Spotify vuole realizzare i propri device

Due nuove offerte di lavoro per la sede di Stoccolma lasciano pensare che Spotify sia in procinto di lavorare alla produzione dei propri dispositivi per la fruizione di contenuti musicali e podcast.

Se è vero che due indizi fanno una prova, sembrerebbe proprio che la strada che Spotify sta per intraprendere sia quella già seguita da Snapchat, Facebook e Amazon. A dare la notizia è il portale Hypebot, che ha rilanciato due diversi job posting pubblicati dal colosso dello streaming svedese.

Nella prima, si ricerca un “Senior Product Manager – Hardware”, una figura da cui ci si aspetta di lavorare in team con la Platform & Partner Experience con l’obiettivo di offrire delle “Spotify Experiences” attraverso dispositivi hardware sia autenti già iscritti sia verso nuovi potenziali utenti. Qualche esempio per capire il perimetro di attività? Nell’annuncio vengono menzionati dispositivi come l’Amazon Echo e gli Spectacles di Snap, ad oggi ancora non disponibili in Italia ma direttamente connessi ai servizi promossi da Amazon e Snapchat.

La seconda offerta è invece incentrata su un “Product Manager Voice”. Si ricerca in questo caso un responsabile per supportare la strategia e l’esecuzione degli obiettivi delle app di Spotify al di fuori dei meri confini dei sistemi operativi mobile di iOs e Android. L’obiettivo è di ampliare il raggio d’azione verso dispositivi come tv, altoparlanti, wearable device, automobili ed integrazioni con altre applicazioni, per fare in modo di rendere in breve tempo il “controllo vocale” un sistema di interazione e di utilizzo dell’applicazione.

Cosa possiamo aspettarci?

La pubblicazione di queste offerte lascia sorpresi ma non perplessi. La possibilità di entrare nel settore dei dispositivi elettronici darebbe a Spotify un ambito di azione maggiore per promuovere i propri servizi, soprattutto considerando che Apple Music – il principale competitor a cui è lecito pensare – può contare su un device estremamente diffuso come iPhone e a cui evidentemente Spotify proverà a rosicchiare un’ulteriore fetta di mercato.

Dall’altra, la produzione di propri dispositivi permetterebbe agli utenti di muoversi in un “walled garden”, un ecosistema in cui poter usufruire di contenuti musicali e podcast rimanendo all’interno della sfera Spotify, senza doversi rivolgersi ad altre piattaforme esterne.

Infine, chissà che questi dispositivi non permettano all’azienda di Daniel Ek di raggiungere nel breve termine la tanta agognata e sussurrata entrata trionfale a Wall Street, scelta che potrebbe “salvare” Spotify dal rischio di bancarotta già ventilato dagli analisti: una possibilità, quella della quotazione in borsa, alla quale Daniel Ek e soci vorrebbe arrivare anche attraverso la recente partnership con la Universal per la pubblicazione in esclusiva, solo per gli abbonati premium (i sottoscrittori a pagamento), degli ultimi album dell’etichetta per una finestra temporale di due settimane, lasciando agli utenti free solo i singoli tratti dagli stessi dischi.

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