Realtà virtuale e conversazione reale. Una ricerca di Facebook

Che lo sviluppo della realtà virtuale rappresenti il futuro è ormai storia nota. In particolar modo, se di questo si fanno carico i più importanti player del digitale – e ormai dell’economia in senso ampio – questo progredire sarà sempre più veloce.

A riportare alcuni dati di una ricerca è proprio Facebook, dalle pagine di Insights. Si fa menzione di un ambiente virtuale – un treno – all’interno del quale si possano virtualmente incontrare persone situate in luoghi diversi.
E parliamo, paradossalmente, di una delle applicazioni meno elaborate.

Le applicazioni della realtà virtuale hanno già un importante successo in diversi ambiti, quali quelli artistici. Per citare alcuni esempi italiani e quindi non troppo lontani da noi, presto alla Città della Scienza (Napoli) sarà possibile percorrere interamente il corpo umano, esattamente come accadeva per i personaggi del cartone animato; e gli affreschi di numerose ville Romane sono stati resi visibili nella loro maestosità e nella loro interezza, seppur le pareti su cui si posavano siano oggi, di fatto, bianche.

Ma gli esempi di questo genere sono decisamente numerosi. Il 66% delle persone intervistate negli USA ritengono che la realtà virtuale diverrà di uso quotidiano. Facebok IQ ha commissionato un’analisi a una società di consulenza in materia di neuroscienze, per studiare le risposte cognitive ed emotive relative a una conversazione in realtà virtuale, rispetto ad una faccia a faccia.

La metodologia – a grandi linee – prevedeva dialoghi tra due persone, pria in realtà virtuale e poi face to face.
Riassumendo i risultati per topic:

Ambientamento
I partecipanti sono subito a loro agio nella realtà virtuale. Dimostrano livelli di motivazione costantemente positivi e uno sforzo cognitivo progressivamente in diminuzione. Ne si deduce, quindi, un facile e rapido ambientamento.

Stimoli
I partecipanti non sono né annoiati, né sovrastimolati. La conversazione avveniva quindi in un contesto ideale e senza troppe ingerenze dovute alla modalità con cui si realizzava.

inline_graphic_2
Fiducia
Il 93% dei partecipanti ha trovato gradevole il proprio interlocutore. In particolar modo questo tipo di conversazione si è dimostrata particolarmente efficace per i soggetti più introversi che – come era facile presumere – vivono l’esperienza in un clima di maggior fiducia.

inline_graphic_1_inline_graphic_1

Autenticità
Sembrerebbe che i partecipanti impegnati a conversare in realtà virtuale avessero maggior propensione a rivelare temi personali, ritenendo che la realtà virtuale affievolisca il (pre)giudizio, in particolar modo dovuto all’aspetto dell’interlocutore. Una conversazione che sembrerebbe quindi più autentica.

I risvolti di business – diretti o indiretti – di questa tecnologia in sviluppo galoppante.
Le persone intervistate a tal proposito si sono dette interessate a utilizzare la realtà virtuale per il 65% nella visita dei luoghi di vacanza, prima di procedere all’acquisto. In linea con questo risultato, c’è un 60% che invece vorrebbe vedere prodotti in negozio, senza entrare nel negozio stesso.

Un importante 54% valuta soluzioni di lavoro a distanza, mentre un 59% si dichiara interessato alle relazioni – in senso ampio – a distanza. Infine un 59% vorrebbe poter rivivere momenti passati. Se dico Black mirror ti ricorda qualcosa?

inline_graphic_3

Pierluigi Vitale

Social media Analyst at Social Listening
Social media analyst e information designer. Ph.D Fellow presso il Laboratorio "Digital Humanities + Information Design" dell'Università degli studi di Salerno. Svolge attività di ricerca nel campo dell'analisi e della visualizzazione dei dati. Mai diventato giornalista, fa di reperimento, analisi, elaborazione e rappresentazione dei dati la sua vocazione. Ha lavorato da Vice-Responsabile Marketing del Corriere del Mezzogiorno e tiene corsi di formazione per soggetti pubblici e privati.
Pierluigi Vitale

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.