Molti Ranger e pochi Pionieri, l’industria delle news dipende ancora troppo dalla pubblicità?

Di cosa par­lia­mo quan­do par­lia­mo di inno­va­zio­ne nei gior­na­li? Da mol­ti (trop­pi?) anni gli edi­to­ri stan­no cer­can­do un nuo­vo siste­ma di busi­ness che pos­sa sal­var­li, i più sag­gi, for­se, han­no capi­to che non sarà solo un model­lo, even­tual­men­te, a far­lo ma una com­bi­na­zio­ne di que­sti. Un para­me­tro da sem­pre usa­to per com­pren­de­re quan­to i top mana­ger del­le impre­se edi­to­ria­li sia­no capa­ci di tro­va­re nuo­ve for­me di finan­zia­men­to è sta­ta la loro dispo­si­zio­ne a capi­re le nuo­ve tec­no­lo­gie ed uti­liz­zar­le nel pro­ces­so pro­dut­ti­vo. È inte­res­san­te però nota­re che negli ulti­mi mesi – com­pli­ce le stra­te­gie edi­to­ria­li di impor­tan­ti testa­te come Finan­cial Times e New York Times che pun­ta­no con sem­pre mag­gio­re deci­sio­ne sui fat­tu­ra­ti che deri­va­no diret­ta­men­te dai pro­pri let­to­ri – oggi un nuo­vo para­me­tro vie­ne sem­pre più uti­liz­za­to: quan­to sono dispo­sti gli edi­to­ri ad abbon­da­re un model­lo di busi­ness fon­da­men­tal­men­te basa­to sugli inve­sti­men­ti pub­bli­ci­ta­ri?

Una con­fer­ma di que­sto vie­ne da l’ottava edi­zio­ne del “world news media inno­va­tion stu­dy” del qua­le The Media Brie­fing ha anti­ci­pa­to alcu­ni pun­ti in un arti­co­lo mol­to inte­res­san­te “Inno­va­tion in news media: five key fin­dings” (del qua­le come al soli­to invi­tia­mo la let­tu­ra com­ple­ta). Lo stu­dio è sta­to con­dot­to inter­vi­stan­do 1.600 diri­gen­ti dell’industria dei media (che han­no dato le rispo­ste in for­ma ano­ni­ma) di 142 Pae­si diver­si. È inte­res­san­te vede­re come i respon­sa­bi­li del­lo stu­dio abbia­no deci­so di sud­di­vi­de­re, a secon­do del­le rispo­ste, i top mana­ger in tre cate­go­rie:

- I Custo­di, i guar­dia­ni (the Guards) quel­li che pre­ve­do­no che nei che rap­pre­sen­ta­no il 10% del cam­pio­ne inter­vi­sta­to, ovve­ro quel­li che difen­do­no acca­ni­ta­men­te il busi­ness tra­di­zio­na­le e che pre­ve­do­no che il 90% dei loro pro­fit­ti futu­ri con­ti­nue­ran­no a veni­re dal­la pub­bli­ci­tà e dal­la ven­di­ta di con­te­nu­ti, sen­za alcun cam­bia­men­to sostan­zia­le nel loro model­lo di busi­ness nei pros­si­mi cin­que anni

- I Ran­ger il 70% degli inter­vi­sta­ti, la par­te più con­si­sten­te del cam­pio­ne, che pur se con­cen­tra­ti sul man­te­ni­men­to del­le loro atti­vi­tà così come le stan­no rea­liz­zan­do oggi, lavo­ra­no anche in dire­zio­ne di crea­re fon­ti diver­se di gua­da­gno per una quo­ta che varia dal 10% fino al 50% (quin­di una for­bi­ce mol­to ampia).

- infi­ne i Pio­nie­ri che rap­pre­sen­ta­no il restan­te 20% degli inter­vi­sta­ti i qua­li sono con­vin­ti che “le loro azien­de dovran­no gua­da­gna­re più di metà del loro red­di­to da fon­ti diver­se rac­col­ta pub­bli­ci­ta­ria e di con­te­nu­ti tra­di­zio­na­li per rag­giun­ge­re i loro obiet­ti­vi di fat­tu­ra­to”.

Anco­ra più nel det­ta­glio sono da nota­re le rispo­ste alla doman­da “quan­to dipen­de il vostro fat­tu­ra­to dal­la pub­bli­ci­tà?”: la fascia più alta (il 19,2%) è quel­la che ha dichia­ra­to che i pro­pri fat­tu­ra­ti dipen­do­no dal­le entra­te pub­bli­ci­ta­rie dal 51 al 60%, la secon­da fascia (17,2%) addi­rit­tu­ra ha ammes­so che dipen­de per oltre il 70%. Nel com­ples­so la quo­ta degli inter­vi­sta­ti che dichia­ra di dipen­de­re per oltre il 50% dal­la pub­bli­ci­tà è sta­ta il 44,2% [dall’altro lato pos­sia­mo vede­re anche che il 22,8% dichia­ra di dipen­de­re dal­la pub­bli­ci­tà per una quo­ta pari o infe­rio­re al 30%].

Se guar­dia­mo al nostro orti­cel­lo (leg­gi indu­stri edi­to­ria­le ita­lia­na) e pen­sia­mo che nei pros­si­mi mesi i tre mag­gio­ri grup­pi indu­stria­li — Rcs, Grup­po 24 ore e Grup­po Espres­so — dovran­no pre­sen­ta­re i pro­pri pia­ni indu­stria­li che per una ragio­ne o l’altra, saran­no fon­da­men­ta­li per capi­re dove real­men­te andrà l’editoria in ita­lia c’è da chie­der­si quan­ti dei top mana­ger di que­sti grup­pi appar­ten­ga­no alla cate­go­ria dei Guar­dia­ni, quan­ti a quel­la dei Ran­ger e quan­ti a quel­la dei pio­nie­ri. Si accet­ta­no scom­mes­se.

Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".
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