La Grande Porzione di Condivisioni NON visibili

La condivisione di informazioni viaggia su diversi canali, alcuni pubblici, alcuni che richiedono permessi di accesso, altri che [in teoria] sono privati.

Si va dal contenuto che si ritiene di poter postare pubblicamente, a ciò che si sceglie di destinare solo ai propri amici [nel caso di Facebook] fino ad arrivare a ciò che si muove all’interno della messaggistica istantanea. Recentemente si è parlato di una falla nelle API di Facebook che consentirebbero di tracciare le  condivisioni di quest’ultima tipologia, il ché si presta molto bene ai dati qui di seguito approfonditi.

La ricerca condotta da RadiumOne, infatti, cerca di tirare le  somme rispetto a quest’ultima tipologia di condivisione, che sembrerebbe rappresentare un’importante porzione del totale.L’84% dei contenuti è condiviso via mail o messaggistica istantanea e per gran parte (il 64%) avviene da mobile.


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Quello che viene definito “Dark Social” secondo la ricerca sembra essere foriero di opportunità di marketing, se si sa come operare su  questo genere di dinamiche. Solo nell’ultimo anno  il fenomeno è cresciuto del 15%.

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Il fenomeno sembra essere decisamente spostato sul mobile, il ché rappresenta un indirizzo preciso, e per certi versi scontato, per chi produce contenuti.  Non si può più trascurare l’adattabilità dei contenuti sui device mobili, su cui viaggia  gran parte delle informazioni, anche quelle che non riusciamo a mappare.
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La strada da seguire per valorizzare le dinamiche del dark social è sicuramente quella di iniziare a studiare le casistiche in cui questo “fenomeno” si verifica, andando a creare segmenti di audience.

Si stima che questa tipologia di utenti sia maggiormente votata alla conversione e soprattutto capace di indirizzare, attraverso attività di condivisione di carattere micro, i nostri contenuti [o i nostri prodotti] verso soggetti personalmente selezionati  che possano risultare  sicuramente interessati a ciò che gli viene inviato.

Per certi versi si riprende la logica della “condivisione profilata”, di cui vi avevo già parlato nell’intervento al Festival Internazionale del Giornalismo, seppur in altre contingenze e la conferma che il “buon marketing” passa sempre più per le conversazioni private

Pierluigi Vitale

Social media Analyst at Social Listening
Social media analyst e information designer. Ph.D Fellow presso il Laboratorio "Digital Humanities + Information Design" dell'Università degli studi di Salerno. Svolge attività di ricerca nel campo dell'analisi e della visualizzazione dei dati. Mai diventato giornalista, fa di reperimento, analisi, elaborazione e rappresentazione dei dati la sua vocazione. Ha lavorato da Vice-Responsabile Marketing del Corriere del Mezzogiorno e tiene corsi di formazione per soggetti pubblici e privati.
Pierluigi Vitale

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