I Social NON Sono Piattaforme di Distribuzione

WAN-IFRA ha pub­bli­ca­to “Digi­tal prio­ri­ties for publi­shers – a glo­bal snap­shot”, inte­res­san­tis­si­ma pano­ra­mi­ca in cui esper­ti di tut­to il mon­do dico­no la loro sul­le sfi­de del digi­ta­le per gli edi­to­ri.

Si va dal­le opi­nio­ni di Yumi­ko Ono, Asia Digi­tal Edi­tor del The Wall Street Jour­nal a Julia Bei­zer, Direc­tor of Pro­duct di The Washing­ton Post. Cia­scu­no degli inter­vi­sta­ti iden­ti­fi­ca tre pun­ti, tre prio­ri­tà, da affron­ta­re per vin­ce­re, o alme­no pro­va­re a far­lo, la sfi­da del digi­ta­le.

Tra gli inter­vi­sta­ti com­pa­re anche Mas­si­mo Rus­so, recen­te­men­te nomi­na­to con­di­ret­to­re de La Stam­pa, che si fa inter­pre­te di una visio­ne tut­ta ita­lia­na del rap­por­to tra new­sbrand e social. Al pun­to uno del suo inter­ven­to Rus­so infat­ti affer­ma che “New­spa­pers have to find bet­ter ways to distri­bu­te their jour­na­li­sm outsi­de their sites – on search engi­nes, social net­works, pro­prie­ta­ry ope­ra­ti­ve systems and devi­ces and on video OTTs, pre­ser­ving bran­ding and mone­ti­sa­tion whi­le gro­wing their traf­fic. At the same time, they have to avoid being cut off from the rela­tion­ship with their user base”.

Si trat­ta di una tema, di una pro­spet­ti­va, che nes­su­no degli altri inter­ven­ti pro­po­ne a con­fer­ma di come l’idea che i social sia­no piat­ta­for­me di distri­bu­zio­ne sia tut­ta ita­lia­na. Ipo­te­si di lavo­ro che, in buo­na sostan­za, vedreb­be in social media e social net­work sem­pli­ce­men­te dei cana­li attra­ver­so i qua­li dif­fon­de­re i con­te­nu­ti del­la pro­pria testa­ta, insom­ma, come vie­ne det­to, una moda­li­tà per aumen­ta­re il traf­fi­co al pro­prio sito e mone­tiz­za­re. Non me ne voglia Mas­si­mo Rus­so, gior­na­li­sta di rico­no­sciu­ta com­pe­ten­za e pro­fes­sio­na­li­tà, ma non sono asso­lu­ta­men­te d’accordo su tale ipo­te­si di lavo­ro.

Riten­go ci sia un pro­ble­ma di base all’interno dei gior­na­li ita­lia­ni con i gior­na­li­sti spes­so chia­ma­ti ad assol­ve­re a com­pi­ti sui qua­li ogget­ti­va­men­te dif­fi­cil­men­te han­no con­grue com­pe­ten­ze. Pen­so al gior­na­li­sta mes­so, a mez­zo ser­vi­zio men­tre con­ti­nua anche ad occu­par­si di altro, ad occu­par­si del­la gestio­ne dei social del­la testa­ta solo per­ché è quel­lo che ha più fol­lo­wer su Twit­ter, o peg­gio per­ché il solo dispo­ni­bi­le a far­lo, e più in gene­ra­le ad inte­res­sar­si a tema­ti­che qua­li il bran­ding e dun­que, in buo­na sostan­za, il mar­ke­ting del new­sbrand per cui lavo­ra sen­za ipso fac­to aver­ne le com­pe­ten­ze. Un po’ come se il sot­to­scrit­to, al con­tra­rio, fos­se mes­so alla dire­zio­ne di un gior­na­le, cosa che, non ho dub­bi, giu­sta­men­te, sol­le­ve­reb­be più di qual­che per­ples­si­tà.

A que­sto pro­ble­ma di fon­do tut­to ita­lia­no, che potrem­mo sin­te­tiz­za­re con il vec­chio det­to mila­ne­se offe­lee, fa el tò mestee [pastic­cie­re, fa’ il tuo mestie­re], esor­ta­ti­vo per invi­ta­re a non occu­par­si di atti­vi­tà del­le qua­li non si è esper­ti, si aggiun­ge il fat­to che, ad oggi, la qua­si tota­li­tà del­le testa­te non ha di fat­to com­pre­so a cosa ser­va­no poten­zial­men­te i social. Non sarà casua­le, cre­do dav­ve­ro, se il Washing­ton Post ha ripre­so lin­fa e vita­li­tà, arri­van­do recen­te­men­te a sor­pas­sa­re l’audience onli­ne del NYTi­mes, sot­to la gui­da di Jeff Bezos che por­ta il know how di Ama­zon con cono­scen­ze e com­pe­ten­ze che sen­za ombra di dub­bio esu­la­no da quel­le gior­na­li­sti­che.

I social han­no un peso per l’industria dell’informazione, ovvia­men­te per alcu­ni siti ben più che per altri. Non solo è ampia­men­te con­fer­ma­ta “l’insostenibile leg­ge­rez­za dei refer­rals” ma anche che il tas­so di con­ver­sio­ne, le per­so­ne che dopo aver visto una noti­zia sui social clic­ca­no per leg­ge­re l’articolo è asso­lu­ta­men­te una mino­ran­za.

Basti vede­re, in assen­za di altri dati o di uti­liz­zo di piat­ta­for­me spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­por­to tra nume­ro di fan, pur con tut­te le tara­tu­re sul­la reach effet­ti­va, e gli acces­si com­ples­si­vi al sito web cor­ri­spon­den­te del­la testa­ta o, peg­gio, la ven­di­ta di copie car­ta­cee, per veri­fi­ca­re quan­to labi­le sia la rela­zio­ne.

Le per­so­ne, nel­la miglio­re del­le ipo­te­si, leg­go­no le due righe del post cari­ca­to su Face­book e, se tut­to va bene, met­to­no il loro “mi pia­ce”, con­di­vi­do­no o com­men­ta­no. Pur esclu­den­do i troll, per buo­na par­te casi sono com­men­ti cri­ti­ci ver­so la testa­ta ed i suoi con­te­nu­ti poi­ché evi­den­te­men­te que­ste per­so­ne non han­no in real­tà una rea­le pas­sio­ne, ade­sio­ne ed inte­res­se per la testa­ta.

A que­sto si aggiun­ga che, in par­ti­co­la­re su temi con­tro­ver­si, i post – che NON sono mode­ra­ti, eh! – diven­ta­no dav­ve­ro una disca­ri­ca di scur­ri­li­tà ed insul­ti di ogni gene­re. Ed anco­ra, si con­si­de­ri che per otte­ne­re like e con­di­vi­sio­ni spes­so si sna­tu­ra il posi­zio­na­men­to ori­gi­na­rio del­la testa­ta cari­can­do sul­la pagi­na Face­book gat­ti­ni o peg­gio.

Le per­so­ne, anche nel nostro Pae­se, pas­sa­no una gran­de quan­ti­tà del loro tem­po onli­ne sui social ed in par­ti­co­la­re su Face­book. Noi, i gior­na­li, andia­mo lì come una vol­ta – è una meta­fo­ra che uso spes­so – anda­va­mo al bar a incon­trar­li, a cono­scer­li. I social sono piat­ta­for­me di distri­bu­zio­ne del con­te­nu­to ma, soprat­tut­to, luo­ghi di rela­zio­ne con le per­so­ne. Dob­bia­mo capi­re bene chi sono, qua­li sono i loro inte­res­si, le loro pre­fe­ren­ze, per poi – con­ti­nuan­do nel­la meta­fo­ra – anda­re via dal bar per bere qual­co­sa insie­me a casa nostra. Face­book è un bar, una piaz­za di pae­se dove incon­tra­re per­so­ne, com­pren­der­ne inte­res­si, moti­va­zio­ni, aspi­ra­zio­ni e, soprat­tut­to, dati, da inter­pre­ta­re cor­ret­ta­men­te per tra­dur­li e ren­der­li dispo­ni­bi­li a casa pro­pria, nel pro­prio sito, nei pro­dot­ti e nei ser­vi­zi for­ni­ti.

Una “casa” dove vi saran­no comu­ni­tà d’interesse, anche di nic­chia, aree di par­te­ci­pa­zio­ne e discus­sio­ne sui temi di rile­van­za per il let­to­re, per le per­so­ne.

È solo in que­sto modo che sia­mo in gra­do di valo­riz­za­re la rela­zio­ne. Di crea­re valo­re aggiun­to – anche eco­no­mi­co – per le per­so­ne, i gior­na­li e il gior­na­li­smo. È, anche per que­sto, che dopo l’annuncio del lan­cio di Instant Arti­cles da par­te di Face­book ho cal­da­men­te scon­si­glia­to di ade­rir­vi, come inve­ce ha fat­to il quo­ti­dia­no di cui Rus­so è con­di­ret­to­re.

I social NON sono piat­ta­for­me di distri­bu­zio­ne. Met­te­te­ve­lo, met­tia­mo­ce­lo, bene in testa.

NiusRoom-07

Arti­co­lo ori­gi­na­ria­men­te scrit­to per Wolf

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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