Giphy Spopola ma NON Monetizza

Di ritorno dagi anni 90, le gif hanno di nuovo fatto capolino nel mondo web, spopolando sui social media e sulle app di messaggistica.

Uno dei servizi più interessanti a tal proposito è sicuramente Giphy, che consente la creazione e la ricerca in tempo reale di immagini animate su specifiche keyword, unitamente alla creazione sul proprio portale di feed tematici. Le integrazioni sono interessanti e molteplici e vanno dalle app di messaggistica, per puro diletto, alle app per i team di lavoro come slack, dove giphy viene utilizzato per rilasciare immagini random con un proprio comando preposto.

Tuttavia questo grande fermento finora non produce utili, se non (e non è poco) un aumento del valore di mercato: siamo ormai a 300 milioni di dollari. Niente male per un sistema così vintage.

Techcrunch prova ad immaginare soluzioni di monetizzazione, che inevitabilmente passano per l’advertising. In primis si potrà agire sul motore di ricerca interno, per mettere in vendita le prime posizione nei risultati sui motori di ricerca, in virtù di una domanda sempre crescente. Interessante anche l’ipotesi di dare priorità ai contenuti sponsorizzati nella selezione randomica che menzionavo nell’esempio di slack in precedenza.

Intanto Giphy continua a incassare moneta sonante nei vari cicli di finanziamento, nell’attesa che il sistema diventi tanto profittevole quanto efficace nella comunicazione web che sembra aver trovato, con qualche anno di ritardo, un impiego interessante per un’invenzione non propriamente recente.

Intanto brand e utenti si sbizzarriscono nell’utilizzarle nelle più disparate modalità. Basti pensare alla non esattamente fortunata esperienza di Chupa Chups, passando per le numerose gif che fungono da giochini con cui sfidare la sorte, fino ad arrivare all’ormai celeberrimo caso di confused Travolta, proposto in tutte le salse e contesti.

100MILA

Pierluigi Vitale

Pierluigi Vitale

Social media Analyst at Social Listening
Social media analyst e information designer. Laureato in Comunicazione d'Impresa e Pubblica all'Università di Salerno. Presso la stessa Università dà inizio con il ricercatore Stefano Perna e il docente ed architetto Guelfo Tozzi al laboratorio Data Factory, con il quale si occupa di progetti di visualizzazione di dati social (e non) e di formazione professionale. Mai diventato giornalista, fa di reperimento, analisi, elaborazione e rappresentazione dei dati la sua vocazione.
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