Per Amore dei Giornali

Pocket

Arianna Ciccone, ormai tre anni orsono, scrisse un bellissimo articolo: "Contro i giornali. Per amore del giornalismo", che, ad esclusione del fatto che inevitabilmente i dati che vi sono contenuti andrebbero aggiornati, resta ancora oggi di grande attualità poiché i temi che pone sul tavolo sono assolutamente ancora ben lontani da essere stati affrontati in maniera sistematica e dunque risolti, come dimostra il passaggio relativo agli errori in cui la co-fondatrice del Festival Internazionale del Giornalismo e di Valigia Blu spiega che: «La gestione e correzione di errori è fondamentale. Dalla gestione di un errore si può rinsaldare il rapporto di fiducia con i lettori. L'errore è assolutamente contemplato in un lavoro come il nostro. Ma ammetterlo e farvi fronte è cosa rara nei nostri giornali. La correzione degli errori dovrebbe essere una pratica ben precisa con regole ben precise, online andrebbe lasciata traccia delle modifiche, in trasparenza [da noi solitamente un errore o diventa "giallo" o viene sostituito con la notizia corretta senza informare i lettori del cambiamento e dell'errore, semplicemente cambiando - zitti, zitti - titolo e testo]».

Esattamente quello che volevo, che volevamo dire, nell'articolo pubblicato Martedì scorso in cui ho ricostruito l'ultima "perla" di alcuni dei principali quotidiani nazionali, "colpevoli" non tanto di essere incappati nell'errore, che sappiamo non dovrebbe succedere ma che di fatto può avvenire, quanto appunto, a tre anni di distanza da quello che evidentemente è rimasto l'inascoltato appello della amica Arianna, della tendenza a "mettere la polvere sotto il tappeto", o peggio, come nel caso della fantomatica lista di oggetti ritrovati dopo il concerto di Vasco. Un  tradire la fiducia del lettore che ovviamente non fa che contribuire all'ulteriore indebolimento della testata, dei giornali coinvolti, basata su una consuetudine che, lo ribadisco, fa schifo, ed oggi è anche più che mai deleteria per la già problematica situazione dei publisher.

Sentimento [per il senso proprio del termine si veda l'etimologia della parola] evidentemente non esclusivo del sottoscritto se si considera che l'articolo ha raggiunto oltre 1300 condivisioni solo su Facebook ed ha generato un numero di accessi ben superiore al solito per DataMediaHub, che come noto si rivolge ad una ristretta cerchia di addettti ai lavori e dunque ha un numero relativamente contenuto di visite [poi un altro giorno approfondiamo invece sulla qualità dei visitatori, che a me interessa invece molto di più della loro quantità assoluta]. Un chiaro segnale, in caso di dubbi, del problema sul quale ho richiamato l'attenzione dei direttori delle testate coinvolte invitandoli, banalmente, alla riflessione sulla questione.

Sensibilità, per amore dei giornali, che leggo da quando me li infilavo nella tasca posteriore dei jeans mentre andavo al ginnasio, che evidentemente sfugge a Michele Fusco che dagli spazi de Gli Stati Generali si infila in un ragionamento che definire tale è davvero uno sforzo di buona volontà non trascurabile.

Nell'articolo, infatti, Fusco, con il fare paternalistico tipico di certi personaggi, spazia da un attacco al brand journalism di ENI a quello rivolto a noi, definendoci tra le altre cose "ragazzi" e gente assetata di "togliere lavoro ai giornalisti", come appunto titola il suo pezzo, per poi tornare ad ENI in una sequenza di parole che sinceramente ho dovuto rileggermi ben 4 volte per cercare di comprenderne il senso, per concludere, lo anticipo, che ne è totalmente privo.

Proviamo a procedere con ordine per tentare di mettere ordine nel guazzabuglio dell'articolo in questione. Nella maggior sintesi possibile, per punti.

  • Non si capisce il nesso tra DataMediaHub e l'importante compagnia energetica del nostro Paese. Ho il piacere di conoscere, e di essere amico, di Daniele Chieffi, attuale responsabile del social media management e delle digital PR di ENI, che conosco da ben prima che avesse l'attuale incarico, e di Marco Bardazzi, attuale Direttore Comunicazione Esterna dell'impresa in questione, con il quale ho avuto il piacere e l'onore di collaborare quando ho operato come social media editor de La Stampa. Ad oggi nessuno di DataMediaHub intrattiene rapporti lavorativi e/o economici con l'azienda in questione. Perchè dunque il Fusco, che scrive su una testata che peraltro invece ha all'attivo collaborazioni con ENI, mischia noi a loro, e viceversa?;
  • L'analisi mirava a mettere in evidenza i meccanismi che stanno dietro a certi "fenomeni" al di là dell'importanza del fatto in sè, e d'altronde il fatto in sè sarà anche marginale, ma allora bisognerebbe chiedere ai giornalisti delle testate coinvolte perché sui loro giornali lo hanno messo così in bella evidenza. Attaccare la marginalità della notizia nella fattispecie è il classico caso del dito che indica la luna e dello.... Del resto sono i suoi stessi lettori a non prendere per buona la sua visione;
  • Veniamo definiti "ragazzi" e ringrazieremmo anche, visto che invece, tranne il nostro Pierluigi Vitale, tutti gli altri componenti del gruppo, a cominciare dal sottoscritto, ragazzi, almeno anagraficamente non lo siamo più da un po', chi più chi meno. Peccato che l'impressione sia invece di un tono paternalistico in linea con l'assolo di trombone fatto da vecchio giornalista come appare il caso del Fusco. L'essere percepiti evidentemente con fastidio si colloca in piena continuità con il recente dibattito pubblico tra la giovane ricercatrice Marta Fana e Oscar Farinetti, che non resiste ad alcune accuse ben piazzate, reagendo con atteggiamenti e dialettica ["la signorina"] tipici di chi sente di essere in condizione di lesa maestà;
  • Su occuparsi di cose più importanti, a cui ci invita l'autore del pezzo in questione, sappia che su DataMediaHub si trovano molti reportage dove alla base del lavoro c'è lo spulciarsi centinaia di pagine di documenti. Ad esempio, siamo stati tra i primi a svolgere analisi approfondite sui bilanci degli editori degli ultimi 15 anni mettendo in evidenza i veri numeri di una crisi che in pochi hanno raccontato con precisione dentro i giornali. O anche quello è un fatto marginale da non mettere in evidenza?;
  • Veniamo definiti "comunicatori". Se in effetti il sottoscritto si occupa di marketing e comunicazione da 30 anni [e dunque inevitabilmente di media, tra i quali i giornali], gli altri componenti del gruppo di lavoro di DataMediaHub hanno competenze diverse, e integrabili tra loro, che vanno dall'information design alla produzione di video, passando per datajournalism e molto altro ancora. Di noi, tra l'altro, 3 sono giornalisti con almeno una decina di anni di esperienza nelle redazioni di testate giornalistiche se non di più.  Aspetto che evidentemente sfugge all'estensore dell'articolo che scrive «Non potrete scrivere nulla perché, e non è un demerito, nulla sapete e capite di questo mestiere, anche se magari lo avete bazzicato», dimostrando che avrebbe fatto bene ad informarsi prima di scrivere il pezzo, come ogni buon giornalista dovrebbe fare;
  • Ed ancora, veniamo accusati di «togliere il lavoro ai giornalisti, senza sapere nulla di giornali». A parte quanto premesso al punto precedente, il Fusco, che conferma di essere poco e male informato, sappia che il sottoscritto ha scritto due libri sui giornali e numerossime pubblicazioni al riguardo. Sono consulente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti per il quale, oltre a coordinare alcune ricerche sul mondo dell'informazione, ho tenuto moltissimi seminari. Ho lavorato come Social Media Editor a La Stampa, al fianco di Mario Calabresi e Marco Bardazzi, definendo le strategie di presenza del quotidiano sui social, e molto altro ancora. Se questo secondo lui è non sapere nulla di giornali, ho grandi difficoltà a capire quale sia la sua concezione di expertise. Soprattutto, noi NON togliamo lavoro a nessuno, men che meno ai giornalisti ai quali ci affianchiamo e sosteniamo con interventi nelle redazioni di molti giornali e periodici. Tra le altre cose, proprio per non "sporcare" l'idea di DataMediaHub come laboratorio di ricerca, di sperimentazione, abbiamo separato e denominato in altro modo l'area di servizi che offriamo: Communication Factor[Y] .  Crediamo davvero che maggior correttezza non sia possibile;
  • L'autore ha un approccio evidentemente votato al dileggio di pratiche che ormai da anni rappresentano [anche] un modo di fare giornalismo. Il fastidio e l'attitudine allo screditare una pratica giornalistica fondata sui dati [verificabili] e rappresentazione degli stessi non è chiaro se reciti un problema di digital divide o di ignoranza di fronte a ciò che da un lato è un modo [ormai non più] nuovo di fare giornalismo, dicasi "data journalism", e dall'altro è un asset consolidato nelle attività di ricerca, leggasi "data visualization".

Insomma, siamo di fronte a uno scontro generazionale non di età, ma di approcci. L'articolo che attacca DataMediaHub [ed ENI] è probabilmente una fedele fotografia di quanto contestato nella pratica giornalistica: un misto di leggerezza nella verifica dell'oggetto del dibattere e incapacità di recepire come valore aggiunto, e non fastidio, tutto quanto è andato ad arricchire questo mestiere, un po' come quando si addossa la colpa dei fallimenti ai media digitali, più che a chi non ne ha avuto la lungimiranza di metterli a frutto.

NB: L'articolo, anche se è firmato esclusivamente dal sottoscritto, è il frutto, come d'abitudine, della collaborazione con gli altri membri di DataMediaHub e rispecchia il pensiero di tutti noi. Anche la decisione di non mettere "pay" l'articolo è collettiva, sempre per amore dei giornali.

Social

Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
Social

Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

About Pier Luca Santoro 3136 Articoli
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

Commenta per primo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: