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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • I 10 Comandamenti di Facebook sulle “Fake News” – Facebook accelera nella guerra alle bufale e, a partire da oggi, pubblicherà in testa al newsfeed la guida, fatta di “10 comandamenti“, per identificare le notizie false. L’iniziativa parte, per ora, in 14 nazioni diverse compresi Stati Uniti, Regno Unito e Germania, ma anche in Italia è già possibile contrassegnare una notizia come falsa e segnalarlo. Quello che nella newsroom del social network viene definito come «Un nuovo strumento educativo contro la disinformazione» e si colloca in un più ampio quadro di iniziative al riguardo. Si tratta certamente di iniziative positive che però personalmente non credo che avranno nel complesso un grande impatto sul fenomeno poiché mi pare estremamente improbabile che la maggioranza delle persone adotti improvvisamente comportamenti “virtuosi” al riguardo. Credo inoltre che sia un errore delegare a Facebook un ruolo che invece dovrebbe essere dei media, che così facendo potrebbero perdere ulteriormente di rilevanza. Come scrive Luca Sofri «Mi limito a notare che da un anno a questa parte si è fatto improvvisamente un gran parlare della necessità di interventi di fact-checking e correzione delle notizie false, e di un’assiduità necessaria in questo senso: e le stesse autorevoli testate che ora cavalcano queste parole d’ordine divenute di moda hanno gli archivi pieni di “fake news”, e direi che se ne freghino abbastanza, no?»
  • Una Storia di Successo per l’Editoria Digitale Italiana – Netaddiction è un editore italiano nativo digitale che produce contenuti per il Web dal 1999 attraverso otto testate. Gli argomenti trattati online spaziano dall’entertainment, con portali come Multiplayer.it e Movieplayer.it, al food, con iFood.it e Dissapore.com, passando per il lifestyle, con Bigodino.it, fino alla tecnologia, tramite HDblog.it e LegaNerd.com, e all’automotive, con HDmotori.it. Il gruppo editoriale ha chiuso il 2016 confermando una crescita in termini di fatturato che ha superato di poco i 10 milioni di euro, con 40 dipendenti nelle sedi di Milano e Terni. Inoltre, nei primi mesi del 2017 i settori food e lifestyle hanno avuto un incremento dell’utenza del 45%, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il valore della verticalità, della specializzazione. Bravi!
  • International Journalism Festival – Al via da mercoledì 05 scorso l’undicesima edizione del Festival. Come DataMediaHub stiamo monitorando quotidianamente le conversazioni sui social dell’evento pubblicando una sintesi delle principali evidenze, delle cose più interessanti che emergono al riguardo, sul sito della manifestazione per tutte e cinque le giornate dell’evento oltre alla pre-analisi iniziale. Inoltre il sottoscritto, ogni mattina intorno alle 09:30, per ENI, uno dei main sponsor della manifestazione, partecipa a “NumericaMente” fornendo i numeri del Festival. La maggior parte degli eventi vanno in live streaming. Se siete stati impegnati questa la mia personalissima selezione dei cinque, tra i tanti dei primi due giorni di lavori, che non vi dovete perdere e vedere appena ne avete tempo: 1) Moderare o non moderare? Regole pratiche per i gestori di siti web per sopravvivere alla community: casi di responsabilità e suggerimenti operativi; 2) Come migliorare il lavoro dei giornalisti online: scovare le notizie e verificare le fonti; 3) Aziende o media. Da chi si informano i lettori?; 4) I consumatori hanno fame di etica. Qual è il ruolo delle imprese e quale deve essere il contributo del giornalismo nel raccontare le buone pratiche aziendali o al contrario nel fare luce su pratiche industriali lontane da standard etici oramai consolidati in sempre più parti del mondo?; 5) Il cuore del potere. Storia del Corriere della Sera.
  • Catch-up Tv – Gli italiani abbandonano il second screen quando vedono serie e fiction. Dai recenti dati Nielsen emerge che il 30% dei commenti su Facebook e Twitter avviene tre ore prima o dopo la messa in onda di un programma televisivo e nel caso di serie tv e fiction la percentuale arriva al 57%: è l’effetto della “Catch up-tv”. Dunque ad eccezione dei grandi eventi live [sport, musica o top show] il consumo dei contenuti televisivi avviene sempre più spesso dal device e nel momento preferiti dallo spettatore, anziché dalla classica TV in salotto all’orario definito dall’emittente. Gli spettatori [non solo i più giovani] sono sempre più riluttanti a rispettare le regole tradizionali dei palinsesti televisivi. Un ulteriore elemento su quanto sia anacronistica l’ostinazione a vendere la copia integrale del giornale invece del singolo articolo, come scrivevo non più tardi di un paio di giorni fa.
  • Perché Tutti Parlano della Pubblicità Pepsi con Kendall Jenner – Lo spot Pepsi [poi ritirato] le cui note dolenti sono molte. Dalla scelta di Kendall Jenner, simbolo di una vita di lusso ed eccessi, che non ha mai avuto nulla a che fare con l’impegno politico, ai diversi dettagli fuori luogo, come il fatto che la modella quando si toglie la parrucca la lancia addosso a un’assistente afroamericana. E poi molto si potrebbe dire sulla scelta di relegare una ragazza musulmana [per intenderci la fotografa del servizio] a un ruolo di secondo piano. Come giustamente scrive Marco Bardazzi, «Il passo falso di Pepsi, case history per tutto il mondo della pubblicità. La lezione: l’autenticità paga, il fake fa male al business». Prendere nota, grazie.
  • L’Ubriacatura da Storie, un Flop Annunciato? – Magari, fra qualche mese, qualcuno ci spiegherà l’ubriacatura delle Storie. O delle Giornate, come le ha battezzate Facebook all’interno di Messenger dopo aver lanciato una funzione analoga per l’applicazione principale. Dopo anni di dibattiti intorno alla grammatica specifica di ogni piattaforma sociale, qualche top manager caduto in disgrazia [non senza un’ottima buonuscita] ci svelerà perché persino WhatsApp, contro ogni logica, abbia dovuto introdurre uno Stato che ricalcasse le Storie. Così come Medium, con le sue Series. A conti fatti, sono solo due i social network in cui raccontare la propria giornata con foto e video ritoccati e arricchiti dal solito pacchetto di filtri ed effetti funziona: Snapchat e Instagram. Altrove le cose vanno così male che si è dovuti correre ai ripari in modo piuttosto grottesco. Se prima di pubblicare il mio pezzetto di vita devo passare in rassegna la tipologia del pubblico a cui andrà in pasto e magari replicare la stessa cosa su diverse piattaforme, ciascuna con i suoi effetti, quella dinamica di spontaneità si perde per scarsità di voglia, tempo e attenzione. Occorre scegliere e, tendenzialmente, dato che la mossa di Instagram era azzeccata (perché accoglie questi diari videofotografici in un impianto già tale, che punta tutto sul visuale), si resta dove si è già costruita una community reattiva. Tutto il resto è noia.
  • Social Media Policy – Il Csm disciplinerà l’uso dei social da parte dei magistrati. Il Comitato di presidenza ha accolto la richiesta di Pierantonio Zanettin e ha deciso di affidare alla Prima e alla Settima Commissione la stesura delle regole. L’iniziativa arriva dopo i casi di Giorgio Nicoli, gip di Trieste che su Facebook aveva attaccato la governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, e del pm di Trani Michele Ruggiero che sempre a quel social aveva affidato il suo sfogo dopo l’assoluzione di tutti gli imputati al processo del processo alle agenzie di rating. Meglio tardi che mai. E voi, la vostra impresa o organizzazione ha una social media policy?

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