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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • La CNN “Costruisce” le Notizie – C’è stato un  tempo, neppure troppo lontano, nel quale il broadcaster statunitense con il canale all news CNN era sinonimo di informazione internazionale. Se volevi sapere qualcosa su fatti internazionali in tempo reale accendevi la televisione e ti sintonizzavi, appunto, sulla CNN. Oggi quelle che Edelman definisce “le elite informate” per prima cosa cercano su Google e/o su Twitter nel news internazionali in real time e, come ben sappiamo, il mondo dell’informazione è completamente stravolto rispetto anche solo a 5 anni fa. Un cambiamento che tra altre cose impatta anche sul processo di produzione delle notizie con i ritmi scanditi in maniera diversa dal recente passato. Ecco che allora alla CNN hanno ben pensato di “costruire” le notizie come nel caso nel quale allestisce un set di donne mulsumane che fingono una protesta contro gli attentati di Londra. Di mattino molto presto e in periferia, i poliziotti sembrano veri. Ottima idea, si risparmiano un sacco di tempo, di fatica e di denaro. E anche di giornalisti, se ne vede forse una con il microfono a sinistra dell’inquadratura. Mala tempora currunt.
  • Le Fasi del Consenso – Se la tendenza all’eccesso di di rappresentazione del sè sui social, così come quello delle bugie, sono fenomeni noti, altrettanto lo è la ricerca di consenso nella propria cerchia di amici e conoscenti. Lo spiega molto bene Maurizio Galuzzo che scrive come nella ricerca del consenso si può agire in maniera semplice: accodandosi alla prima opinione. In questo modo il rafforzativo farà felice chi l’ha espressa e allo stesso tempo ci fa sentire parte di un consesso umano maggiore. Questo crescendo, definito come “fase del consenso”, spesso è esponenziale fino a quando, a qualcuno, non appare evidente questa crescita. Aggiungersi, aggregarsi, per molti non è più appagante perché la loro visibilità si perderebbe nel mare di like o approvazioni già date. In quel preciso momento la curva di crescita si arresta e si innesca il dissenso, ovvero la tesi opposta detta appunto “fase del dissenso”. Questo permette a un nuovo nucleo di partecipanti di ritagliarsi nuovamente lo spazio della visibilità. Adesso saranno in molti ad accodarsi al dissenso ma in maniera leggermente inferiore perché, nel modo in cui sono concepiti in questo momento i social, prevarrà visivamente ancora la tesi originale e quindi la curva discendente sarà inferiore fino a quando ripartirà con vigore di nuovo la tesi principale andando a costruire una curva lunga e sempre meno estremizzata. Un modello che naturalmente si applica più in generale alla società oltre che ai social che, nel bene e nel male, ne sono lo specchio.
  • Luddismo 4.0 – McKinsey, nel report “A future that works: automation, employment and productivity”, ha esaminato 2000 funzioni di 820 mestieri giungendo alla conclusione che «Per il 60% di tutti i lavori è automatizzabile almeno il 30% delle funzioni». I lavori totalmente automatizzabili come i cucitori e i raccoglitori agricoli non superano secondo il rapporto il 5% del totale. Ma una percentuale ancora inferiore riguarda quelli “per nulla automatizzabili”, fra i quali la McKinsey inserisce gli psichiatri e a sorpresa i deputati. Secondo lo studio, in tutto il mondo 1,2 miliardi di posti di lavoro sono sostituibili – in tutto o in parte – con le tecnologie oggi disponibili a livello commerciale, di cui 700 milioni in India e Cina. Il totale globale degli stipendi coinvolti è di 14,6 trilioni di dollari. Nei soli cinque Paesi europei esaminati – Francia, Germania, Italia, Spagna e UK – i posti full-time a rischio sono 54 milioni, pari a un monte stipendi di 1.700 miliardi. E queste classificazioni non comprendono tecnologie praticamente pronte ma ancora in fase sperimentale, come le auto senza pilota o i droni per il trasporto umano. Sulla questione dice Berta, docente alla Bocconi, che «È necessario varare, in Italia come negli altri Paesi industrializzati, un imponente piano di investimenti pubblici, costino quel che costino, e reimpostare tutti i programmi di preparazione, soprattutto tecnica e professionale, tenendo conto del nuovo paradigma che si sta imponendo». Un “re-skilling” sul quale naturalmente le aziende devono far leva, accrescendo le cosidette soft skill come l’intelligenza emozionale, la capacità relazionale, la creatività, la capacità di analisi critica. O così o altro che industria 4.0 avremo il “luddismo 4.0”.
  • 14 Milioni di Utenti per Instagram in Italia – Secondo quanto dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera da Krieger, fondatore di Instagram, nell’ultimo anno in Italia gli utenti, da 9 milioni sono diventati 14. Se i teenager sono i più attivi, soprattutto su Instagram dove il 90% degli iscritti ha meno di 35 anni, Krieger — a Milano per un evento dedicato proprio alla community più giovane — ha notato che l’interesse attraversa tutte le generazioni. «Ho appena incontrato il sindaco Beppe Sala e anche lui lo utilizza molto. Ma non so se fa le Stories. Dovrei seguirlo», scherza. Ora, il prossimo obiettivo è lo sviluppo del Live: «Stiamo investendo molto perché è uno strumento che rafforza le relazioni tra le persone. Ed è questo, l’interazione, che ci importa. Quando siamo arrivati a Facebook, nel 2012, abbiamo subito precisato che non siamo una società di fotografia. Perché le immagini sono solo un mezzo», aggiunge. Dal canto suo, come noto, Snapchat si definisce una “camera company”. Sta forse racchiusa in questa differenza di vision e di mission il gap tra i successi di Instagram e le difficoltà di Snapchat battuto anche sul proprio terreno.
  • Salvare l’Unità – Come noto il quotidiano fondato da Gramsci non è più in edicola dal 03 Giugno scorso poichè non venendo pagati gli stampatori il giornale, appunto, non viene stampato mentre, al momento continua ad essere attivo il sito web. Dall’inizio del secolo, dal 2000 al 2014, il quotidiano ha ricevuto circa 80 milioni di contributi diretti [79.7 per l’esattezza] e cosa pensassi del suo tentativo di rilancio lo scrissi a chiare lettere poco dopo il ritorno in edicola, e non ho cambiato idea al riguardo. Ora, secondo alcune indiscrezioni, per salvare il quotidiano  spunta Maurizio Costanzo. Sembra una battuta e invece è la verità. A scriverlo nero su bianco è stato l’ex direttore Emanuele Macaluso nel suo quotidiano corsivo su Facebook dove lo storico dirigente del Pci affronta la crisi senza fine del giornale. A tutti risulta evidente che sia ancora in corso un braccio di ferro su chi debba sobbarcarsi le spese per un quotidiano che arriva a costare al mese circa 600 mila euro. I Pessina vorrebbero un impegno del Pd, mentre si mormora che al Nazareno punterebbero per il fallimento, in modo magari di ricomprare la testata a prezzo stracciato. Sono giochi e incastri ancora molto fumosi, per usare un eufemismo. Io, se posso dirlo, qualche idea su come salvare l’Unità ce l’avrei. Se interessa citofonate.
  • Come si Muovono le Informazioni Prima di Diventare Notizie – Pubblicati i risultati dell’indagine “Come si muovono le informazioni prima di diventare notizie”, condotta dal 18 marzo al 3 aprile 2017 attraverso 2 sondaggi online tramite sistema CAWI,  che ha indagato sulle modalità della trasmissione delle informazioni tra comunicatori e i giornalisti. L’indagine offre uno spaccato contro intuitivo sul modo in cui le informazioni oggi vengono trattate e filtrate prima di diventare notizie nel rappresentativo campione di riferimento.  Emerge come i social network siano utilizzati, soprattutto dai giornalisti coinvolti nel sondaggio, come canali di ricezione e non come fonte principale per la produzione di articoli e servizi. Le segnalazioni tramite comunicato stampa e tramite sistemi che potremmo definire impropriamente “analogici” non solo resistono ma sono considerate affidabili e utili sia da chi comunica sia da chi riceve quella comunicazione.  Insomma avanti adagio. Ce ne eravamo accorti anche senza il report [che resta comunque d’interesse].
  • Perché Google Perderà la Guerra alle Fake News – Finora gli interventi di correzione hanno potuto confidare su un principio che ha assicurato il successo di Google, fin dalla sua apparizione: tutto ciò che gli uomini ritengono rilevante, sarà al contempo autorevole e vero. In una situazione normale, nessuno rischia la propria reputazione citando [linkando, menzionando, condividendo, ecc.] fonti inattendibili: tutte le deviazioni da questa condizione mostrano qualche sintomo formale della loro slealtà – una specie di lapsus nel comportamento consueto, che gli animali sacri di Google fiutano e aggrediscono. Correttezza e menzogna sfilano nelle informazioni online come è sempre accaduto nella storia del giornalismo. Le fake news però oggi sono contenuti originali, redatti secondo una disciplina che obbedisce alle prescrizioni di Panda; vengono pubblicate su una costellazione di blog che si citano reciprocamente, e che diffondono la loro produzione sui social media, dove articoli e video vengono rilanciati in buona fede da un esercito di lettori, privi del senso critico indispensabile per distinguere il plausibile dall’inverosimile. In questo modo le testate che pubblicano notizie false razziano link e condivisioni legittimi, al riparo dalle rappresaglie di Penguin. Nemmeno Google potrà invertire il senso di marcia di un mondo che ha largamente contribuito a creare. Quello da ricostruire è il rapporto di fiducia tra media e persone, senza di quello non ci sono algoritmi “buoni” o “catttivi”. Amen!

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