Pediatri, Unioni Civili & Media

È sta­to un vero e pro­prio ter­re­mo­to quel­lo che mer­co­le­dì scor­so ha tra­vol­to il dibat­ti­to sul­le unio­ni civi­li, da tem­po argo­men­to di pri­mo pia­no nei mez­zi di infor­ma­zio­ne. All’improvviso accan­to ai “no” dei cat­to­li­ci più osti­na­ti e del­la destra con­ser­va­tri­ce ne è appar­so uno auto­re­vo­le e ina­spet­ta­to: quel­lo dei pedia­tri.  Tut­ta­via quel “no”, come un gran­de fuo­co d’artificio, si è infiam­ma­to, ince­ne­ri­to e spen­to nel giro di poche ore, non sen­za lascia­re con­se­guen­ze. Al di là del­le valu­ta­zio­ni poli­ti­che, la vicen­da appa­re alquan­to sin­go­la­re e più che arric­chi­re il dibat­ti­to sull’omogenitorialità  met­te in luce alcu­ne aber­ra­zio­ni che mol­to han­no a che fare con le rego­le e le pra­ti­che dell’informazione. Riper­cor­ro per­ciò le tap­pe di quel sisma.

Mer­co­le­dì pome­rig­gio, men­tre al Sena­to pro­ce­de­va­no gli inter­ven­ti degli elet­ti sul testo di leg­ge Cirin­nà, le agen­zie han­no bat­tu­to una noti­zia:  “Unio­ni civi­li: pedia­tri, dan­ni sui bim­bi” (Ansa.it, 16:56). Una dichia­ra­zio­ne esplo­si­va, che irrom­pe­va con gran­de  enfa­si (attor­no alle 18 era l’apertura dei siti di Repub­bli­ca e Cor­rie­re) nell’aula in cui era in discus­sio­ne la leg­ge. Pani­co: chi avreb­be potu­to vota­re a quel pun­to una leg­ge defi­ni­ta sen­za incer­tez­ze da esper­ti come “dan­no­sa per i bam­bi­ni”?

In real­tà quel­la noti­zia, e più anco­ra i tito­li che la vei­co­la­va­no, ave­va­no non pochi pro­ble­mi: il pri­mo riguar­da­va pro­prio Gio­van­ni Cor­sel­lo, pre­si­den­te del­la Sip, acro­ni­mo che sta per Socie­tà ita­lia­na per la pedia­tria, un’associazione di cate­go­ria rispet­ta­bi­lis­si­ma e di lun­go cor­so ma che non è la Fimp, cioè la fede­ra­zio­ne ita­lia­na dei medi­ci pedia­tri, il sin­da­ca­to di cate­go­ria a cui ade­ri­sce il 90% dei pedia­tri con­ven­zio­na­ti con il ser­vi­zio sani­ta­rio nazio­na­le. La pun­tua­liz­za­zio­ne non ser­ve a toglie­re rilie­vo al pro­fi­lo del pre­si­den­te Cor­sel­lo, sem­mai a sot­to­li­nea­re l’inappropriatezza del­la for­mu­la “il nume­ro uno dei pedia­tri” usa­ta da mol­te testa­te per ripor­ta­re le sue dichia­ra­zio­ni. Il pun­to di vista di Cor­sel­lo era il pun­to di vista del­la Sip, in quan­to tale asso­lu­ta­men­te degno di atten­zio­ne, ma non rap­pre­sen­ta­ti­vo dei nume­ro­si pro­fes­sio­ni­sti che in Ita­lia eser­ci­ta­no in quel cam­po. Pri­mo abba­glio.

Ma cosa dice­va esat­ta­men­te Cor­sel­lo? In un inter­ven­to pub­bli­ca­to il 27 gen­na­io sul sito del­la Sip con il tito­lo “Ste­p­child adop­tion, no a scel­te ideo­lo­gi­che”, il pre­si­den­te, tra le altre cose, scri­ve­va:   “Non è infat­ti scon­ta­to che ave­re due geni­to­ri del­lo stes­so ses­so non abbia rica­du­te nega­ti­ve sui pro­ces­si di svi­lup­po psi­chi­co e rela­zio­na­le nell’età evo­lu­ti­va.”

Insom­ma, non è scon­ta­to che non suc­ce­da. Ma che signi­fi­ca? Suc­ce­de? Non suc­ce­de? Que­ste doman­de por­ta­no diret­te al secon­do abba­glio: quel “dan­ni a bam­bi­ni” lan­cia­to nei tito­li era lon­ta­no anni luce dall’arzigogolato cal­co­lo dell’improbabilità del pro­fes­sor Cor­sel­lo e non ne rap­pre­sen­ta­va in alcun modo la sin­te­si. L’esperto quei dan­ni non li esclu­de­va ma non riu­sci­va nean­che a pre­ve­der­li. Ogni paro­la oltre era per­ciò una for­za­tu­ra.

Ma anche il pun­to di vista di Cor­sel­lo, a ben guar­da­re,  ha qual­co­sa che non va. A sot­to­li­near­lo è (tra gli altri) Ele­na Cat­ta­neo, scien­zia­ta e sena­tri­ce a vita: “Sen­za voler entra­re nel meri­to del­le evi­den­ze scien­ti­fi­che a fon­da­men­to del­le dichia­ra­zio­ni del dot­tor Cor­sel­lo, stu­pi­sce la costru­zio­ne del­la fra­se pri­va di un signi­fi­ca­to ‘scien­ti­fi­co’, nel­la misu­ra in cui è indi­mo­stra­bi­le in astrat­to che qual­co­sa non pos­sa avve­ni­re, doven­do­si al con­tra­rio, con dati empi­ri­ci alla mano, dimo­stra­re che l’effetto inde­si­de­ra­to si è rea­liz­za­to”. Insom­ma: alla scien­za spet­ta dimo­stra­re che una cosa acca­de, non che non pos­sa acca­de­re. Mak­kox, a Gaze­bo, coglie per­fet­ta­men­te il pun­to mes­so in evi­den­za dal­la Cat­ta­neo.

Va det­to che il dot­tor Cor­sel­lo in real­tà ave­va già espres­so il suo pun­to di vista in mate­ria in alme­no un’altra occa­sio­ne, sem­pre in manie­ra un po’ com­pli­ca­ta: nel feb­bra­io 2013 (gra­zie al col­le­ga Gio­van­ni Stin­co per aver­lo segna­la­to) Cor­sel­lo com­men­ta­va una sen­ten­za del­la Cor­te di Cas­sa­zio­ne a favo­re di una fami­glia omo­ge­ni­to­ria­le, defi­nen­do in manie­ra mol­to rigi­da i con­tor­ni di quel pro­nun­cia­men­to, cioè met­ten­do in chia­ro che non si trat­ta­va di  “un pro­nun­cia­men­to a favo­re di una leg­ge per le ado­zio­ni gay ma  la valu­ta­zio­ne di un caso con­cre­to”. Cor­sel­lo argo­men­ta­va: “Che due sog­get­ti omo­ses­sua­li pos­sa­no garan­ti­re ad un bam­bi­no affet­ti­vi­tà e stan­dard edu­ca­ti­vi in linea con uno svi­lup­po nor­ma­le non è in discus­sio­ne e su que­sta base pog­gia la sen­ten­za del­la Cor­te di Cas­sa­zio­ne. Ciò che risul­ta rischio­so e inu­ti­le è un dibat­ti­to teso a pro­muo­ve­re situa­zio­ni simi­li come asso­lu­ta­men­te fisio­lo­gi­che. Non si può infat­ti nega­re, sul­la base di evi­den­ze scien­ti­fi­che e ragio­na­men­ti cli­ni­ci, che una fami­glia costi­tui­ta da due geni­to­ri del­lo stes­so gene­re può costi­tui­re un fat­to­re di rischio di disa­gio duran­te l’infanzia e l’adolescenza, quan­do il con­fron­to con i coe­ta­nei e le rela­ti­ve rica­du­te psi­co­lo­gi­che, diven­ta­no ele­men­to deci­si­vo sul pia­no  rela­zio­na­le”. Non si può nega­re che una fami­glia omo­ge­ni­to­ria­le pos­sa ori­gi­na­re un disa­gio: suo­na fami­lia­re? È il già cita­to “non è det­to che non suc­ce­da” che Cor­sel­lo sem­bra uti­liz­za­re con una disin­vol­tu­ra un po’ sospet­ta per il suo pro­fi­lo di scien­zia­to.

Dopo il cla­mo­re del­le pri­me ore la noti­zia dell’attacco dei pedia­tri alla ste­p­child adop­tion ha ini­zia­to a smon­tar­si: Bufale.net addi­rit­tu­ra  met­te in evi­den­za alcu­ni ritoc­chi alla noti­zia nel sito Repubblica.it. All’indomani è sta­to inte­res­san­te osser­va­re i tagli scel­ti dal­le diver­se testa­te per dare la noti­zia: per il Cor­rie­re “Pedia­tri divi­si” nel tito­lo di aper­tu­ra a pagi­na 8, per il Sole 24 Ore poche righe in fon­do a un pez­zo, non richia­ma­te in nes­sun ele­men­to del tito­lo; La Stam­pa ne dà noti­zia nel cate­nac­cio a pagi­na 6: “I pedia­tri: non esclu­si effet­ti nega­ti­vi per i figli di gay“e Il Mes­sag­ge­ro ci apre pagi­na 9 “I pedia­tri: ado­zio­ni gay rischiose/ Ma psi­chia­tri e psi­co­lo­gi: è fal­so”. La più curio­sa però è la scel­ta di Repub­bli­ca, che  con quel­la noti­zia apre il gior­na­le: “Ado­zio­ni gay, esper­ti divi­si” è il tito­lo e sot­to “Unio­ni civi­li, il pre­si­den­te dei pedia­tri cri­ti­ca la leg­ge: i figli pos­so­no sof­fri­re”.  All’interno in un’intervista dal tito­lo “Ave­re geni­to­ri del­lo stes­so ses­so cau­sa diver­si­tà” lo stes­so Cor­sel­lo scan­di­sce: “Per me va bene la ste­p­child adop­tion, ma nel caso di nuo­ve ado­zio­ni pre­ve­de­rei dei mec­ca­ni­smi di valu­ta­zio­ne più strin­gen­ti”. Per­bac­co! Ma se Cor­sel­lo non ha per­ples­si­tà sul­la ste­p­child adop­tion, ben­sì sull’adozione (non pre­vi­sta dal­la leg­ge in discus­sio­ne) per­ché Repub­bli­ca ci rac­con­ta di un attac­co del pedia­tra al testo di leg­ge?

titoli

A chiu­su­ra di que­sta epo­pea è neces­sa­rio pun­tua­liz­za­re che dopo le dichia­ra­zio­ni di Cor­sel­lo sono inter­ve­nu­ti, nel­le ore e nei gior­ni suc­ces­si­vi, nume­ro­si esper­ti, dan­do pare­ri di segno oppo­sto. Ha pre­so paro­la anche Giam­pie­tro Chia­men­ti, pre­si­den­te del­la Fimp: “nes­su­no può par­la­re in nome e per con­to dei pedia­tri ita­lia­ni”, ha mes­so in chia­ro. Lo stes­so Cor­sel­lo ha aggiun­to al suo post ori­gi­na­le una pre­ci­sa­zio­ne (“Ste­p­child adop­tion, Cor­sel­lo: non rischio­sa di per sé, valu­ta­re caso per caso”) e suc­ces­si­va­men­te, inter­vi­sta­to da radio­po­po­la­re, ha riba­di­to di esse­re a favo­re del­la “rego­la­riz­za­zio­ne” del­le situa­zio­ne già esi­sten­ti (cioè la ste­p­child adop­tion) e ha det­to che le sue dichia­ra­zio­ni sono sta­te “sem­pli­fi­ca­te”. Atten­zio­ne: nel­la sua inter­vi­sta Leti­zia Mosca doman­da anche a Cor­sel­lo se si è chie­sto come mai le sue dichia­ra­zio­ni sia­no sta­te lan­cia­te pro­prio in quel momen­to. Ma il dot­to­re non cono­sce rispo­ste esau­sti­ve: “Quel­le dichia­ra­zio­ni era­no on line da una set­ti­ma­na, non so per­ché quel gior­no qual­cu­no le abbia pesca­te”.

A fiam­me doma­te, dal pun­to di vista dell’informazione occor­re por­si una doman­da: le per­so­ne che in quei gior­ni sono sta­te rag­giun­te da que­sta noti­zia, come la sin­te­tiz­ze­reb­be­ro? Pro­ba­bil­men­te mol­ti uti­liz­ze­reb­be­ro il pri­mo tito­lo, cioè  “i pedia­tri con­tro le ado­zio­ni gay: dan­no­se per i bim­bi”. E se fac­cia­mo qual­che ten­ta­ti­vo di ricer­ca per paro­le chia­ve con goo­gle ci appa­re chia­ro che anche la rete “ricor­da” la noti­zia per come era usci­ta imme­dia­ta­men­te. L’informazione, insom­ma, ha pro­dot­to disin­for­ma­zio­ne, cioè mol­tis­si­mi link  di arti­co­li che dico­no cose che altro­ve sono sta­te smen­ti­te, ridi­men­sio­na­te, ritrat­ta­te. Potrem­mo addi­rit­tu­ra dire che abbia­mo assi­sti­to alla nasci­ta di una bufa­la, per quan­to acci­den­ta­le. E atten­der­ci pur­trop­po che sarà lon­ge­va, come tut­te le bufa­le.

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