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La Risposta di Facebook sui Trending Topics

Non è stato certo un mese di Maggio tranquillo quello all’headquarter di Facebook. Prima le “confessioni” di un impiegato a contratto e poi il “leak” del Guardian hanno procurato dei seri grattacapi al social network più popoloso del pianeta impegnato a giustificare la propria neutralità ma anche a rispondere ad una domanda formale fatta dal Senato statunitense sulla questione con Mark Zuckerberg in prima fila a colloquio per calmare le acque.

Arriva ora la risposta ufficiale che in buona sostanza sostiene che se manipolazioni ci sono state non si sono verificate in maniera sistematizzata e preordinata e che dunque è difficile, se non impossibile, intervenire su elementi sporadici frutto della volontà dei singoli, concludendo che comunque Facebook si impegna a fare dei miglioramenti sia con un controllo più stringente sulla discrezionalità del proprio personale che con modifiche al prodotto, all’algoritmo.

Lobby FB

Pensare che Facebook fosse neutrale è di una tale ingenuità che se non fosse preoccupante sarebbe persino divertente vedere come sia stato necessario questo “scandalo” per far emergere quanto avrebbe dovuto essere evidente a chiunque da sempre. Altrettanto ingenuo, diciamo, l’approccio fideista nella tecnologia che avrebbe voluto il solo algoritmo più neutrale dell’intervento umano. In caso di dubbi l’andamento delle spese per azioni di lobby, che negli USA nel rispetto di alcune regole sono legali, mostrate nel grafico sopra riportato credo possa essere elemento di rimozione di ogni perplessità al riguardo.

Che i social, a cominciare da Facebook ovviamente, non siano piattaforme di distribuzione lo vado dicendo da qualche mese. Credo che la questione dei trending topics e del ruolo attribuito anche a 13 fonti d’informazione del nostro Paese, della quali mancando tale caratteristica non se ne capisce il significato peraltro, possano sancire definitivamente che ruolo e valore dei social non stanno nell’essere canali di distribuzione se non in maniera estremamente marginale, accessoria rispetto ad altre potenzialità.

Facebook, e sempre più anche gli altri social con, ad esempio, Discover di Snapchat e Moments di Twitter, sono in una fase di evoluzione che già comprende non essere solo canali di distribuzione ma anche ambiti di “curation”, volendola vedere in termini positivi, di selezione per il proprio pubblico di riferimento di quello che è, o si ritiene essere, d’interesse.

Se questo è lo stadio attuale in prospettiva, come già intrapreso con Instant Articles ma anche con i video nativi premiati nella portata, “ospitano” i contenuti e li monetizzano. I due schemi sottostanti, pur nella loro semplicità, lo evidenziano chiaramente [da leggere assolutamente la “trilogia di Tony Haile sulla questione: qui, qui, qui].

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Haile 3.2

Se, come d’abitudine, Jeff Jar­vis aggiunge mate­riale inte­res­sante al dibat­tito spiegando che: “piat­ta­forme come Face­book e Goo­gle dipen­dono da un eco­si­stema di con­te­nuti e non vogliono farne parte, per­ché li met­te­rebbe in con­flitto con lo stesso sistema”, che poi è sostanzialmente il senso della succitata risposta di Facebook, guarda caso, è l’approccio che, in particolare per le testate italiane è completamente da cambiare rispetto a quello avuto sin ora.

Le persone, anche nel nostro Paese, passano una grande quantità del loro tempo online sui social ed in particolare su Facebook. Noi, i giornali [ma complessivamente vale assolutamente anche per i brand in generale e non solo per i newsbrand], andiamo lì come una volta – è una metafora che uso spesso – andavamo al bar a incontrarli, a conoscerli. I social sono piattaforme di distribuzione del contenuto ma, soprattutto, luoghi di relazione con le persone. Dobbiamo capire bene chi sono, quali sono i loro interessi, le loro preferenze, per poi – continuando nella metafora – andare via dal bar per bere qualcosa insieme a casa nostra. Facebook è un bar, una piazza di paese dove incontrare persone, comprenderne interessi, motivazioni, aspirazioni e, soprattutto, dati, da interpretare correttamente per tradurli e renderli disponibili a casa propria, nel proprio sito, nei prodotti e nei servizi forniti.

Una “casa” dove vi saranno comunità d’interesse, anche di nicchia, aree di partecipazione e discussione sui temi di rilevanza per il lettore, per le persone.

I social NON sono piattaforme di distribuzione. Mettetevelo, mettiamocelo, bene in testa. Repetita iuvant, spero.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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