Confronto volumi vendita: Il Giornale, Libero, Il Fatto Quotidiano e Il Manifesto

Quanto premiano per i quotidiani italiani scelte di campo nette e fortemente schierate? Continuiamo nelle nostre analisi dei dati Ads aggregati per volumi di vendita mensili e annui: dopo aver preso in considerazione complessivamente tutti i quotidiani censiti da Ads e i top 5, oggi analizziamo un campione di quattro testate che si distinguono per linee editoriali estremamente diverse tra loro ma unite da scelte spesso provocatorie (usiamo questa parola ben sapendo che possa essere declinata con modalità e stili molto diversi). Le quattro testate sono: Il Giornale, Libero, Il Fatto Quotidiano e Il Manifesto (con il quale DataMediaHub ha collaborato per alcuni speciali).

Come per le altre puntate precisiamo ancora che i volumi sono stati calcolati sulla base della voce “totale vendita “cartacea+digitale” rilevata da Ads e moltiplicata per il numero delle uscite effettivamente fatte mese per mese dalle singole testate. Tutti i dati da gennaio 2015 a marzo 2016 (cioè fino a quando sono state rilevate) poi sono stati “depurati” dalla voce relativa alle vendite multiple delle copie digitali, che da aprile 2016 non è stata più censita. La nostra volontà è stata quindi quella di analizzare le vendite non solo in termini di copie medie (come quasi sempre facciamo) ma di quantificare concretamente in queste occasioni i volumi complessivi a fine mese e a fine anno realizzati dalle testate.

Veniamo ai dati: Il Giornale è la testata tra le quattro prese in considerazione con un volume di vendite nettamente maggiore, complessivamente nel 2016 le copie vendute sono state 25,94 milioni. Nel 2015 il volume totale di copie vendute (lo ricordiamo: stiamo parlando di copie cartacee e digitali vendute nelle edicole e per abbonamento) erano state 29,93 milioni: una flessione quindi nel 2016 di quasi 4 milioni di copie (3,99 milioni per la precisione) sui volumi annui pari a un -13,3%.

Più nel dettaglio guardando ai volumi di vendita mensili del Giornale da gennaio 2015 a dicembre 2016, la linea disegnata nel grafico è tendenzialmente in discesa con qualche leggera risalita che non cambia la declinazione verso il basso. A gennaio 2015 il volume mensile di vendita tocca  quota 2,77 milioni di copie, vertice mai più raggiunto nei 23 mesi successivi. A novembre 2016 la testata scende per la prima volta sotto i 2 milioni di copie vendute.

La seconda testata per vendite di questo campione è Libero: nel 2016 il volume di vendita annuo è stato di 14,23 milioni di copie nel 2015 era 16,06 milioni (quindi una flessione complessiva di 1,83 milioni copie pari a un -11,4%).

Il Fatto Quotidiano segue a breve distanza visto che nel 2016 ha venduto complessivamente 14,17 milioni di copie mentre nel 2015 erano state 14,94 milioni quindi in totale Il Fatto perde 768 mila copie nel confronto dei volumi annui, pari a un -5,1% .

Per quanto riguarda Il Fatto c’è da dire che il dato di gennaio 2015 è “fuori scala” (lo si nota bene anche dal grafico) principalmente a causa della vendita eccezionale in abbinamento al quotidiano del primo numero di Charlie Hebdo uscito dopo la strage della redazione del settimanale francese. Secondo quanto riportato dallo stesso Fatto Quotidiano, 500mila copie in due giorni, senza le quali in effetti il dato di gennaio si “normalizza” su numeri simili ai mesi successivi (ovvero intorno a un volume mensile di venduto di 1,18 milioni copie). Una vendita eccezionale senza la quale da una parte il volume complessivo annuo del 2015 sarebbe stato sicuramente inferiore. Dall’altra invece senza quei numeri, come è ovvio, diminuisce il differenziale di vendite tra 2016 e 2015 (circa -1,8-2,0% invece che, come detto, 5,1%).

Le linee disegnate sui grafici dai volumi di vendita mensili del Fatto e di Libero vedono quasi sempre il secondo in vantaggio tranne che a gennaio 2015 (ovviamente per le ragioni già spiegate) e da settembre 2016 quando Libero scende visibilmente e Il Fatto riesce a superalro. Ancora più distanziato in questo campione Il Manifesto che ha volumi di vendita minori rispetto alle altre tre testate: 3,44 milioni di copie nel 2016, mentre nel 2015 le copie vendute complessivamente nell’intero anno sono state 3,59 milioni. La flessione qui è di 152 mila copie (-4,2%).

Anche in questa analisi, come nelle precedenti, mettiamo in evidenza i dati degli ultimi mesi del 2016 cioè quelli più “caldi” nel dibattito sulla Referendum Costituzionale. Un dato che ci sembra ancora più interessante proprio per le linee editoriali così fortemente marcate dei quattro giornali.

Il Giornale ha una flessione, le copie continuano a calare da settembre a dicembre e, a ottobre, scendono per la prima volta sotto quota 2,1 milioni. A novembre e dicembre i volumi mensili sono i più bassi dei ventiquattro mesi presi in considerazione. Anche Libero non usufruisce del clima referendario per aumentare la vendita di copie, anzi, proprio nei mesi tra settembre e dicembre cala vistosamente, molto pesante il divario anno su anno: -23% tra ottobre 2016 e ottobre 2015, -44% nel mese di novembre e -43% nel mese di dicembre.

Meglio Il Fatto e Manifesto: il primo ha un andamento altalenante negli ultimi mesi dell’anno, sia nell’andamento con i mesi precedenti sia nel confronto anno su anno con alti e bassi, ma è da notare l’impennata di dicembre 2016 con un +16% su dicembre 2015 e con il volume di vendite più alto di tutto l’anno. Evidentemente molti lettori sono stati attratti dal commento e le analisi della vittoria del “No” sul quale il giornale si era fortemente schierato.

Anche il Manifesto vede incrementare le copie vendute negli ultimi mesi dell’anno coincidenti con il dibattito sul referendum: i volumi di vendita salgono rispetto ai mesi precedenti e anche se settembre e ottobre sono negativi nel confronto con la vendita degli stessi mesi del 2015 (-3% e -5%) novembre e dicembre registrano differenziali positivi di tutto rispetto: +6% e +12% su novembre e dicembre del 2015.

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Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".

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