In Italia cresce l’e-commerce ma la promozione online è “difficoltosa”

Come ogni anno la Casaleggio Associati rilascia un report sull’e-commerce, spaziando dalle dinamiche italiane a quelle internazionali e passando per uno stato dell’arte della penetrazione dei social e di altri strumenti.

La ricerca è condotta con un sistema di survey e interviste a specialisti di settore, che ha visto coinvolte 3000 aziende italiane o filiali italiane di gruppi internazionali.
Di queste più di 400 hanno risposto attivamente a questionari e interviste proposte.
Tutti i soggetti intervistati operano attivamente nel settore dell’e-commerce o ne stanno sviluppando uno nel settore B2C.

In italia la diffusione dell’ecommerce è all’88,7% e cresce del 2,8% rispetto all’ultima rilevazione.
Cresce l’accesso alla rete da smartphone dell’11,5% rispetto al 2015 per un totale di 36,4 milioni.

Aumentano i tablet a dispetto di quanto si possa immaginare e contestualmente crescono i dispositivi televisivi connessi in rete.

Come confermato dal grafico che segue, la crescita dell’e-commerce è ormai costante da 12 anni con fatturati che hanno ormai sforato la soglia dei 30 miliardi di euro e quote percentuali che lasciano prefigurare una tendenza che non prevede soste nel medio periodo.

Questo imponente fatturato vede le sue quote maggioritarie destinate a tempo libero e turismo.
Fa specie il dato sul gioco online, in particolar modo relativo alle somme rigiocate che merita una sezione a sé stante, specie in periodi di difficoltà economiche a livello sistemico.

Nel grafico che segue sono stati definiti i principali trend che vedono in primis la volontà di vendere all’estero per ampliare la quota di mercato.
Contestualmente è considerato prioritaria una rimodulazione delle modalità di pagamento.
Il tema dei dati resta sempre al centro del dibattito, con la manifesta volontà (spesso non perseguita nella realtà dei fatti) di monitorare quanto più è possibile. Si fa menzione anche dell’automazione e del customer service, spesso tematiche interconnesse.

Fa specie notare come gli investimenti cozzino con le tendenze.
Se è vero che un’importante quota (33%) è destinata a marketing e promozione e quindi in linea con la volontà di aumentare le quote di mercato, si notano investimenti decisamente esigui in materia di customer care (1%) e marketing automation (6%) a dispetto di quanto visto precedentemente.

In materia di promozione non si può che parlare di online, con le aziende che producono sempre maggiori investimenti specie nei canali search e social.
Tuttavia il report analizza il grado di soddisfazione di questi tipi di comunicazione incontrando delle risposte abbastsanza eloquenti.
il 58% degli intervistati dichiara che la promozione online del brand è difficoltosa, con un’insoddisfazione crescente rispetto allo scorso anno.

Merito (o colpa) degli investimenti sbagliati?
Internalizzazione della comunicazione che spesso fa rima con adeguamento improprio di risorse ad attività per cui non sono skillati?

Un dato preoccupante, in particolar modo se si considera che il 10% si dice addirittura insoddisfatto.
C’è tanto da fare

Andando ad un ulteriore livello di profondità, è stato chiesto il livello di soddisfazione rispetto all’utilizzo delle diverse piattaforme social.
Resta inevitabilmente Facebook la corsia preferenziale, ma ancora una volta fa specie che in una scala che va da “abbastanza efficace” a “molto efficace”, quest’ultimo non superi quasi mai la soglia del 50% di ciascuna piattaforma.
In ultimo è facile notare come Twitter stia finendo sempre più nelle retrovie, mentre fa specie la presenza di WeChat, talvolta completamente ignorato nelle attività di marketing online nostrane.

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Pierluigi Vitale

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