Perché i giornali devono puntare ancora sui commenti

Quello intorno all’utilità o meno dei commenti agli articoli sui siti dei giornali è un dibattito infinito. Ed il fatto che i giornali in tutti questi anni non siano davvero mai riusciti a digerire uno dei primi strumenti per diversificare la loro vesrione sul web dalla quella cartacea è un’ottima cartina di tornasole su quanto per i giornali (o la loro stragrande maggioranza) il digitale sia un “luogo” difficile da comprendere nelle sue caratteristiche peculiari.

Su DataMediaHub ne abbiamo scritto molto spesso convinti che i commenti agli articoli siano uno strumento utile e assolutamente necessario per i giornali, se gestiti nel modo giusto. In questi giorni il Wan-Ifra (l’associazione mondiale degli editori di giornali) ha pubblicato il 2016 Global Report on Online Commenting un’approfondita indagine su come e quanto le testate utilizzino e gestiscano i commenti agli articoli. Il report giunge in un momento nel quale questo strumento sembra in netto declino, molte testate hanno in questi ultimi anni deciso di rinunciarvi totalmente spostato tutto il dibattito sui social (dove, per altro, molto spesso i commenti non vengono comunque gestiti e moderati da parte dei responsabili dei profili ufficiali delle testate). Il report è diviso in cinque capitoli (più due appendici) consiglio di leggerlo tutto con attenzione, qui metto in evidenza solo un paio di cose.

La prima, più evidente (ma così evidente, ma visto le strategie adottate da molti giornali, non deve essere) è che consegnare totalmente in mano ai social network uno strumento (uno dei pochi, se non l’unico) per dialogare direttamente con i propri lettori è non solo un segno evidente di totale debolezza ma anche controproducente. Una delle principali motivazioni da parte di chi abbandona i commenti è quella di non avere le risorse necessarie per farlo, il report però giustamente ricorda che proprio i commenti possono essere un ottimo modo per profilare i lettori sul web, ovvero ottenere dei dati che oggi sono sempre più preziosi per dare valore economico ai contenuti prodotti.

Come sottolinea lo stesso report: «Come organi di informazione è necessario trovare un equilibrio tra priorità strategiche e i costi, ma è sempre più importante continuare a provare a tornare ad interagire direttamente con i lettori e mantenere il controllo dei dati degli utenti, che è oggi sempre più prezioso». O ancora come fa notare Amanda Zamora «Cedendo queste conversazioni alle piattaforme sociali non si risolve nessuno di questi problemi, si rinvia semplicemente qualsiasi soluzione mettendo la discussione sul nostro modo di fare giornalismo ancora di più fuori dalla nostra portata» e ancora «Abbandonando i commenti, gli organi di informazione non solo rinunciano a un ruolo importante nel plasmare il dibattito pubblico, cedendo un ruolo chiave nel creare relazioni durature e dirette con il proprio pubblico. Quei rapporti sono di vitale importanza per il futuro che abbiamo in questo business». Chiaro no?

Proprio in merito alle difficoltà (economiche e non solo) nel gestire i commenti il report fa notare come alcuni giornali (tra questi anche il New York Times tra l’altro) abbiano scelto di non aprire i commenti su tutti gli articoli ma solo su alcuni. Questo sia perché ci sono argomenti che inevitabilmente scatenano “flame” sia perché, molto semplicemente, è saggio gestire la quantità di commenti che riusciamo a fare nel modo migliore e in sintonia con le risorse che abbiamo senza esporci a quantità che non siamo in grado di gestire.

Un ultimo aspetto importante che il report sottolinea è che i commenti agli articoli sono, a tutti gli effetti, dei contenuti. Non solo un male necessario da nascondere in fondo a un articolo, come polvere sotto i tappeti, ma veri e propri contenuti che se ben curati possono essere utilizzati per costruire articoli e approfondimenti. Così ha fatto il New York Times in questo pezzo utilizzando per la maggior parte commenti dei propri lettori. D’altronde proprio al NYT i ricavi provenienti direttamente dai lettori hanno superato, da qualche anno, quelli provenienti da investimenti pubblicitari: mettere concretamente (e non solo a parole) al centro i propri lettori è sempre più una scelta obbligata, anche (sopratutto) a livello economico.

Perché i giornali devono puntare ancora sui commenti

Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".

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