Membership di Fatto

Il Fatto Quotidiano lancia ” Il Fatto Social Club”, progetto di membership per coinvolgere i lettori e provare a monetizzare al di là di volumi di traffico e click come spiega il Direttore dell’edizione online Peter Gomez.

Personalmente è da quasi 7 anni, dall’agosto 2009, che, citando un’ipotesi di lavoro in tal senso del NYTimes, parlo di membership come un modo, a mio avviso il miglior modo, di riuscire a valorizzare sia i contenuti, ottenendo dei ricavi che in altro modo vedo molto difficilmente raggiungibili, specie dai giornali generalisti, che dei lettori, delle persone e della comunità di riferimento più in generale. La presentazione sottostante – slide dalla 14 alla 44 consentono di approfondirne le logiche.

Si tratta di una scelta che dunque non posso che apprezzare e che, se posso dirlo, ritengo più adatta al Fatto che non ad altri giornali nazionali visto che la testata in questione sin dall’esordio ha puntato, con successo, alla costruzione di una community, come banalmente testimoniano i circa 20mila commenti al giorno che attualmente i lettori, le persone, postano quotidianamente per gli oltre 150 contenuti al giorno prodotti per la versione online [pari ad un a media di 133 commenti per articolo].

Il Fatto Social Club si basa su tre diversi livelli di offerta:

  1. Sostenitore, offerta “entry level” a 5.99 euro al mese [o 60 € all’anno] che consente di seguire le riunioni di redazione del sito in streaming, ricevere le newsletter, navigare senza pubblicità e leggere ogni giorno le notizie esclusive di Insider curato da Carlo Tecce, oltre ad avere diritto alle offerte commerciali dei partner selezionati [teatro, cinema, cibo di qualità…];
  2. Partner, a 17.99 euro al mese [o 179.99 € all’anno], che integra l’offerta ai sostenitori con un’aggiunta importante: quella di poter leggere ogni giorno in digitale i contenuti dell’edizione cartacea del Fatto Quotidiano;
  3. Socio di Fatto, a 50 euro al mese [o 500 € all’anno], che offre la possibilità di essere ospitato nella redazione, avere posti riservati alle feste del giornale ed anche intervenire a un’assemblea annuale per confrontarsi  sul giornale, sui temi da approfondire, sugli errori commessi, sulle cose da cambiare. Oltre, ovviamente, a tutti i contenuti e servizi riservati agli abbonati degli altri livelli.

Per tutti e tre il livelli, anche quello base, viene inoltre offerta la possibilità di navigare il sito senza pubblicità, un’offerta accattivante in tempi di adblocking e dintorni.

Nell’intervista a David Magliano, Managing Director of Membership del Guardian, contenuta nel mio libro sul tema, dichiara che per il Guardian la membership è relativa a tre apetti: [a] la costruzione di un coinvolgimento più profondo con i lettori in un momento in cui l’utilizzo del digitale attenua la fedeltà; [b] fornire nuovi modi di promuovere gli obiettivi del Guardian per condividere informazioni e promuovere il dibattito; e [c] sbloccare nuovi flussi di entrate.

Come ha come ha scritto tempo fa Sergio Maistrello, un giornale è un hub. “Il prossimo “giornale” di successo è un hub: un nodo della rete che, in funzione delle proprie caratteristiche e capacità, è in grado di connettere a sé e tra loro quanti più nodi possibili. Un hub è uno snodo vitale per la comunità interconnessa almeno quanto un giornale di carta è stato vitale per la società moderna che aveva bisogno di conoscere le notizie. È, dunque, sulla capacità di relazione che costruiremo probabilmente l’economia della conoscenza dei prossimi decenni”.

Per costruire un modello di pagamento effettivo non bisogna essere “ossessionati” con il prodotto, ma con il suo pubblico fedele e sul come costruire relazioni di valore tra il media, tra la testata ed pubblico. I contenuti sono la base, la reputazione e la comunità, le chiavi del successo della costruzione di un modello di business basato, per semplificare, sull’idea di “club”.

È proprio su questo aspetto che sin ora, delle diverse testate che hanno scelto, anche, questo modello, ho visto la maggiori lacune, la necessità di migliorare l’offerta sotto il profilo dei benefici immateriali, psicologici, di appartenenza. Mi pare sia questa l’area di miglioramento anche rispetto all’offerta attuale de Il Fatto.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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