La Social Media InAbility delle Aziende Italiane

Pre­sen­ta­ti pochi gior­ni fa i risul­ta­ti del­la ricer­ca Osser­va­to­rio sul­la Social­Me­diA­bi­li­ty del­le Azien­de Ita­lia­ne, giun­ta alla sua quar­ta edi­zio­ne.

L’indagine, pro­mos­sa e rea­liz­za­ta dall’Executive Master in Social Media Mar­ke­ting & Digi­tal Com­mu­ni­ca­tion, ha con­ti­nua­to il moni­to­rag­gio avvia­to nel 2010 del panel di 720 azien­de ita­lia­ne, appar­te­nen­ti a 6 diver­si set­to­ri: ali­men­ta­re, arre­da­men­to, ban­che, hospi­ta­li­ty, moda e, novi­tà di quest’anno, azien­de che, pur ope­ran­do in set­to­ri diver­si [mani­fat­tu­ra, legno, gom­ma e pla­sti­ca, metal­lur­gia], sono acco­mu­na­te da un model­lo di busi­ness di tipo B2B.

Le azien­de pre­se in con­si­de­ra­zio­ne sono del Nord per il 53% del cam­pio­ne, Cen­tro 27% e Sud 20%. Di pic­co­la dimen­sio­ni 32%, media 33% e gran­de 34%; c’è quin­di pro­ba­bil­men­te una sot­to rap­pre­sen­ta­zio­ne del­le pic­co­le impre­se che, come noto, costi­tui­sco­no la stra­gran­de mag­gio­ran­za del tes­su­to eco­no­mi­co ita­lia­no. Su quan­to emer­ge c’è dav­ve­ro mol­to su cui riflet­te­re.

Un quar­to del­le impre­se esa­mi­na­te non ha un sito web, per­cen­tua­le che sale al 33.2% per le azien­de di pic­co­le dimen­sio­ni e arri­va al 46.3% per le impre­se che ope­ra­no nel B2B. Se le ban­che han­no qua­si tut­te una pre­sen­za in alme­no un cana­le social, così non è nel­la moda con il 25% che non ha alcu­na pre­sen­za sui social, per­cen­tua­le che per le azien­de ali­men­ta­ri pas­sa al 32.7% per toc­ca­re l’80.2% nel B2B. Anche la dimen­sio­ne azien­da­le, oltre al set­to­re di appar­te­nen­za, sem­bra fare la dif­fe­ren­za con le impre­se di gran­di dimen­sio­ni ad ave­re deci­sa­men­te una mag­gior pre­sen­za sui social rispet­to a medie e pic­co­le.

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Face­book regna sovra­no anche in que­sto caso con il 79% del­le azien­de del cam­pio­ne che ha una pre­sen­za sul social net­work più popo­lo­so del pia­ne­ta. Insta­gram, di cui tan­to si par­la, è pre­si­dia­to da un ter­zo del­le impre­se. Solo il 5% ha inve­ce un cor­po­ra­te blog e si scen­de al 1% per quan­to riguar­da forum o brand com­mu­ni­ty.

Se sono già que­sti nume­ri che fan­no tre­ma­re è nell’analisi qua­li­ta­ti­va del­la pre­sen­za social che si toc­ca il fon­do. Del­le, poche, azien­de B2B che han­no una pre­sen­za social nes­su­na, sot­to­li­neo nes­su­na, ha cari­ca­to alme­no due post sul­la pro­pria fan­pa­ge nell’ultimo mese di atti­vi­tà, ma anche tra le ban­che il 13.3% ha crea­to una sua pre­sen­za ma nei fat­ti non è atti­va, così come non sono atti­ve il 18.4% del­le azien­de dell’alimentare, il 21.1% dell’arredamento e il 21.9% di quel­le del­la moda. Anche per quan­to riguar­da Twit­ter le cose non van­no in manie­ra mol­to diver­sa, anzi.

Per aggre­ga­re in for­ma sin­te­ti­ca l’insieme dei dati rac­col­ti sul­le pra­ti­che d’uso dei social media da par­te di cia­scu­na del­le azien­de esa­mi­na­te e dei rela­ti­vi set­to­ri di atti­vi­tà pre­si nel loro insie­me è sta­to mes­so a pun­to dal grup­po di ricer­ca l’indice di Social­Me­diA­bi­li­ty. Indi­ce che sin­te­tiz­za un nume­ro ele­va­to di varia­bi­li, sia quan­ti­ta­ti­ve che qua­li­ta­ti­ve, in base a cin­que dimen­sio­ni: orien­ta­men­to, gestio­ne, caring, reach­ness e gene­ral enga­ge­ment. In base a que­sti para­me­tri le azien­de che usa­no alme­no un social, in una sca­la di valo­ri da 0 a 10, otten­go­no uno sco­re gene­ra­le di 4 con quel­le che ope­ra­no nel B2C a 4.2 e quel­le del B2B a 3.2.

Insom­ma se i social sono un feno­me­no ampia­men­te con­so­li­da­to, sep­pur in costan­te evo­lu­zio­ne, per mol­te azien­de non pare ave­re sen­so esser­vi pre­sen­ti ed ancor meno pre­si­dia­re i cana­li con con­ti­nui­tà ed in manie­ra ade­gua­ta. Nel 2016 la social media ina­bi­li­ty del­le impre­se ita­lia­ne è un dato di fat­to.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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