Essere giornalista oggi in Italia. In 8 grafici

L’Agcom ha pubblicato ieri la seconda parte del report “Osservatorio sul giornalismo”: una fotografia sul profilo della professione giornalistica oggi in Italia in un centinaio di pagine – divise in cinque parti – dense di numeri e dati provenienti diverse fonti e sondaggi realizzati direttamente dall’Autorità per le comunicazioni attraverso questionari.
Il report è molto interessante, merita una lettura attenta e completa [qui per scaricarlo in formato .pdf], qui mi limito a segnalare e commentare brevemente i grafici – tra gli oltre cinquanta – che più mi hanno colpito:

Guardando al perimetro che definisce numericamente oggi la professione giornalistica, “la dimensione della platea potenziale dei giornalisti attivi” per usare le parole dell’Agcom, colpisce il dato che solo 59mila giornalisti siano iscritti all’Inpgi (la cassa di previdenza giornalistica) su un totale di 112.397 iscritti all’ordine dei giornalisti. Il 48% degli iscritti all’Odg quindi è sostanzialmente inattivo.

Se alla cifra degli iscritti all’Inpgi, togliamo i giornalisti che nel 2015 hanno dichiarato un reddito pari a zero (che non vuol dire sempre essere inattivi), i pensionati e chi gode di ammortizzatori sociali la cifra si riduce a 20.897 (il 18% degli iscritti all’Odg quindi). Continuando a fare due conti, i giornalisti che hanno dichiarato reddito zero sono il 21% degli iscritti all’Odg e il 40% degli iscritti all’Inpgi.


Guardando ancora ai dati dell’Inpgi gli iscritti alla “gestione separata” cioè i lavoratori autonomi sono (anzi ormai bisogna dire si confermano) la categoria maggiore, il 37%, ovvero il 10% in più dei lavoratori dipendenti cioè degli iscritti alla “gestione principale” (che “principale”, almeno come numero di iscritti, evidentemente non è più da un po’ di tempo). La grande stagione dei tagli che i grandi gruppi editoriali stanno annunciando, di certo non migliorerà questa situazione.

Il giornalismo, in Italia, non è una professione per giovani: il confronto, visualizzato nel grafico, nell’arco di tre lustri tra 2000, 2010, 2015 è impietoso. I giornalisti attivi fino a 30 anni di età sono scesi dal 17% al 8% così come quelli da 31 a 40 (dal 36% al 26%) mentre aumentano le altre fasce di età più anziane. Da notare come – secondo questo grafico – la fascia 51-60 anni nel 2000 fosse minonitaria rispetto alla fascia d’età fino a 30 anni (15% contro 17%) e nel 2015 sia nettamente superiore (25% contro 8%).


La piramide sul reddito parla abbastanza chiaro: il 49% delle donne e il 46% degli uomini ha un reddito compreso tra 1 euro e 10mila euro.

Chi ha un contratto da dipendente per la stragrande maggioranza (80% per gli uomini, 80,5% per le donne) è un contratto Fsni-Fieg. Gli altri contratti collettivi pensati come “alternativa” al più oneroso, per le imprese, contratto Fieg sembrano non aver fatto breccia anche se presenti ormai da molti anni, come nel caso dell’Aeranti-Corallo ( stipulato per la prima volta nel 2000, e relativo  alle imprese televisive e radiofoniche locali, ma utilizzato in alcuni casi per estensione anche a imprese editoriali locali sul web) non raggiunge il 9%.

Una parte molto interessante del report è dedicata all’uso della tecnologia da parte dei giornalisti italiani. Che non è, secondo questi dati, molto evoluta. Se guardiamo all’utilizzo dei dispositivi tecnologici rispetto al totale della popolazione italiana non emergono grandissime differenze se non per il buon “vecchio” desktop.

Così come per la scelta delle fonti quelle tradizionali risultano essere ancora quelle più utilizzate.

Ultimo grafico che segnalo è quello relativo alla tipologia di contratto per mezzo: da notare come tutti le nuove aree che promettono nuove prospettive di lavoro, agenzie di comunicazione, uffici stampa aziende private e online siano proprio quelle che hanno una percentuale di lavoratori autonomi che supera il 50%.

Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".

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