Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere.

Gli altri giorni della settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela potete abbonarvi per molto meno di un caffè al giorno. Per capire meglio cosa è Wolf potete leggere cosa dicono di noi quelli della World Association of Newspapers and News Publishers,  consultare gratuitamente lo “speciale” del 100° numero reso disponibile gratis online e leggere cosa ne pensa una nostra abbonata. Infine, il Corriere della Sera ha inserito Wolf nell’olimpo delle newsletter internazionali.

  • Giornalettismo – L’amico Marco Esposito lascia l’incarico di Direttore Responsabile di “Giornalettismo” per divergenze di visione sulla nuova progettualità per la testata da parte dell’editore. Ad annunciarlo è lui stesso in un post su Facebook. Dopo i saluti di rito ai vari componenti della redazione, scrive: «Ho imparato tantissime cose in questi 30 mesi. Ho imparato che i giornali vanno fatti per i lettori, mentre ancora troppi colleghi scrivono per farsi leggere dai colleghi. Bisogna essere umili e saper ascoltare il lettore. Ho capito che l’editoria in Italia rischia l’estinzione se non si ha il coraggio di rivoluzionare tutto, mentre sembra che ci si accontenti di raschiare il barile. Ho capito che tendenzialmente rischiamo di fare tutti lo stesso prodotto».  Meno male che certe cose ogni tanto le scrive un giornalista e non solamente un giornalaio come il sottoscritto.
  • Crisis Management – La Rai vara la sua unità di crisi. Gestirà i rapporti con i media in casi di emergenza. L’idea di mettere in piedi questa unità di crisi è di Giovanni Parapini, dirigente Rai tra i più vicini all’amministratore delegato Campo Dall’Orto. Parapini sistemerà il gruppo di lavoro per le emergenze dentro la sua direzione, che cresce molto come perimetro d’azione. Il dirigente avrà sotto di sé la comunicazione, ma anche le relazioni esterne, ma anche le relazioni istituzionali, ma anche le relazioni internazionali. La concentrazione di competenze è del tutto inedita per Viale Mazzini e inaugura un modello coordinato che poche aziende hanno, almeno in Italia. Tra i dossier più sensibili, il rinnovo della concessione, il tetto degli stipendi a 240 mila euro e l’inclusione di Viale Mazzini nel perimetro della Pubblica Amministrazione. Non gli mancherà il lavoro, pare.
  • Vanity Fair – Se passate da queste parti diamo per scontato che siate a conoscenza della vicenda che vede al centro la pagina Facebook del periodico [ma se ve la siete persa la trovate qui]. Dopo le scuse abbastanza raffazzonate che hanno generato un’altra ondata di sdegno invece di placare gli animi, Luca Dini, Direttore dell’edizione italiana di Vanity Fair per Condé Nast, ha pubblicato un post nel quale tenta di abbinare in qualche modo la scelta delle due foto da votare con quella che è la linea editoriale della testata che spiega si occupa di guerre senza per questo dimenticare i rossetti. In tutto questo coinvolge il photo editor, responsabile del post originale “incriminato”, che sotto quello del suo direttore, si aggroviglia in un mix di tutela della rivista e di scuse per i frenetici ritmi lavorativi a cui sarebbe sottoposto. Al di là delle centinaia di commenti ai diversi post e di tutto quello che è stato scritto e detto al riguardo, credo che emerga con chiarezza una cosa: il social media editor è una figura chiave nelle redazioni di oggi. Un ruolo professionale che richiede le giuste competenze e che necessita di una presenza a tempo pieno anziché, come avviene per il 99% delle testate, di un giornalista, più o meno portato al ruolo, a mezzo servizio che assolve al compito continuando al tempo stesso a svolgere il proprio lavoro. Speriamo che “l’epic fail” di Vanity Fair sia servito, almeno, a chiarirlo definitivamente.
  • Il Sole24Ore – Assemblea degli azionisti con i nervi tesi, come c’era da aspettarsi, quella di ieri del quotidiano di Confidustria. Nel comunicato diffuso alla fine dell’incontro, tra le altre cose, viene, finalmente, spiegato bene come funzionava la questione delle copie digitali. In pratica sia Di Source che Johnsons e Edifreepress, le tre società coinvolte nella questione, acquistavano le copie del giornale per poi distribuirle in diversi canali: hotel, compagniee aeree, società ferroviarie, porta a porta ed anche email. Peccato che, ovviamente, le copie fossero acquistate sottocosto e dunque a maggiori vendite corrispondevano in realtà maggiori perdite. Per dirle con le parole di un cronista presente all’assemblea degli azionisti «In sostanza, per raccontare al mercato che eravamo il secondo giornale italiano per diffusione, a poche migliaia di copie dal primo, abbiamo bruciato continuamente cassa e accumulato ulteriori perdite». L’ennesima conferma che gli editori il marketing non sanno neppure dove sta di casa.
  • Cinepanettone, perché sei morto? –  Nel primo weekend di programmazione, i tre titoli usciti il 15 dicembre hanno incassato in proporzione molto meno di un tradizionale cinepanettone in solitaria. Nessuno di loro ha raggiunto la vetta della classifica, né – e questo dato fa più impressione – il milione di euro di incasso sul singolo titolo. Poveri ma ricchi è arrivato terzo con 923 mila euro, Natale a Londra quarto con 720 mila, Fuga da Reuma Park quinto con 640 mila. Il totale dei tre film è di due milioni e 200 mila euro, spicciolo più spicciolo meno. Per fare un facile confronto: nel 2011 Vacanze di Natale a Cortina di Neri Parenti, considerato da molti l’ultimo cinepanettone ufficiale anche in quanto omaggio al primo Vacanze di Natale [1983], incassò nel primo fine settimana più di un milione e 600 mila euro, superando un totale di 11 milioni. Le ragioni della disfatta del cinepanettone, un genere quasi estinto.
  • Post-Verità & Scaricabarile – Nonostante la tendenza a prendersela con i siti specializzati in notizie false, i giornali sono corresponsabili della disinformazione, scrive Barton Swaim sul Washington Post. Nell’articolo, tradotto in italiano da Il Post, il giornalista conclude la sua analisi sulla questione affermando che: «La distinzione superficiale e netta tra quello che è vero e quello che è falso, i fatti e le invenzioni, la verità e le bugie, induce a pensare che i giornalisti tradizionali americani siano incapaci di cogliere l’importanza dell’interpretazione. Non esistono fatti che non vengano interpretati, e i giornalisti interpretano i fatti tanto quanto li riportano. Ho il sospetto che una delle ragioni principali per le quali così tanti americani prediligano voci sconvolgenti su internet alle notizie tradizionali sia la loro insofferenza verso la pretesa da parte dei giornalisti che le loro affermazioni implichino soltanto la verità, solo fatti che non sono stati mediati dalle opinioni o dalla faziosità […] L’ascesa delle notizie false, semmai, è un atto di accusa contro le redazioni americane: ma dubito che le redazioni la interpreteranno in questo modo».  Esattamente quello che avviene anche in Italia dove non ho ancora avuto il piacere di leggere un minimo, almeno, di autocritica. Post-verità e scaricabarile. Sigh!
  • Modelli di Business – Il deputy editor e digital strategy head de The Economist spiega perchè i publisher non possono contare esclusivamente sull’advertising, così come sostanzialmente avviene nel 99% oggi. Anche perchè, dice, che entro il 2025 il display advertising, i banner, scompariranno. Da qui la necessità, sempre più pressante, di identificare nuove fonti di ricavo.  Sul tema un articolo del Columbia Journalism Review fa bene il punto della situazione analizzando oltre ai paywall anche micropagamenti, le email come modo di rafforzare la relazione con il lettore ma anche, appunto, di generare nuovi ricavi, per concludere con il native advertsing. Buona panoramica che, se siete in cerca di inspirazione al riguardo, potreste integrare con la lettura del libro di Alberto Puliafito nonché, volendo, anche del mio libro dedicato specificatamente al tema. Buon lavoro.

Buon Natale a voi e alle persone a cui volete bene. Un abbraccio sincero.

horny-holidays

Social

Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
Social

Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.