Infosfera Italia 2016

L’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ed il Centro Studi Democrazie Digitali hanno pubblicato la ricerca “Infosfera 2016” per cercare di comprendere quali siano i criteri di scelta delle fonti di informazione degli italiani. In particolare sono stati approfonditi quali siano i meccanismi di influenza dei media, con specifico riferimento a quelli presenti su Internet, e la loro efficacia in termini di persuasione.

La rilevazione dei dati contenuti nel report è stata effettuata mediante intervista diretta tramite questionario su tutto il territorio nazionale. I questionari somministrati e successivamente validati sono 1157. Considerando per tanto che l’universo di riferimento è > 100.000 l’errore statistico si attesta al +/-2.9%. I questionari sono stati somministrati nel periodo dal 18/12/2015 al 20/01/2016 ed i risultati sono stati pubblicati il 4 luglio 2016. Il report è davvero prezioso e va letto integralmente con la dovuta attenzione, e “digerito”, al di là della mia personalissima sintesi ancora una volta.

La definitiva affermazione delle tecnologie digitali, nel solco di quella che Manuel Castells definisce mass-self-communication, ha oramai sancito la centralità delle persone all’interno della dinamica di questi flussi: orientandosi con disinvoltura tra tra vecchi e nuovi media e attingendo indifferentemente da questi sulla base delle proprie esigenze estemporanee, l’utente compone i propri palinsesti personali, scegliendo i contenuti sulla base del proprio interesse secondo i tempi e i modi a lui più consoni, assecondando i suoi gusti, i suoi desideri e i suoi bisogni, finendo per organizzare una miscela di consumi mediatici a misura di se stesso.

Le 10 infografiche sottostanti mostrano per ciascuna area le evidenze emergenti dalla ricerca. Da pagina 31 a pagina 92 del rapporto si può trovare il dettaglio di ciascuna domanda e relativa risposta con 6 diversi livelli che vanno da quasi mai a quasi sempre consentendo così di approfondire le sfumature.

Come sempre nella lettura dei risultati si tenga conto che anche in questo caso si tratta di un campione di individui che rappresenta circa poco più della popolazione [il 52% secondo Audiweb] escludendo quell’ampia fascia della popolazione del nostro Paese che non utilizza Internet.

1) Dieta Mediatica

Sono prevalenti i media online con i motori di ricerca primo medium di ricerca di informazioni come del resto già emergeva dai risultati del The Reuters Institute Digital News Report 2016.

Pressoché la totalità dell’informazione di cui le persone fruiscono deriva da “free media”, da media che non vengono pagati ed infatti i quotidiani online a pagamento vengono addirittura dopo i servizi antidiluviani di sms.

La rete è ormai lo strumento primario per raccogliere informazioni. Uno spazio che sovrabbonda di informazioni, generando tre ordini di problemi secondo gli autori del rapporto:

a) L’eurisma di disponibilità: i primi siti, i primi articoli o i primi post trovati sono quelli che utilizzeremo per la tesi di discussione o che indirizzano il nostro pensiero critico;
b) La capacità di percepire l’autorevolezza di un contenuto o di una fonte è in continua e profonda mutazione: non siamo più in grado di capire quali contenuti siano di serie A, di serie B o non vadano neppure considerati;
c) La mancanza di pazienza per la necessità di velocizzare le scelte di decisione, porta ad una condizione indotta di affollamento informativo e al parallelismo dei mezzi di comunicazione.

Dieta_mediatica

2) La Rete e la Democratizzazione di Massa [presunta]

L’Utilizzo di Facebook è al primo posto tra i principali utilizzi di Internet ma la sua influenza sulla formazione dell’opinione è relativamente modesta, sono infatti i canali offline ad essere prevalenti nell’influenzare le opinioni politiche.

Poco più di un terzo delle persone afferma di partecipare alla vita civile e politica del Paese attraverso la Rete confermando come l’idea di democrazia elettronica sia ben lontana dall’essere una realtà.

Twitter, newswire per eccellenza ad elevatissima partecipazione di personaggi politici, giornalisti e media, fa meglio soltanto dei siti Internet dei partiti [che non interessano/influenzano praticamente nessuno].

Niente «folle intelligenti», ma folle emotive, nessuna democratizzazione della cultura, ma onde di banale schiacciamento sulla mediocrità.

Limiti_Sviluppo_Rete

 3) Il “Vampirismo” di Facebook

Facebook assorbe una quota estremamente significativa del tempo che le persone trascorrono in Rete arrivando ad essere per molti assolutamente coincidente con Internet. Un’esperienza “totalizzante” che per la maggioranza degli utenti, inesperti, rischia di rendere la fruizione del Web come un’esperienza dettata da regole unilaterali ed algoritmi pour cause aumentando di fatto la tendenza a echo chambers e reti omofiliache.

L’affermarsi e il dispiegarsi della diffusione della tecnologia digitale, ci ha proiettato in una nuova era: attraverso la fase dell’informazione veloce siamo passati alla fase dell’accumulo e del capitalismo informazionale. Una nuova era in cui la forma di organizzazione produttiva cognitiva è legata all’economia delle reti digitali e dei flussi informazionali, e abilita una vera e propria configurazione sociale che tende non solo a rendere obsoleti gli strumenti del comunicare del passato ma è finalizzata a condizionare gli utenti in ambienti mediatici, che non solo offrono strumenti nuovi esperenziali ma monopolizzano il tempo degli utenti.

Vampirismo_FB

4) La Percezione della Credibilità

L’attenzione che si dedica agli amici e alle persone intime è incommensurabilmente più elevata di quella che si dedica ad altre e più impersonali fonti di messaggi. Ma l’attenzione non è più un bene che si conquista, e si rivende, ma il complesso risultato di una strategia culturale.

Gli influencer sono filtri: filtri della nostra attenzione, delle nostre emozioni, delle nostre labili opinioni. Gli influencer assumono il compito di manipolazioni automatiche dei motori di personalizzazione: in primo luogo perché ad essi viene assegnato un codice di riconoscimento, dopodiché, ogni volta che l’utente accede ai suoi post, ai suoi contenuti social, cede le porte di protezione al suo immaginario, condizionandone il sentimento che si trasforma in opinione emotiva.

I prosumer sono consumatori e produttori nel versus che vuole l’influencer e allo stesso tempo elettori in quanto non solo esprimono consenso con il loro sentimento/voto ma in quanto ‘eleggono’ l’influencer ad hub e sorgente autorevole di condizionamento. L’opinione pubblica lascia il passo all’opinione emotiva, generata da immaginari a loro volta derivati dalla polarizzazione del sentimento [mi piace / non mi piace].

Echo_Chamber

5) Bufale [e dintorni]

La pesante arretratezza di cultura digitale che sconta il nostro Paese emerge in tutta chiarezza dai dati relativi sull’incapacità di distinguere il vero dal falso.

Oltre due terzi degli intervistanti non è in grado di distinguere un sito di bufale da quello d’informazione. Aspetto che se conferma la assoluta carenza di skill digitali degli italiani, siano essi “nativi digitali o meno, punta anche il dito su un’informazione sempre più unbranded di cui i giornali online del nostro Paese hanno pesanti responsabilità.

Addirittura 9 persone su 10 non  sono in grado di identificare un profilo “fake”. Sigh!

Autorevolezza

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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