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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere.

  • Non Voglio Mica la Luna – La nuova Agi targata Riccardo Luna scalda i motori per avviare la “trasformazione digitale”, annuncia a ItaliaOggi lo stesso direttore [da quattro settimane] dell’Agenzia stampa Italia. «Trasformazione digitale che non significa solo sito internet», spiega Luna, «ma in generale offrire più qualità, più approfondimento in un mondo in cui c’è un’abbondanza di notizie e di strumenti» per tenersi aggiornati. In fase di lancio c’è una riorganizzazione redazionale, nuovi canali verticali su economia digitale, energia e food, iniziative speciali a pagamento come newsletter, ebook ed eventi. Debutto proprio stamattina con “Viva l’Italia”, nuovo format video in diretta dalla redazione dell’ agenzia. Intanto, l’agenzia stampa riorganizza la redazione di 75 giornalisti valutando se sdoppiare i servizi politica e cronaca, demandando all’esterno sport e spettacoli, coprendo meglio i turni domenicali e prestando maggior cura ai singoli lanci di notizie. Una cosa è certa Luna, e il vice direttore Pratellesi, non si annoieranno di sicuro. Auguri!
  • Sole 24 Ore – La situazione al quotidiano di Confindustria pare essere peggiore di quanto già apparisse, purtroppo. Dalla documentazione interna pubblicata da l’Espresso emerge infatti un quadro davvero preoccupante. Fanno sobbalzare alcune delle informazioni inedite che troverete nel documento. L’attuale presidente pro-tempore del Sole24Ore, Carlo Robiglio, dice testualmente che la situazione interna del giornale è al di là di ogni immaginazione, con dirigenti di vertice pronti alle dimissioni, con problemi seri di raccolta pubblicitaria e con circa la metà dei 1.250 dipendenti che potrebbe essere espulsa per adeguare i costi ai ricavi. E di inaudita gravità sono le notizie riferite da Giorgio Squinzi, il quale ammette fra le altre cose che il già esiguo patrimonio netto di 28 milioni emerso dalla semestrale consolidata del Gruppo 24 Ore è «peraltro costituito pressoché interamente da ammortamenti anticipati sulla cui validità molto si può discutere».  Una situazione alla quale il Comitato di Redazione reagisce affermando che «sarebbe paradossale che a pagare il prezzo dell’incapacità dimostrata dall’azienda siano coloro che per primi e per tempo avevano ripetutamente segnalato la gravità della situazione, come dimostrano gli interventi del CdR pronunciati all’assemblea degli azionisti negli ultimi 6 anni, che abbiamo pubblicato la scorsa settimana».  Speriamo si riesca ad uscirne nel modo più indolore possibile. Resta una domanda Consob e “prestigiose” società di revisione dov’erano?
  • Un Club che Vale un Tesoro – Il vero tesoro del gruppo Marriott-Starwood è l’enorme portafoglio di associati al programma di fidelizzazione: 85 milioni di persone in totale: 57 milioni per Marriott e 28 milioni per Starwood. Il club funziona come il programma di fidelizzazione delle compagnie aeree: come queste concedono miglia ai propri passeggeri, gli hotel regalano punti ai loro migliori clienti.  Secondo quanto riportato, i clienti “platino” fruttano 15 volte più degli altri, e gli “ambassador guest”, il livello più alto del club fedeltà, spendono in media il 35% in più degli altri.  Il business è nel database e, anche per quanto riguarda i publisher, nella redditività di un pubblico fedele e coinvolto. È un po’ di tempo ormai che provo a dirlo.
  • Quel Trono Digitale per i Predatori della Rete – Un’intervista con Evgeny Morozov, studioso di network culture ospite recentemente al Salone dell’editoria sociale di Roma. Tra le altre cose si legge: «Molti analisti parlano di un futuro senza lavoro umano. Un’esagerazione, ma è certo che l’automazione coinvolgerà lavori anche intellettuali, con complementare aumento della disoccupazione. C’è chi propone che le imprese restituiscano, attraverso tasse o altre forme di prelievo, parte della ricchezza accumulata con la mercificazione dei dati individuali. Una massa monetaria che può essere destinata ai sussidi di disoccupazione per chi perde il lavoro. Sono d’accordo, ma questo è solo uno degli interventi necessari. Fino a quando non verrà affrontato il problema nella sua globalità ogni intervento rimarrà limitato nel tempo e nello spazio.» Sottoscrivo al 101%.
  • Giornalismo Partecipativo – La Stampa allunga il passo con decisione verso il giornalismo partecipativo. I fenomeni da indagare sono individuati dalla redazione: il pubblico è invitato a collaborare compilando un questionario online che permette di raccogliere informazioni anche attraverso il caricamento di immagini e brevi filmati. «La raccolta dei questionari viene in seguito visualizzata in una griglia che permette di elaborare i dati e incrociarli per avere un quadro chiaro con le percentuali di disservizi segnalati». La prima inchiesta partecipata è stata dedicata ai problemi di chi viaggia in treno [#pendolari], la seconda alla penuria di insegnanti nelle scuole [#cattedrevuote]. «Siamo convinti che non esista buon giornalismo senza collaborazione con i lettori».  Bravi! Complimenti ai miei ex “colleghi”.
  • Verticalità, alla Ricerca del Target Fuggente – Se il “nostro” Pierluigi Vitale nello speciale spiega la necessità della verticalità sui social, arriva ora la storia di Reteconomy a mettere pepe sulla questione con una case history tutta italiana. Creata nel 2011 da un azionariato di 4 mila commercialisti Reteconomy è una rete televisiva dedicata all’economia reale, nata per colloquiare con il mondo del lavoro, del fisco e del business. Una piattaforma multichannel [TV e Web] di informazione economica ideata per dare voce a imprenditori, artigiani, professionisti attraverso contenuti originali. Informazione mirata e temi trattati con professionalità e obiettività da redattori specializzati in materie economiche sono il pilastro portante del canale. «Consci delle nostre potenzialità di divulgatori dell’economia siamo in grado anche di costruire programmi di intrattenimento come i Tartassati, o innovativi progetti televisivi di branded content come quello appena lanciato con Scania, il primo brand magazine televisivo», racconta Andrea Baracco, Amministratore Delegato del canale. Le performance sono positive anche se i tassi di crescita sono più contenuti. L’80% della raccolta adv del canale arriva dalla TV e il 20% dal Web. Interessante, molto interessante, secondo me.
  • La TV Tradizionale Perde Ascolti – Nel giorno medio, fra un anno e l’ altro a ottobre sono venuti a mancare 443.097 spettatori. In prima serata [20:30-23:00] va anche peggio: -1.071.403. Ad analizzare i numeri della TV quello che balza agli occhi è un evidente gap nell’ ascolto TV. Disaffezione verso il piccolo schermo? In realtà pesa l’ aumento, ancora non rilevato, di smartphone e tablet con molti giovani seguono la “televisione” lontano dal televisore. Insomma, second screen sempre meno secondario. Per ora, tutta questa visione resta però fuori dalle rilevazioni di una Auditel evidentemente sempre più inadeguata. Sapevatelo!

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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