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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere.

Gli altri giorni della settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela potete abbonarvi per molto meno di un caffè al giorno. Per capire meglio cosa è Wolf potete leggere cosa dicono di noi quelli della World Association of Newspapers and News Publishers,  consultare gratuitamente lo “speciale” del 100° numero reso disponibile gratis online e leggere cosa ne pensa una nostra abbonata. Infine, il Corriere della Sera ha inserito Wolf nell’olimpo delle newsletter internazionali.

  • L’Innovazione NON è Comprarsi un’Auto Aziendale – Gli incentivi per i macchinari negli scorsi anni sono stati usati in gran parte per comprare veicoli aziendali, poco per digitalizzare le imprese. Secondo un’indagine inedita di Ipsos per Intesa, la maggior parte delle imprese ha una conoscenza del tutto superficiale dell’industria 4.0, di cui, al solito, ultimamente tanto si parla, e si straparla. Solo un’azienda su quattro ha infatti investito in Internet, nei social network e nell’e-commerce. Mentre solo un’azienda su cinque ha cambiato completamente il modo di operare a seguito della rivoluzione digitale. Se si guardano gli investimenti delle aziende effettuati negli ultimi 2-3 anni, le destinazioni sono stati l’acquisto di nuovi macchinari, il risparmio energetico e la formazione dei dipendenti. Tra i macchinari, inoltre, spicca per rilevanza l’acquisto di auto e veicoli commerciali. L’innovazione non è comprarsi un’auto aziendale.
  • Come Va Internazionale – Nel 2016 Internazionale, che ha come concessionaria AME, ha registrato investimenti pubblicitari su carta pari a 1.517.000 euro, con il web a quota 419.000 euro, per un totale di poco meno di due milioni di euro [dati aggiornati a novembre 2016]. Numeri in controtendenza, avvalorati dall’impegno di una redazione che conta 35 giornalisti e un gruppo di lavoro di 50 persone. Inoltre, secondo quanto riportato, il sito della testata raggiunge circa 160.000 pagine viste al giorno. Internazionale cresce anche per quanto riguarda il numero di copie vendute in edicola: a oggi nel 2016 se ne contano 95.000, mentre sono 37.000 gli abbonamenti su carta e 23.000 quelli digitali. La conferma, se necessario, che la content curation, fatta bene, funziona.
  • La “Comunicazione 2.0” in  Italia Vale 6.5 Miliardi – Secondo la ricerca elaborata da EY e Iab Italia, in collaborazione con Elis e Oracle, sull’indotto economico e occupazionale del digitale italiano con un focus specifico sulla communication 2.0. Un segmento che, inteso nella sua accezione più ampia [dall’adserving alle misurazioni, passando per piattaforme e altri servizi] arriva a misurare 6.5 miliardi di euro nel 2015, pari al 12.3% della spesa digitale complessiva, di cui 2.15 miliardi dall’acquisto di spazi pubblicitari online. Quattro le attività di comunicazione digitale considerate al momento più dinamiche: il programmatic advertising [argomento top per il 51% degli intervistati], mobile [44%], social [37%] e big data [31%]. Siamo lontani, molto lontani, dagli altri Paesi, ancora una volta.
  • Facebook NON è una Tech Company – Facebook dichiara guerra alle bufale e attiva la possibilità di segnalare ad un team creato ad hoc le notizie false, che saranno verificate dal gruppo di lavoro ma potranno comunque essere condivise. Personalmente non credo che sarà una soluzione al problema, sia per l’approccio “soft” che consente comunque la diffusione di “fake news” che perchè sarà un’assoluta minoranza ad effettuare le segnalazioni, che comunque era già possibile fare per altri comportamenti “illeciti” e che spesso ottengono risposte sui generis, diciamo, dal social piiù popoloso del pianeta.  É invece decisamente più interessante che Mark Zuckemberg dal suo profilo personale, tra le altre cose, abbia dichiarato: «Facebook è un genere di piattaforma diversa da qualunque cosa l’abbia preceduta. Ritengo Facebook una compagnia tecnologica ma riconosco che abbiamo una responsabilità maggiore della semplice fornitura della tecnologia attraverso la quale scorre l’informazione», proseguendo, «sebbene non scriviamo le notizie che leggete e condividete, riconosciamo che siamo qualcosa di più di un semplice distributore di notizie».  Da un lato è, finalmente, un’assunzione di responsabilità ben diversa di quella di poco più di un mese fa in cui affermava che le notizie false non fossero un problema e pesassero solo l’1% dei contenuti su Facebook e, dall’altro lato, è la conferma di quanto scrivevo ad inizio 2016: i social NON sono piattaforme di distribuzione. Ora che lo dice Zuckemberg, spero che anche i più ostinati, diciamo, comprendano la differenza.
  • Strategie di Gamification per il Business – «I giochi sono la nuova normalità». Queste parole, pronunciate da Al Gore nel 2011, si sono dimostrate ancora più vere cinque anni più tardi. Oggi, grazie alla diffusione dei dispositivi mobile, i giochi sono ovunque, rappresentano un layer stratificato che ricopre la nostra vita quotidiana. Parlando di giochi come strumento di business, non bisogna limitarsi a considerare fenomeni come la mania per i Pokémon GO, ma anche l’idea di applicare dinamiche e schemi di pensiero del gioco ad ambiti applicativi non-gioco. Ovvero, le strategie di gamification per il business. Negli ultimi dieci anni, la Gamification si è affermata come un potente strumento che utilizza una combinazione di ricompense interne ed esterne per guidare la motivazione intrinseca ed estrinseca. Di conseguenza, può aiutare a focalizzare meglio le attività sul vostro pubblico di riferimento, ottenendo risultati migliori in maniera più efficace. Nonostante la recente fama di questa metodologia, c’è ancora scarsa conoscenza sul suo funzionamento, che genera di conseguenza perplessità e di esitazione su come [e se] iniziare. Tant’è che mi sono – quasi – stufato di parlarne
  • Rubacchiare – Se si leggono i proclami della FIEG parrebbe che gli editori di quotidiani del nostro Paese siano sotto assedio da parte di chi li deruba continuamente dei loro preziosi contenuti. Una crociata senza fine che dura da anni dietro alla quale si nasconde invece ben altra realtà. L’ultimo caso in ordine cronologico riguarda il quotidiano di via Solferino. Infatti un paio di giorni fa Info=Beautiful ha twittato le due pagine del Corriere della Sera con due infografiche sottratte che recita: «Italian paper @corriere steals our graphic & data, redesigns & represents w/o credits. Now refusing to pay. Thx @lucfontana». A quanto si vede senza neppure ottenere risposta. Che schifo!
  • Cosa Succede alla Hearst? – Qualcuno di ben informato, pare, ha mandato una lettera a Franco Abruzzo su “cose strane”, diciamo, che succedono in Hearst. Nel testo si legge che: «Caro Abruzzo, ti segnalo un episodio accaduto nella Hearst, la casa editrice per dire che pubblica Marie Claire. Proprio a Marie Claire italiana [e milanese], oltre ai licenziamenti – ormai la redazione è ridotta al lumicino – recentemente è successo questo. L’intera redazione web del mensile, fatto ovviamente di ragazze sottopagate, è stata licenziata in tronco e poi riassunta. Ma la riassunzione è ad opera della Hearst svizzera: le ragazze sono state trasferite in blocco a Chiasso, assunte con contratto svizzero e non giornalistico. Credo, ma qui non sono sicuro, che i contratti siano per di più temporanei, come si dice, a progetto. Devono “fornire contenuti” al web. Ma questo “fornire contenuti” se non sbaglio è proprio l’essenza del giornalismo, o no? Tra le pieghe di questa ennesima e non esaltante prova di arroganza di un Editore, nell’indifferenza del nostro sindacato, va anche registrata la solita guerra tra poveri. Pare che le ragazze del web se ne siano andate, dalla sera alla mattina e senza avvertire il resto della redazione. «Perché tanto – avrebbero detto al collega che, rimasto tardi in redazione e stupito dai loro rapidi impacchettamenti, ne aveva chiesto il motivo – a voi giornalisti con contratto garantito di noi non è mai importato nulla». Tanto ti dovevo, a te che con pervicacia continui a fare un ottimo lavoro con la tua newsletter. Ciao, m.n.p.». Notizia da verificare e da approfondire.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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