa che ho pensato leggendo i risultati della ricerca internazionale di GFK oltre 22.000 persone in 17 Paesi, Italia compresa. Dallo studio emerge che circa un terzo degli italiani [29%] ammette di essere dipendente dalla tecnologia.  Nel nostro paese la fascia d’età maggiormente dipendente dalla tecnologia è quella dei trentenni [37%] e non i teenager [35%], come succede nel resto del mondo. Al terzo posto ci sono i quarantenni con il 34% mentre la fascia 20-29 anni è solo al quarto posto con il 32%. Come succede anche a livello internazionale, le persone con più di 60 anni sono quelle che hanno meno problemi in assoluto [18%] con la dipendenza da tecnologia. Considerando che da tutte le analisi disponibili emerge chiaramente come l’Italia sia sempre fanalino di coda per penetrazione di Internet, competenze digitali delle persone e quant’altro, credo davvero che la dipendenza da tecnologia sia l’ultimo dei nostri problemi. Mi vien che ridere, ed è un riso amaro.
  • Diffusioni & Confusioni – In una nota stampa ADS informa che Il 6 luglio 2017 saranno disponibili i nuovi dati mensili stimati relativi al mese di aprile 2017 per le testate a periodicità mensile. Il 20 luglio 2017 saranno disponibili i nuovi dati mensili stimati relativi al mese di maggio 2017 per tutte le testate [quotidiani, settimanali e mensili]. L’anticipazione della pubblicazione dei dati delle testate a periodicità mensile costituirà un’eccezione una tantum, per rendere omogenea la pubblicazione dei dati a seguito dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento ADS edizioni digitali approvato il 3 febbraio scorso. Il 7 agosto 2017 saranno disponibili i nuovi dati mensili stimati relativi al mese di giugno 2017 per le testate a periodicità quotidiana e settimanale. Nel mese di settembre 2017 saranno disponibili i nuovi dati mensili stimati relativi al mese di giugno 2017 per le testate a periodicità mensile e i nuovi dati mensili stimati relativi al mese di luglio 2017 per le testate a periodicità quotidiana e settimanale.  Maronna mia che male ‘e capa…
  • Il 43% dei Dirigenti NON Sfoglia Neanche un Libro all’Anno – Pecunia olet in letteratura. E viceversa, si potrebbe dire: liber [quasi sempre] olet per chi fabbrica o maneggia la pecunia. Banchieri, finanzieri, amministratori sembrano destinati a essere i villain dei [rari] romanzi in cui compaiono. Infatti, secondo i dati Aie dello scorso anno ben il 43% della categoria “Dirigenti, imprenditori, liberi professionisti, quadri direttivi” non legge neanche un libro all’anno [cifre molto diverse dagli omologhi francesi o spagnoli]. Dovrebbe invece essere proprio la mentalità utilitaristica attribuita per stereotipo ai dirigenti a spingerli verso i libri, e in particolar modo verso la letteratura. Invece di impegnare il loro tempo [solo] sulle sudate carte di bilanci aziendali, ben farebbero a ossigenare il cervello sfidandolo su trame altrettanto complesse ma di fantasia. A sostenerlo non è una cellula umanistica nostalgica, bensì la neuroscienza. Meditate gente, meditate…
  • Assegnati i Contributi del Fondo per l’innovazione della Digital News Initiative – Per questo terzo round c’è un crescente interesse in esperimenti di fact checking con il 29% in più di progetti presentati rispetto ai round di finanziamenti precedenti. È anche rilevato un incremento nei progetti che includono l’intelligenza artificiale [+23% rispetto al round precedente], giornalismo investigativo [+20%] e approcci immersivi tramite la realtà virtuale e quella aumentata [+20%]. Non solo, anche in questo round la collaborazione è stato un elemento comune a molti dei progetti finanziati, il 47% dei progetti selezionati per essere finanziati prevede collaborazione tra più organizzazioni [ma non in Italia]. Tra i progetti italiani finanziati in questo round la maggioranza sono di “grandi dimensioni”, hanno importi consistenti, medimente intorno al mezzo milione di euro, e sono prevalentemente assegnati ad importanti player dell’informazione del nostro Paese quali RCS e GEDI. Ci si rallegra che con i 350.000 euro del Fondo per l’Innovazione della DNI di Google, Ced Digital & Servizi [Caltagirone Editore] potrà creare VIS [Veritas In Silico], il primo sistema completo per fact-checking assistito e direttamente integrato con le attuali piattaforme per la gestione dei contenuti. Il sistema intende massimizzare l’impatto del fact checking su tutto l’ecosistema della produzione di news. Sistema del quale, alla luce delle recenti bufale, ma non solo, pare abbiano un grande bisogno. Finanziato anche OnData nel quale c’è anche una parte di DataMediaHub e moltissimi amici], che con i 50.000 euro del Fondo per l’Innovazione della DNI di Google, costruirà Open Tender: una piattaforma comunitaria e data-driven che unisce giornalisti e cittadini nello stesso luogo per creare e curare l’informazione. Il progetto mira a dimostrare come un modo di fare giornalismo così ibrido e collaborativo possa migliorare la qualità dei contenuti, la consapevolezza della cittadinanza e la trasparenza delle istituzioni pubbliche.
  • Etica Digitale? Iper-Regolazione NON è la Strada Giusta –  No all’iper-regulation, sì all’approccio multistakeholder e soprattutto promozione di una nuova educazione civica per formare i cittadini digitali: questo il messaggio del presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Angelo Cardani, intervenuto oggi all’evento “Digitali e Responsabili”, la nuova iniziativa presentata da Google a Roma. La riflessione di Cardani ruota intorno a opportunità e responsabilità per il cittadino digitale, un binomio essenziale per preservare i diritti fondamentali anche nell’era di Internet e per esercitare a pieno il ruolo di cittadino, ovvero parte della “cosa pubblica”. «In questi anni si è formata una categoria di cosiddetti cittadini digitali, ovvero individui che usano il digitale in senso lato con molta disinvoltura, familiarità e naturalezza, soprattutto i giovani. Ma non sono veramente cittadini digitali, è sulla parola cittadino che sorgono dubbi», ha affermato il presidente Agcom. Fondamentale sarà dunque il ruolo delle autorità e delle imprese nel formare le persone, giovani e meno giovani, a trasformarsi pienamente in cittadini digitali, come in «un corso di educazione civica per l’era digitale». Tuttavia, intervenire con un’iper-regolazione non è la via giusta. Sante parole. Adesso, cortesemente, vediamo di passare dalle chiacchiere ai fatti.
  • Per Diventare Troll Serve un Po’ di Empatia – Si  tende a pensare che l’empatia sia una cosa buona, qualcosa che rende le persone migliori. A quanto pare però l’empatia è anche quello che permette ai troll di fare i troll. Più precisamente, si tratta di “empatia cognitiva”, cioè la capacità di comprendere le emozioni altrui senza necessariamente soffrirne. Questa, almeno, è la conclusione cui sono giunte due psicologhe australiane, dopo avere studiato i tratti della personalità di circa 400 persone che utilizzano i social media. Infatti i troll impiegano «una strategia empatica di previsione e riconoscimento delle sofferenze emotive delle loro vittime, riuscendo però a evitare l’esperienza negativa associata a queste emozioni». Tradotto in parole povere, significa che i troll possiedono una sorta di empatia “a metà”, hanno cioè un’ottima capacità di comprendere le emozioni altrui, ma che non li spinge a condividere le sofferenze del prossimo: è proprio questa combinazione che consente loro di trovare le parole che più possano infastidire e di farlo, senza però sentirsi minimamente in colpa. Adesso che lo sappiamo saremo in grado di gestire meglio i troll? Altrimenti a che è servita la ricerca? Non so voi, ma io con crescente frequenza avverto la forte sensazione che certi studi vengano fatti per aggiungere una medaglia sul petto del ricarcatore di turno dopo la sua pubblicazione. La ricerca non deve essere narcisistica ma funzionale alla risoluzione dei problemi.

 

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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