Cosa Spinge le Persone a Condividere Contenuti su Facebook

Fractl ha condotto una ricerca sulle motivazioni  che spingono le persone a condividere. L’analisi si basa su 2000 interviste a persone iscritte a Facebook,  il 91% delle quali dichiara di condividere e usarlo con regolarità.

La motivazione primaria dichiarata dagli intervistati è quella di voler far conoscere agli amici cose che hanno trovato interessanti. Può sembrare  un cluster onnicomprensivo, ma un quadro più chiaro si delinea approfondendo le altre quote di risposte. Il 13% dichiara di condividere contenuti  che suscitano delle sensazioni, indipendentemente che queste siano di rabbia, di felicità o di tristezza.

Un dato interessante a mio avviso è l’11% di intervistati che dichiarano di condividere contenuti che ritengono utili per gli amici. Questa risposta recita sicuramente un atteggiamento maggiormente votato all’intrattenimento che all’utilità.

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Un ulteriore dato assolutamente interessante è la piccola porzione del 3% di persone che dichiarano di condividere per sentirsi maggiormente connessi alle persone che hanno tra gli amici di Facebook. Sembra venir meno l’essenza stessa della piattaforma.

Quando viene richiesto se Facebook aiuti a sentirsi maggiormente connessi con gli amici, un 22%  di indecisi, unitamente a un 9% di contrari, rappresenta sicuramente un fattore non trascurabile.

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A giudicare dai risultati, sono sicuramente le donne a ricercare connessioni con gli amici per effetto delle condivisioni: ben il 73% a dispetto di un 65% da parte degli uomini. Questi ultimi, invece, sembrano essere più interessati delle donne a condivisioni per finalità persuasiva.

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I risultati sono molto controversi invece in materia di condivisione delle immagini. Agli intervistati è stato chiesto se condividessero immagini per mantenere una certa immagina; per sembrare migliori; o se evitassero di condividere cose che potevano dare di loro una cattiva impressione.

Per tutte e  3 le domande, la risposta “né vero né falso” ottiene risultati sempre superiori al 19%, probabilmente perché si tratta di domande scomode o che potrebbero nell’atto del condividere dei comportamenti impliciti  di cui non si ha completamente coscienza.

Il 26% degli intervistati nega di pubblicare immmagini per curare l’immagine, così come il 32% ammette di farlo. Si tratta di un dato difficile da leggere, per cui forse non basta unicamente un’analisi di questo genere, che richiederebbe approfondimenti di carattere psicologico.

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Pierluigi Vitale

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