Media & Digital News

Un nuovo rapporto del Reuters Institute for the Study of Journalism: “Private Sector Media and Digital News” esplora come 25 diversi giornali e le emittenti commerciali in sei Paesi europei si stanno adattando a un ambiente mediatico in evoluzione. Sulla base di 54 interviste condotte con i dirigenti, manager e redattori, tra aprile e giugno 2016, in Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito, il rapporto mostra come i legacy media stanno investendo in una vasta gamma di iniziative per raggiungere un nuovo pubblico e costruire nuovi modelli di business, ma la maggior parte dei loro ricavi restano quelli tradizionali,  sia per la stampa che per la televisione, anche dopo quasi 20 anni di investimenti nel digitale.

Per quanto riguarda specificatamente l’Italia il rapporto prende in analisi Repubblica, Corriere della Sera, Mediaset e Il Resto del Carlino. Come mostra il grafico di sintesi sottostante, ad esclusione di Repubblica, per i media italiani analizzati l’audience tradizionale resta preminente rispetto all’online.

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In tutte le nazioni prese in considerazione dallo studio i broadcaster si basano sempre esclusivamente su un modello di business basato sulla raccolta pubblicitaria e dalle evidenze raccolte non pare che per il digitale abbiano intenzione di variare il loro approccio. Come spiega Andrea Delogu, Vice Direttore Generale in seno alla Direzione Informazione del Gruppo Mediaset, «We are aware that our TgCom24 system (TV, radio, internet and mobile) is doing so well on digital not only because of our high quality news, but also because our offer is free of charge (except for a SMS news offer that is active from several years). Furthermore, our business model for television broadcasting is based on free content. As a result, we are consistently inclined to transfer the same business model also on the other media».

Anche per i giornali, come noto, nel nostro Paese resta prevalente il business model legato al advertising. Michela Colamussi, responsabile marketing di Corriere.it, cita i “famosi” 30mila abbonati da quando il quotidiano in questione ha introdotto il metered paywall, e visto che la cifra diffusa resta dall’inizio quella non pare che sia esattamente un successo, diciamo. La Repubblica non pare avere intenzione di cambiare l’attuale strategia di fondo e Alessio Balbi, responsabile del sito Repubblica.it, spiega che «We believe that only a limited number of big media organisations today have the opportunity to reach a big audience of millions of daily visitors. … La Repubblica is the leader in the Italian digital market and therefore it is natural that we want to play this game, which is only open to a small number of players. … So far, our digital revenue has been able to sustain this strategy, and therefore we don’t want to change our business model».

Come era già emerso dal “Digital News Report 2016”, il nostro Paese è quello con la minor incidenza di accesso diretto ai siti web dei newsbrand e di riflesso con la maggior incidenza di search e social come “starting point” per l’accesso all’informazione. È evidente che questo implica una “commodizzazione” dell’informazione o peggio, come sottolinea uno degli intervistati che dichiara «you’re on a social media platform and [people] can’t tell the difference between the information that’s there and they believe it’s all created via Facebook or via Google»

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Anche i video, ed ovviamente il video advertising, di cui si parla tanto appaiono in realtà sottodimensionati con Corriere.it che fa tra 18 e 20 milioni di visualizzazioni video al mese che generano intorno al 20% del totale dei ricavi da digital, e Repubblica.it tra 30 e 40 milioni di visualizzazioni video al mese  che generano tra il 20% ed il 25% del totale dei ricavi da digital, secondo quanto dichiarato da Pier Paolo Cervi, all’epoca della ricerca direttore generale della divisione digitale del Gruppo Espresso ora passato a capo del digital di Mediaset e sostituito da Massimo Russo. Per Il Resto del Carlino i video restano invece marginali per gli elevati costi di produzione affidati ad un’agenzia esterna spiega Debora Peroni, online marketing manager, Monrif Net.

In conclusione, le sperimentazioni, le innovazioni più interessanti, sia sotto il profilo giornalistico che di revenues si stanno facendo fuori dal nostro Paese e, a mio modo di vedere, quanto avviene in Francia, ed in particolare a Le Figaro, è da seguire con attenzione. Nel breve, in Italia, non saranno i main publisher e broadcaster, che, tra le altre cose, troppo spesso hanno logiche che sono aliene da quelle del mercato, a portare cambiamento in maniera significativa ma qualche attento editore locale,se saprà cogliere le opportunità esistenti, e qualche new comer costituito da giornalisti-imprenditori. Amen.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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