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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere.

  • Big Data – Big data è una delle tante buzzword del momento, uno dei vari temi sulla bocca di tutti che come spesso accade in questi casi resta di essere non compreso o snaturato. A far luce sul fenomeno ci pensa TrueNumbers [*] che ha pubblicato i dati su quante sono le aziende che usano i big data. In Italia già oggi il 7% delle imprese usa i big data e genera così il 3.3% del fatturato. Siamo sopra la media europea ma non solo: nel giro di pochi anni il numero nelle aziende che faranno business usando i dati potrebbe raddoppiare e arrivare al 15% del totale delle imprese italiane, allo stesso livello di Francia e Germania, molte di più della media europea: significa che nell’Europa a 28 siamo tra le nazioni più competitive almeno per questo aspetto. Inoltre, secondo le più recenti stime, in Europa ci sono 6 milioni di lavoratori che raccolgono, memorizzano, gestiscono o analizzano i big data come attività primaria. Insieme, rappresentano circa il 3% della forza lavoro. Entro il 2020 questo numero salirà a 7.1 milioni, con un aumento rispetto ad oggi del 4.2%. Big data = big marketing = big money. Avanti tutta.
  • Bullshit Jobs – Se le cose fossero andate come prevedeva all’inizio del ventesimo secolo l’economista John Maynard Keynes, la settimana lavorativa non dovrebbe superare le 15 ore. L’innovazione tecnologica e la robotica, ragionava Keynes, ci avrebbero liberato dal lavoro permettendoci di perseguire tutte le nostre aspirazioni e sviluppare i nostri talenti. L’innovazione tecnologica è esplosa, ma Keynes non aveva fatto i conti con i lavori che l’antropologo inglese David Graeber, della London School of Economics, definisce bullshit jobs, ovvero lavori del cavolo.  Negli USA sono sempre più diffusi i casi in cui il programmatore finisce pure lui a guidare per Uber e il chimico a fare il part time come fattorino per i membri dei club di cannabis medica. Ma è forse sul versante dell’impatto del lavoro sulla vita privata delle persona che il futuro del lavoro dovrebbe destare le maggiori preoccupazioni.Secondo John Bersin, analista di Bersin by Deloitte, due terzi degli impiegati delle aziende Usa sono sopraffatti dall’assalto dei media elettronici che, rendendoli raggiungibili in qualsiasi momento della giornata, di fatto estendono il mondo lavorativo all’ambiente familiare. È la Gig Economy, bellezza.
  • Come Realizzare una Trasformazione Digitale di Successo – Ogni settore, senza alcuna eccezione, sta affrontando un certo grado di disruption digitale e prima o poi raggiungerà quel punto di svolta in cui modelli di business digitali diventano non solo uno strumento per contrastare la concorrenza, ma un tema di sopravvivenza. Secondo McKinsey, le imprese che hanno condotto con maggior successo la transizione verso il digitale hanno lavorato su sei componenti: strategia e innovazione, customer decision journey, automazione dei processi, organizzazione, tecnologia e analytics. Non tutte le aziende devono lavorare sulle sei aree allo stesso modo, ma partire da questo framework può aiutare a identificare le iniziative di digitalizzazione necessarie, definire le priorità e gestire programmi di trasformazione su larga scala. Interessante.
  • Patinati Contro Social – Della storia delle giornaliste di Vogue America che si sono scagliate contro le fashion blogger con un violenza verbale inaudita abbiamo già parlato a metà ottobre. Torniamo sull’argomento sia perché dice molto sui processi decisionali delle imprese al momento di investire in comunicazione che perché è emblematico della situazione della carta stampata. Infatti, lo scontro è titanico. Da una parte i grandi colossi dell’editoria, Vogue in primis. Dall’altra le nuove leve digitali, i web influencer che catalizzano migliaia di follower e un’attenzione crescente da parte del mondo della moda. In mezzo, posta in gioco del duello, l’attenzione da parte dei marchi di moda, che si traduce in allocazione dei budget pubblicitari. Insomma, L’attacco di Vogue alle influencer scoperchia un confronto destinato a esplodere. Stessi budget, stesso e-commerce. La metamorfosi delle testate è necessaria, ma non scontata. To be continued.
  • Public Relations: Evoluzione & Prospettive per il Futuro – Presentata ieri la ricerca “Public Relations: evoluzione e prospettive per il futuro“, realizzata da Pepe Research con il patrocinio di Assorel, che ha esaminato le ultime tendenze della comunicazione, il ruolo della creatività, delle digital relations e dei social media nella comunicazione B2B e B2C, il tema della misurazione dei risultati e i fabbisogni di competenze nel settore. Lo studio ha messo in evidenza la rilevanza del saper generare contenuti e l’importanza delle idee creative, confermando il ruolo centrale delle Media Relations. E’ emerso il diverso posizionamento dei social media in relazione al loro utilizzo B2B o B2C, l’impegno per la ricerca di strumenti di misurazione dei risultati delle campagne di P.R., accompagnata dalla richiesta di nuove competenze nel business development e nelle iniziative social.
  • Tecnologie, Piattaforme Digitali & Futuro dei Media – Speciale di Nòva, il supplemento del quotidiano di Confindustria, dedicato a tecnologie, piattaforme gigitali & futuro dei media tutto da leggere. Luca Rosati, architetto dell’informazione ed esperto di usabilità, scrive di le tecnologie dietro la notizia e spiega che siamo quello che connettiamo, ricordando, giustamente, che in un mondo dove tutto è disponibile, giornalismo non è produrre notizie, ma metterle in relazione. Bruna Coppolino argomenta su come riscrivere l’informazione e Andrea Resmini, come Rosati architetto dell’informazione, ricorda che digitale e fisico convergono: oggi siamo tutti attori, creatori di senso, correlatori di informazioni. Must read.
  • Instagram – Rivoluzione in casa Instagram con l’aggiunta di tre nuove funzionalità in quello che chiamano il più grande aggiornamento di Stories dal suo lancio. Il primo e più importante, Instagram ora consente di aggiungere collegamenti URL navigabili. Instagram aggiungerà un pulsante “See More” al fondo di una storia che ha un link. Ciò manterrà la foto in sé priva della bruttezza estetica dei link, pur consentendo agli utenti di navigare per il collegamento con un solo click. La seconda caratteristica è l’aggiunta di Instagram per Stories oggi è Menzioni. La funzione consente agli autori, usando @ di taggare qualsiasi altro utente Instagram. L’ultima caratteristica è l’aggiunta di Boomerang , la sua app stand-alone che crea un secondo loop video alle Stories di Instagram. In particolare l’introduzione dei link attirerà sicuramente la presenza di brand e newsbrand.  Da testare appena disponibile.

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[*] Disclaimer: Il sottoscritto opera come consulente sul social media marketing per TrueNumbers di Marco Cobianchi

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