Vendere o Soffrire. Il modus Operandi di Facebook

Nelle ultime ore tiene banco il lancio di Instagram Stories, la risposta di Facebook a Snapchat. A detta di molti “la copia”.

In effetti i due sistemi sono assolutamente assimilabili, con Facebook, proprietaria di Instagram, che ha lentamente costruito un ecosistema a partire dall’acquisizione di MSQRD fino ad arrivare al lancio di una feature, e non un’app, che sarà concorrente diretta di Snapchat.

Sarà Instagram a sfidare Snapchat per un confronto che nasce già impari, visti i diversi numeri di utenza attuali.

Gli utenti iscritti alla principale piattaforma di photo sharing avranno da oggi un’opzione in più che da un lato non intaccherà l’esperienza consolidata e vincente degli igers e dall’altro offrirà un’ulteriore format espressivo che, banalmente, consentirà a chi volesse cimentarsi di evitare di scaricare un’altra app: Snapchat.

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Ma come si arriva a questo?

Negli ultimi anni Facebook ci ha abituato a un modus operandi sicuramente discutibile ma assolutamente fedele a sé stesso, composto di due opzioni:

  1. Hai individuato e aggredito un mercato interessante? Facebook non tarderà ad arrivare con una “lusinghiera” offerta.
  2. Cosa accade se rifiuti o se non puoi cedere? Facebook dall’alto delle proprie possibilità aggredirà ugualmente il mercato, con non poche possibilità di penetrarlo.

In soldoni, rifiutare probabilmente è la peggior scelta che si possa fare.

CASO 1 – LE VENDITE

Alla prima casistica rispondono la stessa Instagram e WhatsApp. Instagram è stata prontamente acquistata nel 2012 per circa 2 miliardi di dollari, aprendo a Facebook un nuovo mercato che evidentemente non trovava sfogo nelle attività di photo sharing del social più popolato al mondo.

Diverso il contesto per WhatsApp, acquistata nel 2014 per 19 miliardi di dollari, seppur dopo il rilascio di un’app complementare, Messenger, che però scontava un importante ritardo. Il risultato è stata l’acquisizione di un importante patrimonio di dati e il consecutivo investimento sullo sviluppo dell’app di casa, con WhatsApp che nel frattempo si è consolidata, offrendo sostanzialmente agli utenti di scegliere tra Facebook e Facebook, con buona pace di chi ha immaginato che Telegram fosse capace di insidiare le posizioni.

CASO 2 – LA CONCORRENZA

In questa seconda casistica ci sono molteplici differenze ma il leitmotiv è unico: se Facebook replica il tuo prodotto, per molti sarà lui l’originale. È una questione di numeri, troppo divario tra utenze del social di Zuckerberg e gli altri per immaginare di poter tenere testa.

Fatti salvi gli studi e gli sviluppi in materia di realtà aumentata e analisi dei contenuti [che pur si basano su acquisizioni] Facebook potrebbe paradossalmente scegliere di fare a meno di esplorare nuovi mercati per perseguire solo una politica di acquisizione di realtà che si dimostrano profittevoli.

Quale modo migliore di ridurre rischi di impresa quando si hanno capitali da investire? Facebook non arriva sempre primo, ma quando arriva spesso lo diventa.

Basti pensare a Periscope, doveva essere [e per larga parte lo è] il fiore all’occhiello di Twitter ma superati i primi entusiasmi con l’accelerazione di Facebook che ha presto proposto i sui live video il fattore cronologico è andato a farsi benedire. Periscope è arrivato prima ma se ti parlo di video live penserai a Facebook o sbaglio?

Se per Periscope era inimmaginabile una cessione, diverso è stato il caso SnapchatL’offerta, lo dichiara il CEO, è pervenuta ed è stata rifiutata. 3 miliardi di dollari rispediti al mittente. Alla stessa notizia del diniego dei giovani creatori di Snapchat è probabilmente dovuta parte delle fortune in termini di risonanza.

Oggi Facebook, dopo aver tentato la strada di un’app ex novo con Slingshot [forse immaginando un epilogo stile WhatsApp-Messenger] ha puntato tutto sull’app che meglio incrocia lo stesso mercato di Snapchat: persone – di cui molti teenager –  che, numeri alla mano, utilizzano più Instagram che Snapchat.

Da oggi queste stesse persone avranno una ragione in meno per sperimentare, e per conoscere, Snapchat, che non mi stupirei se a questo punto diventasse l’ennesimo leader scalzato dal trono.

Due grosse frecce nella faretra di Zuckerberg rendono, ad oggi, questo sistema così efficace e difficilmente contrastabile. Una grossa disponibilità economica per tramutare le esperienze di successo in costole di Facebook e la rapidità ingegneristica di implementare sistemi pronti ad assecondare ogni tendenza espressa dal contesto, potendo contare su numeri e brand allo stato attuale inemulabili.

Resistere si può. Snapchat non morirà, ma con un concorrente già affermato la strada passerà da pianeggiante a ripida salita. Una sfida che non voglio credere non avessero messo in conto. Diversamente avrebbero almeno 3 miliardi di buoni motivi per rimpiangere la scelta…

Snapchat Utenti

Pierluigi Vitale

Social media Analyst at Social Listening
Social media analyst e information designer. Ph.D Fellow presso il Laboratorio "Digital Humanities + Information Design" dell'Università degli studi di Salerno. Svolge attività di ricerca nel campo dell'analisi e della visualizzazione dei dati. Mai diventato giornalista, fa di reperimento, analisi, elaborazione e rappresentazione dei dati la sua vocazione. Ha lavorato da Vice-Responsabile Marketing del Corriere del Mezzogiorno e tiene corsi di formazione per soggetti pubblici e privati.
Pierluigi Vitale

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