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Bilanci gruppi editoriali: si punta su tagli e ricavi pubblicitari (basterà come salvagente?)

Con la pubblicazione da parte degli editori italiani dei loro conti economici (anche se per alcuni si tratta ancora solo di anticipazioni tramite comunicati stampa), possiamo fare delle prime valutazioni su alcune tendenze che sembrano emergere da parte dei proprietari dei principali quotidiani italiani. In particolare, come facciamo da alcuni anni, prendiamo in considerazione i cinque gruppi editoriali quotati in borsa: Rcs, Gruppo Espresso, Gruppo 24 Ore, Caltagirone editore e Poligrafici editoriale.

Un dato che, giustamente, molti editori hanno voluto mettere in evidenza nei loro comunicati corporate è il ritorno all’attivo di bilancio. In effetti se guardiamo agli anni passati di questi cinque maggiori ben quattro presentavano, da anni, rossi di bilancio e solo uno (il Gruppo Espresso) poteva vantare un risultato netto positivo (anche se minimo).

Nel 2015, ad esempio il risultato netto aggregato dei gruppi cumulava una perdita complessiva di oltre 200 milioni (-207,6 milioni di euro) mentre nel 2016 questo dato scende a -136,9 milioni. Oggi i gruppi che hanno rosso di bilancio sono solo due: Gruppo 24 Ore (-89,1 milioni: ma qui la situazione, ancora tutta in evoluzione per le note vicende, non sorprende affatto) e Caltagirone editore (-62,4 milioni).

dati in milioni di euro

Un inversione di tendenza sicuramente positiva (soprattutto quella di Rcs che pesava in questo quadro in maniera determinante) anche perché i ricavi per tutti questi gruppi editoriali continuano invece a contrarsi: il dato aggregato dello scorso anno dava ricavi complessivi per i cinque gruppi pari a 2.279 milioni di euro, quello del 2016 è di 2.141 milioni di euro ovvero -138 milioni con una flessione del 6%.

Una flessione dei ricavi che per i singoli gruppi varia dal 3% del gruppo Espresso al 10% del Sole 24 Ore passando dal 6-7% degli altri gruppi. La contrazione dei ricavi aggregata dei cinque gruppi è invece nettamente inferiore a quella del 2015 (-13%) ma in linea con quella del 2014 (-6%).

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Con le entrate economiche in flessione lo strumento per ridurre o annullare i passivi è principalmente uno: i tagli ai costi. Come abbiamo già scritto l’imperativo sembra essere tagliare il tagliabile, e forse anche di più (sperando che questi tagli siano anche riduzione degli sprechi).

Per il momento sono soprattutto tagli al personale: il Gruppo Espresso ha tagliato nel confronto al 31 dicembre 282 unità tra 2016 e 2015 ovvero -12,7% (ma il dato è stato riclassificato, nel bilancio 2015 pubblicato lo scorso anno la cifra dei dipendenti al 31 dicembre era stata di 2.183 unità). Rcs ha invece tagliato 216 unità – parliamo sempre di organici al 31 dicembre – rispetto al 2015.

Quasi 500 unità in meno in un anno (498 per la precisione) e parliamo solamente dei due maggiori gruppi editoriali. Poco altro da aggiungere.

L’altro elemento – ne abbiamo già parlato ma ha valore sottolinearlo – è il sempre maggior peso della pubblicità nella struttura dei ricavi. In tutti gruppi si rileva un aumento del suo peso percentuale (anche se in assoluto anche i ricavi pubblicitari diminuiscono). Insomma oltre che ai tagli, per far quadrare i conti, ci si affida sempre più alla più “classica” delle voci di ricavo per i giornali. Ma come abbiamo scritto più volte, soprattutto per la carta stampata le previsioni sono di un impegno sempre minore su questo mezzo da parte degli investitori pubblicitari.

Oltre al fatto che in Italia i margini di guadagno dalla pubblicità sui quotidiani stanno sempre più diminuendo. Un dato su tutti: secondo le rilevazioni di Fcp (la federazione delle concessionarie pubblicitarie) nel 2016 il volume complessivo degli spazi venduti della pubblicità nazionale sui quotidiani rispetto al 2015 è aumentato dell’1,8% mentre il fatturato relativo a questo formato è diminuito dell’8%. La pubblicità commerciale nazionale tra 2010 e 2016 ha avuto una flessione in Italia del 44% con un costo a spazio passato, nel medesimo periodo secondo nostre elaborazioni, dai 6.247 ai 3.525 euro. Ed è proprio a questa voce di ricavo a cui ci si affida sempre di più.

 

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Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".
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Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".

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