Digital News Report 2015

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati della quarta edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in 12 nazioni, Ita­lia com­presa, basato su 20mila interviste ad altrettanti consumatori di notizie online e focus group condotti online ed integrato con i contributi di autorità del settore quali Emily Bell.

Lo stu­dio, con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno, prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

Il rap­porto si com­pone di 112 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed interpretazione. Se siete di fretta invece, potete leggere la scheda di sintesi con focus al sistema media­tico dell’Italia e guardare il video sottostante che sintetizza in meno di due minuti i risultati principali a livello globale.

In 6 dei 12 Paesi presi in considerazione dallo studio il consumo d’informazione online, inclusivo dei social, supera quello televisivo. Così non è per quanto riguarda l’Italia dove invece la televisione regna sovrana. Il grafico sottostante riporta il dettaglio di ciascuna nazione. Si tratta dell’ennesima evidenza, se necessario, che rifarsi ad esperienze internazionali non sempre funziona viste le profonde differenze.

Reuters MAIN SOURCE OF NEWS

L’Italia una delle nazioni con il più basso indice di fiducia sull’informazione con solo il 35% delle persone che rispondono positivamente alla  domanda “I think you can trust most news most of the time”.

È confermato ampiamente l’utilizzo dei social come fonte dalla quale apprendere le notizie. Sono ovviamente Facebook e Twitter i due principali social con il primo – con un’audience molto ampia e generalista – che viene usato prevalentemente per altri scopi, a cominciare dal relazionarsi con amici/conoscenti, ed il secondo che invece è utilizzato da un pubblico più specializzato alla ricerca degli ultimi sviluppi, delle novità, anche in campo informativo.

In crescita anche l’utilizzo di WhatsApp con l’Italia al terzo posto su 12 per l’utilizzo dell’applicazione di messaggistica istantanea per ricevere notizie. In crescita anche la fruizione di video come fonte d’informazione sia in generale che in specifico riferimento al nostro Paese.

Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 66% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 33%, mentre l’accesso diretto ai newsbrand è praticato solo da un quinto delle persone.

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca.

Reuters Starting Point for News

Come emerge distintamente dai dati Audiweb, il rapporto conferma che i legacy media prevalgono su digital born. In Italia alla domanda su quale fonte d’informazione online sia stata utilizzata nell’ultima settimana il 79% cita una testata tradizionale e il 51% invece una all digital. Tra i global newsbrand nativi digitali Yahoo, MSN e HuffPost sono i più citati ma restano comunque relativamente marginali, sempre al di sotto del 10% dei rispondenti.

L’infografica sotto riportata riassume quali sono i newsbrand italiani, online e offline, con la maggior penetrazione a livello di utilizzo settimanale.

Reuters Scheda Italia

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism segmenta coloro che fruiscono d’informazione online in  tre tipologie: i “casual users”, coloro che accedono all’informazione una volta al giorno o meno, che pesano il 34% del totale, i “daily briefers”, che come dice il nome accedono quotidianamente all’informazione una o più volte nel corso della giornata e pesano il 45%, e i “news lovers”, persone che accedono all’informazione 5 o più volte nel corso della giornata e rappresentano il 21% del totale. In Italia i “news lovers” sono il 17% e i “casual users” il 10%.

La fruizione delle notizie si spalma abbastanza uniformemente nell’arco della giornata con picchi alla mattina presto ed in prima serata. L’accesso avviene prevalentemente da casa, a prescindere dal device utilizzato, circa un quarto lo fa dal lavoro e una parte marginale invece mentre è in movimento.

Le notizie nazionali, seguite da quelle internazionali e locali, sono al primo posto degli interessi per tipologia d’informazione in 10 nazioni su 12, italia inclusa.

Nel nostro Paese il 51% degli intervistati afferma di aver pagato, di aver acquistato un giornale di carta. Percentuale che scende al 12% per quanto riguarda le news online/in formato digitale. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo Danimarca e Finlandia, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali. La stra­grande mag­gio­ranza di coloro che pagano per le news online/digital, acqui­sta “one shot” [63%]. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come ho già avuto modo di sot­to­li­neare.

Reuters Pagamento News Online

L’Italia è tra le nazioni in cui le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Il rapporto chiarisce come a fronte di un incremento dell’uso dei social come punto di scoperta della notizie non vi sia invece un incremento nella partecipazione. I social sono più un filtro di selezione che non una fonte d’informazione. Le notizie si condividono e si commentano ancora oggi “face-to-face”.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Reuters Partecipazione Social Notizie

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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