Netflix, streaming e realtà aumentata, come cambia il futuro dei broadcast tradizionali

L’espansione di Netflix verso i mercati internazionali sta dando i primi frutti, non soltanto in termini di abbonamenti ma anche in termini di profitto. Per la prima volta dalla decisione di allargare l’offerta su scala mondiale, i conti dell’azienda statunitense su questo specifico segmento di business sono positivi con un guadagno di 43 milioni di dollari nel corso del primo trimestre del 2017.

Questo risultato è figlio della programmazione di investimento globale attuata nel gennaio del 2016: dopo aver reso disponibile il proprio servizio verso il territorio europeo, NTFX ha allargato lo streaming ad altri 130 paesi nel mondo raggiungendo l’Africa, il Medio Oriente e la Russia. Una diffusione considerevole, se si pensa che fino al 2010 Netflix era fruibile solo negli Stati Uniti e in Canada.

Adesso, in cima alla lista degli obbiettivi del fondatore e Ceo, Reed Hastings, c’è la conquista della Cina, il più grande mercato mondiale. Le trattative con il governo di Pechino sono iniziate da tempo e anche se la strada per ottenere i consensi necessari sembra ancora lunga, NTFX potrebbe raggiungere la popolazione cinese in via indiretta, siglando un accordo con la piattaforma di streaming locale iQiyi.

Ma la crescita di Netflix, che conta quasi 100 milioni di abbonati, non è un caso isolato e anche altri player avanzano con ritmi incalzanti. È il caso di Hulu, molto amato negli Stati Uniti e in Giappone, e di Amazon che dopo aver acquistato i diritti (non esclusivi) per trasmettere la NFL potrebbe fare lo stesso con la Serie A e con altri sport idi fama internazionale per accaparrarsi nuove nicchie di mercato. Un passaggio, quest’ultimo, che potrebbe segnare la fine di un’epoca dato che per i medium tradizionali sport, musica e show, rimangono gli eventi live più seguiti.

E poi esiste un altro binario che corre parallelo a quello appena descritto, basato sull’offerta streaming gratuita e capace di collezionare numeri da capogiro. YouTube rimane la piattaforma di maggiore successo con un miliardo di utenti (quasi un terzo di tutti gli utenti su Internet) e centinaia di milioni di ore di video visualizzate quotidianamente. Al suo fianco si fanno spazio altre realtà molto amate dagli under 30 e dedicate al mondo dei videogiochi e allo streaming live delle partite, come Twitch. Una crescita certificata dal numero dei fruitori non occasionali dei servizi in streaming on-demand che dal 2015 al 2021 passerà da 159 a 364 milioni.

In questo contesto multi-piattaforma, dove i servizi offerti variano dalle SerieTv allo Sport, la frase pronunciata da Mark Zuckemberg durante la conferenza per gli sviluppatori F8 a San Jose suona profetica: “Ha ancora senso comprare una televisione, se puoi avere nel soggiorno di casa tua uno schermo virtuale più grande rispetto a tutte le Tv in commercio?”. Soprattutto se per ottenerlo basterà scaricare un’app da un dollaro. Una provocazione che assume maggiore autorità se affiancata alle prospettive di crescita della realtà aumentata e dell’intelligenza artificiale che posizionano social network, camera companies e smartphone come nuovo centro di gravità della comunicazione.

Secondo quanto raccontato dal dal Ceo di Facebook in California, agli sviluppatori è affidato il compito di trasformare le fotocamere dei device in piattaforme mainstream per la realtà aumentata, un po’ come successo ai telefoni cellulari che da semplici prodotti di consumo si sono trasformati in piattaforme aperte e di condivisione. Questo consentirà alle communities di essere ancora più connesse tra di loro generando una nuova spinta allo scambio di foto, video e dati.

Da questo breve spaccato si può facilmente intuire che se fino qualche mese fa le trasformazioni nel settore televisivo sembravano ancora in fase embrionale, il nuovo scenario disegnato questa settimana impone ai vecchi medium una riflessione per capire come declinare i contenuti prodotti quotidianamente sulle nuove piattaforme restando protagonisti e allargando il pubblico di riferimento. In caso contrario, il futuro dei broadcast tradizionali potrebbe essere simile a quello della carta stampata dove il numero degli impiegati diretti e indiretti è crollato negli ultimi dieci anni.

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