Lo Stato dell’eBusiness in 7 Chart

Si fa un gran parlare di “industria 4.0” e si moltiplicano i convegni sul tema. Per verificare quale sia l’attuale stato dell’arte abbiamo preso alcuni dati dalla sezione dedicata all’agenda digitale del sito del Parlamento Europeo.

Il primo grafico indica la percentuale di aziende che hanno un sito web con funzionalità avanzate. Come viene spiegato nella nota metodologica, per sito con funzionalità avanzate si intende che abbia almeno una delle seguenti quattro funzionalità: cataloghi di prodotti o listini prezzi [webacc], possibilità per i visitatori di personalizzare o progettare i prodotti [webctm], l’ordine di tracciamento disponibile on-line [Webot] o contenuto personalizzato nel sito per visitatori regolari/ripetuti [webper].

Sono prese in considerazione le imprese con 10 o più addetti di tutti i settori del manifatturiero e dei servizi, escluso il settore finanziario.

Come mostra il grafico sottostante in Italia circa un terzo [34.6%] delle imprese ha un sito con le caratteristiche sopra riportate. Siamo l’ultima nazione della UE28, circa 23 punti percentuali alla media dell’Unione Europea.

Un altro indicatore che ci è sembrato interessante evidenziare riguarda le imprese che utilizzano un sistema di CRM analitico.

Per CRM ci si riferisce all’uso di qualsiasi software utilizzato per l’analisi delle informazioni sui clienti per scopi commerciali. Anche in questo caso sono comprese tutte le imprese con 10 o più addetti di tutti i settori del manifatturiero e dei servizi, escluso il settore finanziario.

Ancora una volta il nostro Paese si colloca al di sotto della media UE28 e anche se la situazione è meno grave rispetto a quella precedentemente evidenziata i segni di arretratezza anche in quest’ambito sono evidenti.

Se il mobile spopola e l’utilizzo della Rete in mobilità, o comunque da smartphone e/o tablet, ha superato da tempo, anche in Italia, quello da PC, qual è la quota di aziende che utilizzano Internet mobile per eseguire le applicazioni aziendali?

Ancora una volta l’Italia si colloca al disotto della media UE28 con un distacco di 7 punti percentuali e 2016, ieri, meno di un quarto delle imprese, il 23.6%, sfrutta queste opportunità.

Anche per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari online il nostro Paese mostra chiaramente i segni dell’arretratezza culturale dominante.

Infatti, siamo terzultimi nella UE28, davanti solo a Portogallo e Romania,  con solamente il 17.8% della aziende con più di 10 dipendenti che fanno advertising online.

Per restare alla comunicazione online, quante sono le aziende del nostro Paese che usano i social? Ed ancora quante usano più di un social – aka Facebook – e dunque è presumibile che abbiano una strategia, più o meno “raffinata”, attenta, di presenza su social.

Se già la situazione di quante imprese usino uno solo social media è ancora una volta di arretratezza con una percentuale del 39.2% che ci vede anche in questo caso ben al di sotto della media UE28, il caso di imprese che usino almeno due canali social è davvero preoccupante.

In questo caso infatti il distacco dalla media UE aumenta ulteriormente, con solo il 15.6 delle aziende che utilizza almeno due canali social.

Le imprese che utilizzano due o più dei seguenti mezzi di comunicazione social: social network/media, corporate blog o di microblog,  contenuti multimediali su siti di condivisione [come ad esempio SlideShare], strumenti di condivisione della conoscenza quali, ad esempio, i wiki, sono una frazione minima. Ennesimo indicatore di come non vi sia consapevolezza ed un approccio strategico all’uso dei social.

Diventa quindi naturale, ahimè, che il livello di “intensità digitale” delle imprese del nostro Paese sia ai minimi termini nel complesso.

Il punteggio intensità digitale si basa su contare quante su 12 tecnologie sono utilizzate da ciascuna impresa. Alti livelli sono attribuiti a quelle imprese che utilizzano almeno 7 delle tecnologie digitali elencate. L’elenco delle tecnologie 2015 include: l’utilizzo di Internet da parte della maggioranza dei lavoratori; l’accesso a competenze specialistiche ICT; velocità della banda larga fissa> 30 Mbps; dispositivi mobili utilizzati da oltre il 20% degli occupati; ha un sito web; ha alcune funzioni sofisticate sul sito web; presenza sui social media; l’e-commerce pesa almeno l’1% del fatturato; sfruttare le opportunità B2C di vendita web; utilizzare un software ERP; utilizzare un software di CRM. Nel 2016 gli ultimi 3 indicatori sono stati sostituiti con: fare pubblicità su Internet; acquisto  di servizi avanzati di cloud computing; inviare fatture elettroniche.

Indicatore generale della salute dell’e-business in Italia che ci vede davanti solamente a Lituania, Romania e Bulgaria, e che fotografa definitivamente quale sia la situazione nella Penisola. Del resto basta andare alle sezione del Ministero dell sviluppo economico dedicato appunto all’industria 4.0 con broken link e approssimazioni che definiscono puntualmente lo stato dell’arte.

Per quanto a noi addetti ai lavori il digitale, e le sue diverse applicazioni e declinazioni, appaia naturale, scontato direi, è evidente, anche, da questi dati che così non è. C’è molto lavoro da fare in tal senso e probabilmente dobbiamo abbassare l’asticella, parlare un linguaggio più chiaro, meno da gergo per addetti ai lavori, appunto, e più divulgativo ed efficace e, soprattutto, non fare convegni sull’industria 4.0 ma rimboccarci le maniche e metterci concretamente all’opera. Nel va del nostro presente e del nostri futuro.

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