Community Engagement editoriale: intervista a Roberto Bernabò (gruppo Gedi Editoriale)

Di interazione e dialogo con le comunità di riferimento abbiamo parlato molto in questi anni qui su DataMendiaHub (possiamo sicuramente affermare che è una delle nostre “ossessoni”). Anche in Italia di community engagement declinato per il mondo dei giornali si parla da un po’, ma veri e propri progetti strutturati non ne sono stati fatti molti.

Per questo fa piacere vedere che una nuova iniziativa in questa direzione viene lanciata all’interno di quello che oggi probabilmente è il network di quotidiani locali italiani più importante per diffusione e numero di testate: la divisione dei quotidiani locali del gruppo Gedi Editoriale (come ormai si chiama l’ex gruppo Espresso dopo il completamento della fusione con gruppo La Stampa-Secolo XIX).

Il quotidiano che fa da apripista a questo progetto è il Messaggero Veneto che a metà giugno ha lanciato NoiMV. Per capire meglio gli obiettivi e gli sviluppi del progetto abbiamo fatto una chiacchierato con Roberto Bernabò il direttore editoriale dei quotidiani locali di Gedi.

Iniziamo dalla domanda più semplice, quando è iniziata l’idea di fare un progetto di community engagement all’interno del vostro gruppo editoriale?
«L’idea è nata da un po’ di tempo, circa un anno fa, quando abbiamo sentito l’esigenza di rafforzare il nostro rapporto con la comunità dei lettori. Sentivamo che i giornali locali dovevano mettersi in gioco e avere l’ambizione di conquistarsi nuovamente un ruolo di riferimento all’interno delle comunità dei lettori, soprattutto oggi che a livello locale – nelle città nei quartieri – per i cittadini stanno sparendo, se non sono del tutto scomparsi, molti punti di riferimento che una volta erano rappresentati dai partiti o dai sindacati. Certo siamo consapevoli che a quel vuoto anche i giornali hanno contribuito, ma per questo dobbiamo metterci nuovamente in gioco. Per questo ci siamo messi a un tavolo e abbiamo cominciato a ragionare quale fosse il modo migliore per farlo mettendo su uno staff che tra gli altri comprendeva Mario Tedeschini Lalli, Federico Badaloni, Andrea Iannuzzi».

Vi siete ispirati a un progetto in particolare per realizzare il vostro?
«Ci siamo guardati molto in giro, abbiamo studiato molti progetti di grandi testate internazionali, a cominciare dal Guardian, ma sinceramente non c’è stato un progetto in particolare che ci ha ispirato. Non abbiamo trovato iniziative che potessero essere realmente “scalabili” in un progetto locale con le nostre caratteristiche e quindi abbiamo preferito prendere ispirazione da singoli iniziative che ci sembravano più adatte a noi».

Una delle prime caratteristiche che ho notato è che, dopo un certo numero di articoli letti, scatta la richiesta di registrazione per continuare la navigazione. I dati sono sempre più importanti e gli editori hanno perso pubblicità perché non possiedono più nemmeno quelli dei propri lettori, banalmente per leggere Facebook devo loggarmi. L’iniziativa nasce anche per questo?
«Sì è vero, dopo cinque articoli letti scatta una barriera che chiede al lettore di registrarsi tramite un form per continuare a navigare nel sito del giornale ed iscriversi, se vuole, alle newsletter tematiche che abbiamo lanciato con questo progetto o usufruire di alcuni benefit. Ovvio che i dati siano sempre più importi anche per la pubblicità, ma per noi è importante soprattutto capire chi è realmente il nostro lettore, quali sono i suoi interessi ad esempio per fascia di età. Sono tutti dati fondamentali per cercare di essere davvero un valore per i lettori e quindi ambire a farli tornare a pagare per i contenuti che gli proponiamo».

Quindi l’obiettivo in futuro è attivare un vero e proprio paywall?
«Credo che noi tutti dovremmo ormai aver capito che servono altri parametri, non saranno le pageview a salvarci, a salvarci sarà vincere la scommessa di rappresentare davvero un valore per i lettori, il vero obiettivo deve essere quello di creare le condizioni affinché il lettore abbia la volontà di investire economicamente sui nostri contenuti. Quindi sì l’obiettivo è quello di arrivare in futuro a un paywall. Ma prima bisogna creare le condizioni perché questo avvenga».

Coinvolgere veramente il lettore significa soprattutto coinvolgerlo direttamente nel processo produttivo del giornale, sei d’accordo?
«Sì, assolutamente d’accordo. Proprio per questo non vogliamo limitarci alle semplici segnalazioni da parte dei cittadini ma coinvolgerli sempre più nello sviluppo delle storie raccontate. Stiamo studiando ancora i metodi migliori per farlo, vogliamo inserire ad esempio la possibilità di condividere i documenti originali utilizzati come fonti di notizie. Oggi poi ci sono tecnologie che danno possibilità enormi per costruire dei reportage, penso alle duttilità di una piattaforma come Arduino, ma è solo un esempio. Ma è anche importante ripensare completamente alle modalità di lettura delle storie, dei reportage, Vorremmo creare dei “luoghi” nei quali chi è interessato a un determinato tema o una determinata storia possa averne immediatamente un quadro completo e, un po’ come avviene su Wikipedia, non doversi cercare i singoli articoli o aggiornamenti sparsi per tutto il sito. Per questo abbiamo rivoluzionato il modo nel quale venivano inserite le tag nei nostri articoli privilegiando pochi topic. Ma è solo un primo passo in questa direzione».

Uno dei difetti principali dei progetti di community engagement, non solo editoriale, è quello di pesarli solo su digitale, state facendo anche iniziative faccia a faccia?
«Giovedì 6 luglio inauguriamo un’iniziativa che abbiamo chiamato “il caffè con il direttore” venti persone selezionate su Facebook che visiteranno la redazione e dialogheranno con il direttore del giornale. Cominciamo da questa che può sembrare una piccola cosa ma è anche una piccola rivoluzione, per i lettori e per i giornalisti, un modo per far capire che la redazione si sta nuovamente aprendo».

Un altro difetto è pensare che dialogare con i lettori sia quasi sempre parlare alla loro “pancia”…
«Sono d’accordo, noi ad esempio con la Gazzetta di Modena ci siamo molto spesi per far capire che il mega concerto di Vasco Rossi non rappresentava solo un pericolo, l’invasione dei barbari, ma un occasione per la città, anche di confrontarsi con un evento del genere. Non è stato semplice ma i risultati ci hanno premiato. Credo che i giornali debbano avere l’ambizione di essere anche delle guide per i lettori, certo devi metterti in gioco e spenderti molto».

Quante persone concretamente stanno lavorando a questo progetto?
«Lo staff che sta lavorando su Facebook è composto da quattro persone, ma l’aspetto fondante del progetto è che tutti siano coinvolti. Dai giornalisti della redazione carta e digitale, a tutte le altre strutture del giornale. Non puoi realizzare un progetto con l’ambizione di costruire un rapporto nuovo con i lettori, con i cittadini, soltanto attivando un’unità ristretta di persone separata dal resto della struttura. È un cambiamento di paradigma anche per organizzazione del lavoro, ma è esattamente quello che vogliamo fare».

 

Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.