La vendita delle copie digitali dei maggiori quotidiani italiani

Della crisi delle vendite in edicola delle copie cartacee dei giornali ci siamo occupati spesso, ma quante copie digitali vendono le grandi testate? Ce ne siamo occupati poco più di un anno fa sottolineando che anche le versioni digitali dei maggiori quotidiani italiani – Corsera, Repubblica, Sole 24 Ore – dopo un inizio in crescendo stavano non solo diminuendo la loro crescita ma addirittura diminuendo le proprie vendite.

Oggi le copie digitali sono in mezzo alle polemiche: da marzo di quest’anno Ads ha sospeso la rilevazione delle copie digitali multiple, e su questa particolare tipologia di vendita realizzata al Sole 24 Ore è oggi al centro di indagini interne (i cui verbali sono stati acquisiti dalla Guardia di Finanza). [per maggiore chiarezza riportiamo l’esatta definizione di Ads di “vendite multiple”: «Per vendite multiple si intende un’offerta commerciale che prevede a fronte di un’unica transazione economica la messa a disposizione di un numero di utenze individuabili pari agli abbonamenti o alle copie acquistate. Il prezzo di vendita di ciascuna copia digitale deve essere almeno pari al 30% del prezzo di vendita dell’edizione cartacea. Sono certificabili esclusivamente le copie corrispondenti ad utenze attivate verificabili»].

Detto questo è interessante dare occhiata ai numeri pubblicati da Ads di ottobre 2016 e fare un raffronto con quelli dei mesi scorsi fino ad ottobre dello scorso anno per capire l’andamento della vendita delle copie digitali. Abbiamo preso in considerazione quattro testate: Corsera, Repubblica, Sole 24 Ore e la Stampa.

Per quanto riguarda la vendita delle sole copie digitali singole (quindi non in abbinamento con le copie cartacee) il dato più evidente è la drammatica flessione di Repubblica che ad ottobre 2015 vendeva 53.747 copie medie mentre ad ottobre 2016 ne ha vendute 29.254, un -45,6% ovvero -24.493 copie medie in meno nel confronto anno su anno. Il picco della flessione per Repubblica è avvenuto, come è possibile vedere dal nostro grafico, a luglio di quest’anno quando in un solo mese sono state vendute 19.424 copie medie digitali singole in meno rispetto al dato di 30 giorni prima (-39%).

Come ha riportato Prima Comunicazione ad inizio di settembre Massimo Russo, direttore generale della divisione generale del gruppo Espresso ha dichiarato che «le copie singole digitali di Repubblica registrano da questo mese un sensibile calo. Sono giunti a scadenza allineata una serie di abbonamenti, frutto di politiche di marketing aggressive, rivolte anche ai residenti all’estero».

La vendita di copie digitali flette però, anche se con numeri decisamente diversi, anche al Sole 24 Ore (-5.148 copie medie, -7,4% su ottobre 2015), al Corsera (-3.599 copie medie -7,1%) e anche alla Stampa (-325 copie medie, -4,2%).

Guardando i numeri delle vendite abbinate di copie digitali la musica non cambia di molto. Precisando che Repubblica non ha valori riportati da Ads su questa tipologia di voce, vediamo che comunque per altre testate anche per la vendita abbinata i numeri sono negativi per il Sole 24 ore che perde 9.502 copie medie digitali su ottobre dello scorso anno (-22,3%) e per la Stampa (-2.509 copie medie, -11%) mentre sono positivi per il Corriere (783 copie medie vendute in più per un +3,2%).

Nel complesso se si sommano questi due valori [non abbiamo quindi preso in considerazione i dati relativi alla vendite abbinate] è ancora il Sole a mantenere la testata che più vende copie digitali 97.772 ad ottobre 2016, ma nel confronto con dodici mesi fa perde comunque -14.650 copie medie digitali (-13%). Segue il Corriere 72.871 copie medie (-3,7% rispetto ottobre 2015), Repubblica 29.254, e la Stampa 26.350 (-2.834 copie su ottobre scorso pari a -9,7%).

C’è da far notare che il peso della vendita abbinata varia molto da testata a testata secondo i dati di Ads: dallo 0% di Repubblica, al 34% del Corriere e il 35% del Sole fino al 72% della Stampa.

Ci sembra che se i giornali italiani vorranno monetizzare con il digitale, vista anche la crisi della pubblicità, la strada della vendita di copie digitali sia decisamente in salita. Forse sarebbe il caso di tentare con decisione politiche di marketing diverse e più efficaci in un Paese storicamente con percentuali di abbonamenti (carta o digitale) enormemente al di sotto di altri come Francia, Gran Bretagna o Stati Uniti. Ad esempio dare la possibilità di acquistare le singole copie senza doversi necessariamente abbonare potrebbe essere esperimento interessante (in Italia tra i quotidiani tranne il Manifesto non ci risulta lo facciano molti altri).

Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.