La Situazione del Gruppo 24 Ore Dati alla Mano

L’ultima seme­stra­le del Grup­po 24 Ore ha posto il l’editore di Con­fin­du­stria nell’occhio del ciclo­ne per i con­ti disa­stro­si. In par­ti­co­la­re il risul­ta­to net­to di 48,5 milio­ni di euro che segna un ros­so pesan­tis­si­mo a solo metà anno, con tan­to di dimis­sio­ni da par­te di alcu­ni mem­bri del Cda e con­sa­pe­vo­lez­za di esse­re giun­ti per l’editore di esse­re giun­ti “sull’orlo del bara­tro”.

Noi qui ana­liz­zia­mo un paio di aspet­ti sui qua­li in que­sti anni abbia­mo par­ti­co­lar­men­te insi­sti­to e che già nel­le nostre pre­ce­den­ti ana­li­si rac­con­ta­va­no qual­co­sa di un po’ diver­so dal­lo “sto­ry­tel­ling azien­da­le”.

Digi­ta­le

Quan­do si ana­liz­za­to i dati del Grup­po 24 Ore quel­li rela­ti­vi al digi­ta­le sono sicu­ra­men­te tra i più inte­res­san­ti per­ché il grup­po ha sem­pre pun­ta­to mol­to sui rica­vi da digi­ta­le con un loro peso sui rica­vi tota­li net­ta­men­te supe­rio­re a quel­lo di tut­ti gli altri edi­to­ri ita­lia­ni. Anche in que­sta ulti­ma seme­stra­le il peso dei rica­vi digi­ta­li com­ples­si­vi sui rica­vi tota­li è del 32,7%, addi­rit­tu­ra in aumen­to, nono­stan­te la gran­de sof­fe­ren­za dei con­ti di que­sto bilan­cio, su quel­li del­la seme­stra­le del 2015 (e comun­que per dare un para­me­tro di con­fron­to al Grup­po Espres­so il peso del­la divi­sio­ne digi­ta­le sul fat­tu­ra­to è cir­ca del 9% nell’ultima seme­stra­le ). Tut­to bene quin­di? Non pro­prio per­ché in real­tà come mes­so in par­ti­co­la­re evi­den­za già lo scor­so anno nel­le nostre ana­li­si pre­ce­den­ti la ces­sio­ne dell’area Soft­ware — per 81,9 milio­ni di euro nel giu­gno del 2014 — rea­liz­za­ta per fare cas­sa e rilan­cia­re il digi­ta­le e far­ne uno dei moto­ri del­la cre­sci­ta del grup­po, non ha sor­ti­to affat­to gli effet­ti desi­de­ra­ti.

Se guar­dia­mo i dati dei rica­vi da digi­ta­le vedia­mo che tra il pri­mo seme­stre del 2013 e quel­lo del 2014 (cioè il pri­mo dopo la ces­sio­ne dell’area Soft­ware) c’è una fles­sio­ne di 23,1 milio­ni di euro (dai 78,6 del 1H 2013 il 48,5 milio­ni del 1H 2014) ovve­ro i rica­vi digi­ta­li cala­no di cir­ca un ter­zo (32%).

Vero che una pri­ma fles­sio­ne imme­dia­ta­men­te dopo la ces­sio­ne di un’area il cui fat­tu­ra­to annuo nel 2012 e nel 2013 è sta­to di cir­ca 60 milio­ni (il 16% dei rica­vi tota­li di allo­ra) con Ebit ed Ebid­ta posi­ti­vi, non sor­pren­de più di tan­to. Ma se, come dichia­ra­to dal mana­ge­ment, que­sta ope­ra­zio­ne era sta­ta rea­liz­za­ta per ave­re la liqui­di­tà neces­sa­ria per «soste­ne­re lo svi­lup­po del­le atti­vi­tà rela­ti­ve al core busi­ness e in par­ti­co­la­re del digi­ta­le», c’è da chie­de­si qua­li effet­ti con­cre­ti sono sta­ti rag­giun­ti. A due seme­stra­li di distan­za pochi o nes­su­no visto che i rica­vi da digi­ta­le sono sostan­zial­men­te fer­mi a una cifra del tut­to simi­le a quel­la del 2014, ovve­ro intor­no ai 50 milio­ni di euro. Così che la fles­sio­ne dei rica­vi da digi­ta­le tra la seme­stra­le del 2013 e quel­la del 2016 è di 20,5 milio­ni di euro (-30%).

La cosa è anco­ra più evi­den­te ana­liz­zan­do il dato a livel­lo di tri­me­stra­li con una net­ta fles­sio­ne del secon­do tri­me­stre 2014 suc­ces­si­va alla ces­sio­ne dell’area Soft­ware, una len­ta e fati­co­sa risa­li­ta nei tri­me­stri suc­ces­si­vi per poi pre­ci­pi­ta­re nuo­va­men­te nel­le ulti­me tre tri­me­stra­li. Alla fine i rica­vi da digi­ta­le tra il 2Q del 2016 e quel­lo del 2013 è di 14 milio­ni di euro. Con que­sti nume­ri c’è da chie­der­si se vale­va la pena di sacri­fi­ca­re uno dei gio­iel­li di casa per rea­liz­za­re qual­co­sa che nei fat­ti non si è riu­sci­ti a fare.

Taglio costi per­so­na­le

Un altro aspet­to che met­tia­mo in evi­den­za è quel­lo del taglio ai costi del per­so­na­le. In que­sti anni ovvia­men­te mol­to si è taglia­to. Rispet­to ad esem­pio alla seme­stra­le del 2011, il costo del per­so­na­le è sta­to ridot­to del 30% e il nume­ro dei dipen­den­ti è dimi­nui­to da giu­gno 2011 a giu­gno 2016 di 781 uni­tà (-39%).

Se guar­dia­mo però il costo medio per dipen­den­te in real­tà vedia­mo qual­co­sa di diver­so: nel­la seme­stra­le del 2011 infat­ti il costo medio è di 44.056 euro men­tre nel­le seme­stra­li del 2014 e del 2015 sale a 44.262 e 44.634 rispet­ti­va­men­te. Per poi arri­va­re a 50.324 in quel­la del 2016. Un aumen­to, in net­ta con­tro­ten­den­za ai tagli effet­tua­ti, del 14%. Se lo si con­fron­ta con un altro para­me­tro il fat­tu­ra­to medio per dipen­den­te vedia­mo che que­sto è in net­to calo rispet­to alle ulti­me seme­stra­li (cir­ca il 13% sul 2015, -7% sul 2014). Sareb­be inte­res­san­te vede­re quan­to, su que­sti costi medi, pesa il top mana­ge­ment (1,2 milio­ni indi­ca­ti nel­la seme­stra­le 2016 per buo­nu­sci­ta pre­ce­den­te ammi­ni­stra­to­re dele­ga­to). Vede­re aumen­ta­re i costi medi e dimi­nui­re i fat­tu­ra­ti medi per dipen­den­ti, e in misu­ra così evi­den­te, non è cer­to segno di una buo­na gestio­ne effet­tua­ta in que­sti anni dal mana­ge­ment del grup­po edi­to­ria­le di Con­fin­du­stria.

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Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".
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