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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • Parla Come Mangi [e mangia meglio] – Condé Nast presenta il nuovo sito di Vanityfair in chiave mobile e social ma soprattutto lo rilancia con un sistema di Intelligenza artificiale in grado di riconfigurarsi in tempo reale e suggerire contenuti editoriali in base alle preferenze di navigazione di ogni singolo utente. Il sistema si chiama Genius e in concreto imparerà, a seconda degli interessi del lettore, a proporre più notizie di attualità se quest’ultimo ha cliccato maggiormente sulle news oppure suggerirà più indiscrezioni sui vip se gli articoli sui volti noti sono stati quelli da lui più visitati. Non solo, il nuovo sito di Vanityfair, considerando il momento della giornata in cui il lettore sta navigando sul sito, gli proporrà per esempio cinque temi di cui parlare a tavola con gli amici, se si sta avvicinando l’ora della cena. O ancora a chi non ha aperto il sito da qualche giorno offrirà una selezione dei suoi articoli. Tutto potenzialmente molto interessante, peccato che nella presentazione si leggano frasi del tipo «Vanity offre infatti nuovi spazi di interazione on-site con una selezione editoriale di Top Commenters: utenti speciali il cui punto di vista sulle notizie sarà parte integrante dei contenuti grazie alla qualità dei loro commenti, per un dialogo ancora più continuo e partecipato. Non solo spazio agli utenti, ma anche una nuovissima sezione per le Vanity Stars», concludendo «Abbiamo lavorato per trasformare la nostra proposizione digitale in a touch of magic: nella complessità e frammentazione delle nostre fruizioni digitali quotidiane, vogliamo essere distintivi e memorabili per gli utenti non solo con i nostri contenuti ma anche con le nostre proposizioni commerciali». Brrrr…
  • Fact Checking – Di fact checking, se ne parla molto ma nella realtà dei fatti l’impressione è che perlopiù resti una frase ad effetto da proporre nei salotti buoni per fare effetto o nei peggiori bar di Caracas [ma anche di Trezzano sul Naviglio, eh!] per tirarsi fuori dai guai, ed infatti più di qualcuno sostiene che stiamo combattendo le notizie false nel modo sbagliato. Una pratica che dovrebbe essere alla base di qualunque articolo di giornale spesso disattesa proprio dai “grandi giornali”. Per fortuna esiste l’eccezione che conferma la regola come nel caso de la Stampa che ieri, a seguito della partecipazione di Renzi a Otto e mezzo, individua alcuni punti controversi dell’ampia intervista condotta da Lilli Gruber visto che l’ex premier stesso aveva sollecitato i telespettatori a più riprese a fare fact checking durante la trasmissione. Siamo sulla buona strada, l’importante è che non resti episodica come pratica, avanti tutta, bravi!
  • Fiducia sulla Carta – Gli italiani hanno ancora fiducia nel giornalismo [56%] anche se 6 su 10 ritengono che i media oggi non svolgano bene il loro compito di informare in libertà. Per un terzo degli italiani la TV resta il canale più immediato e affidabile per avere notizie, ma sono i giornali di carta a vincere il primato di affidabilità [71%], seguiti da televisione e radio [entrambi al 67%]. L’ultimo posto nell’affidabilità del buon giornalismo percepito dagli italiani è occupato dai talk show [27%], dietro persino ai social network [35%]. È quanto emerge da un’indagine realizzata dall’istituto di ricerche Swg, o meglio emergerebbe visto che il presidente della Swg durante la presentazione dei risultati ha dichiarato che «La ricerca non è una radiografia, e ancor meno una sorta di tac del mondo dell’informazione e del giornalismo in Italia. E’ piuttosto una fotografia di scenario da leggere in termini generali e per grandi linee, anche se il quadro che emerge è da ritenere sufficientemente preciso e attendibile dello stato di salute del giornalismo in Italia».  Fiducia sulla carta per giornali, e ricerche. Bah!
  • No Spoiler – Il Post di Luca Sofri sceglie un titolo per un articolo così ermetico da essere ai limiti del clickbaiting, però per postarlo sulla propria fanpage decide di “spolierarisi” da solo mettendo in  testa al post la risposta alla domanda insita nella titolazione. I lettori, nei commenti, comprendono e ringraziano. Un altro mondo è possibile, volendo… [e, ovviamente, complimenti a il Post].
  • Community Standards – I community standard di Facebook sono sempre più dibattuti tra fake news, nudi che non lo erano, diciamo, antisemitismo a gogò e chi più ne ha più ne metta, come si suol dire. . Dopo aver messo sotto scacco Google per i video estremisti e antisemiti cui venivano destinate le sponsorizzazioni di YouTube, il Times ha rivolto la sua attenzione alla piattaforma di Mark Zuckerberg, dedicandogli la prima pagina, che «si è rifiutata di rimuovere contenuti di matrice terroristica e pedopornografica potenzialmente illegali nel Regno Unito». La testata è giunta alla conclusione dopo aver creato un profilo ad hoc sul social network. Nei panni di un finto professionista dell’It 30enne, il giornalista che ha condotto l’inchiesta ha chiesto l’amicizia a più di cento sostenitori di Isis ed è entrato in gruppi che condividono scatti e video osceni e violenti. Imbattutosi in numerosi contenuti sgradevoli, ne ha chiesto la rimozione con i sistemi di segnalazione appositi. Facebook ha accolto la richiesta solo in alcuni casi, lasciando online messaggi che elogiavano gli attacchi Isis «da Londra alla Cecenia alla Russia e al Bangladesh in meno di 48 ore» e promettevano di portare la guerra «nel cuore delle vostre case». Solo su successiva richiesta del Times, questa volta nei suoi panni reali, Meno Park è intervenuto ulteriormente addossando la responsabilità ad un errore umano.  Sicuri di voler lasciare a Zuck & Co. il compito di contrastare le “fake news”?
  • Recruiting 2.0 – L’Huffington Post cerca un direttore per la sua edizione britannica. La figura ricercata per il ruolo di editor-in-chief è un giornalista con almeno dieci anni di esperienza, dalle spiccate doti di leadership e in grado di portare la redazione britannica dell’Huffington Post ad un livello superiore. Fin  qui nulla di straordinario se non fosse che la ricerca è lanciata in  un tweet di Lydia Polgreen, Editor in Chief di the Huffington Post US [via]. Insomma, recruiting 2.0 per la testata globale di origine statunitense. Esattamente uguale a come funziona nelle nostre redazioni, o no?
  • Carne Viva – A commento dei risultati di bilancio 2016. Francesco Gaetano Caltagirone, presidente della Caltagirone editore, secondo quanto riportato, ha dichiarato che «Il declino a oggi non si è fermato: il numero di copie continua a scendere in maniera costante e non ci sono segni di fermata della discesa. Siamo in una situazione migliore del mercato ma c’è poco da essere contenti del mercato. Non ho segni di miglioramento per la pubblicità, vediamo la stabilizzazione, che è l’obiettivo ma non un recupero», proseguendo «non abbiamo sacche di grasso che possiamo tagliare, ormai possiamo andare solo nella carne viva». Fatti una domanda e datti una risposta.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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