10 Anni di Investimenti Pubblicitari in Italia

Nielsen ha rilasciato i dati relativi al 2016 per gli investimenti pubblicitari per mezzo nel nostro Paese. Abbiamo dunque raccolto i dati degli ultimi dieci anni per analizzare il trend di lungo periodo.

Se si esclude Internet, che però, per quanto riguarda il perimetro rilevato da FCP-Internet, inizia a mostrare evidenti segnali di cedimento, con i banner in caduta verticale, tutti gli altri mezzi mostrano un calo significativo.

Complessivamente, il totale degli investimenti pubblicitari in Italia registra una flessione del 30.6% rispetto al 2006 perdendo 2.617 milioni di euro.

La stampa [quotidiani + periodici] si riduce a quasi un terzo [-62.3%] di quello che era nel 2006 passando da 3043 milioni di euro agli attuali 1147. Anche se l’andamento a spazi presenta dinamiche ben diverse si tratta del mezzo che più di qualunque altro perde nel decennio e pesa per il 72% di tutto il calo del mercato pubblicitario

Anche la regina dei mezzi pubblicitari del nostro Paese, la televisione, nonostante sia il medium, assieme alla radio, che presenta il minor calo: -16.4%, lascia sul terreno 757 milioni di euro rispetto al 2006.  Non esattamente bruscolini, diciamo. Se i broadcaster non comprenderanno velocemente che non sonpo le altre emittenti il loro concorrente, ma gli OTT, ed in primis Google e Facebook ovviamente, la raccolta pubblicitaria televisiva seguirà nel medio periodo [3-5 anni] lo stesso trend di quello della carta stampata. L’outdoor si dimezza ed il cinema è ormai ridotto al lumicino.

È proprio la radio, tutto sommato, il mezzo che sembra reggere meglio l’onda d’urto del digitale, e della crisi economica di sistema più lunga di cui si abbia memoria. Il calo in 10 anni e “solo” del 12.9% e negli ultimi due anni vi è addirittura una crescita della spesa pubblicitaria. Sicuramente il fatto che la radio sia fruita prevalentemente mentre si svolgono altre attività, dalla guida dell’auto all’utilizzo della Rete, l’ha in qualche modo protetta dal crollo di audience registrato dagli altri medium travolti dal tempo e dall’interesse delle persone nell’uso di Internet e, sempre più, dei social.

Per quanto riguarda il digitale la dinamica degli investimenti pubblicitari ha due trend contrapposti, Infatti, da un lato si assiste al calo della display tradizionale, dei banner, mentre dall’altro lato, secondo le stime di Nielsen continuano a crescere gli investimenti in search a pagamento, che pesa oltre un terzo del totale, e soprattutto sui social. Questi ultimi per il secondo anno consecutivo anno il maggior trend di crescita [+33% 2016 vs 2015] e c’è da scommettere che con il “boom” atteso per quest’anno degli investimenti in influencer marketing a fine 2017 i banner caleranno ulteriormente per lasciar spazio a queste nuove forme di comunicazione d’impresa.

Insomma, il mercato si contrae sicuramente anche per effetto di quella che è la crisi economica più lunga della storia recente ma cambia anche canali, medium, per effetto del mutare della relazione, e delle relative aspettative, tra persone e imprese. Da questo non vi è dubbio che non si torna più indietro ai “bei tempi che furono”.

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