Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • La Fabbrica dei Fenomeni – Quando vi dicono che qualcosa ha avuto un successo virale, che una notizia o un video si sono autopropagati per passaparola sui social, non abboccate, siate scettici. «La viralità è un mito, la storiella preferita di questi ultimi anni», dice Derek Thompson, esperto di economia e media dell’Atlantic nonché opinionista autorevole di Twitter e tv, che adesso ha scritto Hit Makers, i fattori del successo, saggio già bestseller in America [Penguin] sul “Come e perché le cose diventano popolari nell’era della distrazione di massa”. La distribuzione del successo assomiglia a quella della ricchezza oggi, c’è l’1% di ricchi contro il 99%, la borghesia è morta, niente più prodotti culturali medi. Ci sono i grandi imperi, «Amazon, Google o Buzzfeed, che potrebbe diventare una Disney del XXI secolo producendo contenuto per diversi network e stringendo accordi con Apple e altri. E al polo opposto le micropotenze individuali, tipo Ryan Leslie, rapper laureato a Harvard, che dopo false partenze e niente notorietà, si è creato uno zoccolo fisso di 16mila mila seguaci paganti cui manda novità attraverso la sua app SuperPhone, da uno alla sua moltitudine, clic. Ma niente di virale pure qui. Il nuovo successo è «falsamente democratico, caotico, più diseguale. Esattamente come le società».  Fenomenologia moderna del “gattopardismo”:  tutto cambia perché nulla cambi.
  • Bau-Sette-tè! – [Ri]lanciato in  pompa magna il magazine del Corriere della Sera:  7 — che torna al numero, quello del magazine creato 30 anni fa da Paolo Pietroni – sotto la direzione di Beppe Severgini, che apre il numero in edicola da ieri con un editoriale che lascio giudicare a voi e la cover story dedicata agli haters. Naturalmente ieri ho acquistato in edicola il settimanale per toccare con mano, letteralmente, la nuova proposta editoriale. Personalmente, a meno che non si tratti di una contromossa in attesa che l’Espresso diventi definitivamente un supplemento di Repubblica dopo il prolungato “test” dell’estate scorsa, vedo poco senso nel lanciare un prodotto generalista nel 2017. Quello che mi piace è che buona parte dei contenuti siano disponibili anche online nella sotto-sezione all’interno del sito del Corriere, e sarà interessante verificare nel tempo che contributo di traffico e permanenza sul sito del quotidiano di Via Solferino sarà in grado di apportare visto che, se si escludono Wired, Donna Moderna e Internazionale, gli altri periodici online nel nostro Paese sono assolutamente marginali. Quello che non mi piace neanche un po’ invece è la rubrica “Settebello”, spazio dedicato al miglior testo giornalistico inviato dai lettori che prevede che a fine anno, l’autore dell’articolo più condiviso riceverà un contratto di collaborazione con 7. Ben sapendo che molto spesso quel che viene condiviso non viene letto mi pare un’idea “bislacca”, ad essere generoso, basarsi su tale criterio.
  • Grazie del Tributo – Aggregare tutte le notizie nazionali e internazionali, i dati, le analisi e gli approfondimenti dal mondo dei new media, tenendo sempre una finestra aperta che consenta di essere aggiornati sui trend in atto. Con questo obiettivo nasce DigitalMedia.info, iniziativa della società di consulenza Business Support e dello studio legale Portolano Cavallo, riconosciuto per la sua esperienza nel settore dei media e del digitale, segnala Cor.Com. Dei 13 articoli nella home page della nuova iniziativa, al momento della redazione di questo articolo, tre sono contenuti di DataMediaHub ed altri tre sono ispirati, diciamo, ai contenuti proposti proprio nel “Post-it” della scorsa settimana. Ringrazio, anche a nome degli altri membri di DataMediaHub naturalmente, per il tributo. Peccato non essere stati contattati precedentemente al nascere dell’iniziativa, credo che avremmo potuto trovare forme di collaborazione con reciproca soddisfazione senza duplicare inutilmente contenuti. Da tenersi a mente per il futuro. Grazie.
  • La Viewability [gratis] – La viewability è un aspetto che ricopre un’importanza crescente nel processo di verifica delle campagne, al punto che talvolta erode i budget di misurazione a discapito di altre metriche fondamentali. La tendenza diffusa è dunque di affidarsi esclusivamente alla viewability per valutare l’efficacia delle iniziative pubblicitarie, sebbene tali metriche non siano affatto utili a determinare l’impatto complessivo delle campagne ma possono semplicemente indicare se queste siano state visualizzate o meno. comScore ha annunciato che intende offrire misurazioni gratuite sulla viewability ai propri clienti dei mercati globali. comScore Viewability è un’offerta di base lanciata per consentire ai compratori e ai venditori di spazi pubblicitari digitali di misurare i tassi di viewability per le rispettive inventory display, video e mobile. Si tratta di un’iniziativa elaborata per promuovere la fiducia e la trasparenza nel campo della pubblicità digitale, nonché per migliorare la comparabilità a livello cross-media. comScore Viewability sarà disponibile gratuitamente a partire da questa estate sotto forma di servizio self-service comprensivo di metriche di reporting di base, erogate mediante un’interfaccia utente interamente riprogettata. Ovviamente è un’offerta promozionale “interessata” ma questo non toglie nulla alla bontà dell’iniziativa di cui c’era davvero bisogno. Bene così.
  • Scoop – Spedito per un equivoco in un paese del Centro America dilaniato dalla guerra civile, il giovane cronista Andrea Muratori è in preda all’eccitazione e allo sgomento: potrebbe essere arrivata la grande occasione di realizzare l’ideale romantico dell’inviato speciale [figura a metà tra l’agente segreto, il playboy e l’avventuriero] o di dimostrarsi tragicamente non all’altezza del compito. Una volta ai Tropici, fra veterani della categoria che passano le giornate ai bordi della piscina di un albergo di lusso, preoccupati soltanto di fare la cresta alla nota spese, spassarsela e spararle più grosse della concorrenza, il suo amore per il giornalismo cede prima alla disillusione e quindi a un irrefrenabile disgusto. Ma all’improvviso la commedia a cui gli sembra di assistere, tra dittatori da operetta, guerriglieri campesinos, invisibili squadre della morte e puttane comprensive [anche con lui], diventa un dramma autentico: e allora il giovane reporter comincia a riconoscere in quei cialtroni dei suoi colleghi e nella loro apparentemente sconclusionata professione l’indizio di qualcosa di eroico. Uno scoop potrà anche essere inventato, ma il giornalismo rimane, come gli insegna un vecchio del mestiere, “il più grande divertimento che puoi avere con i calzoni addosso”. Un romanzo sulla carta stampata prima della rivoluzione digitale, sui corrispondenti di guerra prima dello smartphone e sull’eterno rito di passaggio dalla giovinezza all’età adulta del quale il Post offre un’anteprima. Bella lettura per questo weekend “lungo”.
  • Native Vs Digital Advertising – Nielsen ha misurato per Outbrain, player attivo nel content discovery, 18 campagne di native advertising lanciate in Italia. La misurazione è stata effettuata inserendo un tag, che si attiva al momento del click, all’interno degli annunci. Sono stati costruiti così due cluster: utenti esposti e utenti non esposti ai contenuti editoriali, gemelli per profilo demografico. Secondo la rilevazione, la brand awareness media è salita di 2 punti percentuali, mentre la favorability e l’intention to buy sono cresciuti rispettivamente di 5 punti percentuali e di 3 punti percentuali. In entrambi i casi l’uplift del native adv è più elevato del benchmark calcolato sulle campagne digitali display e video con valori paragonabili. Le performance sono ancora più rilevanti sul target 18-44 anni. La crescita della brand awareness su questo target è tre volte più elevata rispetto a quella registrata sul totale della campagna, mentre la favorability e l’intention to buy aumentano di 8 punti percentuali e di 5 punti percentuali. Dal punto di vista della brand image, il native advertising offre la possibilità di accrescere la familiarità. Presso il cluster degli esposti alla campagna aumenta del 3% la quota di coloro che affermano di “conoscere bene le caratteristiche del prodotto/servizio”. Parallelamente aumenta dell’8% la percezione di fiducia nei confronti dei brand promossi. Dall’altra il native advertising si presenta come un formato non invasivo [e quindi non soggetto all’ad blocking] che ha come obiettivo quello di attirare l’attenzione del consumatore offrendo dei contenuti per lui rilevanti. Content is [more and more] king.
  •  Forbes & Licensing – Blue Financial Communication ha stretto un accordo con Forbes Media Llc, che prevede la concessione di una licenza per sviluppare tutte le iniziative editoriali con il marchio Forbes in lingua italiana per i mercati di Italia, Principato di Monaco e Svizzera. Questo accordo avra’ durata minima fino al 2022 [rinnovabile fino al 2025] e porra’ le basi per una importante crescita nel medio periodo dell’azienda media. L’agreement tra le due case editrici prevede  – a fronte di royalties legate al fatturato – l’utilizzo del marchio Forbes e di tutto il materiale prodotto dagli oltre 2.000 giornalisti e collaboratori della testata, a cominciare dalla pubblicazione di un magazine mensile, il cui lancio e’ previsto nell’autunno del 2017. L’accordo si estende anche agli allegati della casa editrice americana [30 under 30, Billionaires, Self made woman, Most innovative company, Next billion dollars start ups, Investment guide, ecc]. Il magazine sviluppera’ in italiano i contenuti prodotti dalla casa editrice americana integrati con notizie originali prodotte dai giornalisti di Blue Financial Communication. Grande spazio verra’ inoltre dato all’attivita’ online con il lancio del sito forbesitalia.it previsto gia’ nella prossima estate. Le due case editrici collaboreranno nella raccolta pubblicitaria a livello globale oltre alla creazione di eventi in collaborazione con il brand Forbes Live. Potrebbe essere un’iniziativa con buone probabilità di successo. Da monitorare.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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