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Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo 24 Ore

Con­ti­nuiamo le nostre ana­lisi sui bilanci dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani. Dopo quelle relative a RCS Mediagroup e al Gruppo Espresso-Repubblica [+] è oggi la volta del gruppo 24 Ore.

I fatturati
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La curva dell’andamento dei ricavi dal 2002 al 2014 mostra come anche per il gruppo editoriale di Confindustria non vi siano certamente motivi di soddisfazione. La parabola discendente comincia dopo le annualità 2007 e 2008 che, con fatturati intorno ai 570 milioni, segnano i ricavi massimi registrati nel periodo preso in considerazione. I “guai” veri cominciano dal 2009 in poi quando i ricavi per il gruppo 24 Ore cominciano a flettere repentinamente tanto che già i 430,9 milioni messi in bilancio il 31 dicembre del 2012 sono sotto il valore del 2002. Il differenziale tra il valore massimo dei fatturati – il 2008 come detto – e il 2014 è pari a un -262,1 milioni.

Chi ha le responsabilità maggiori nella flessione dei ricavi? Se prendiamo in analisi le ultime cinque annualità la flessione è di 171 milioni: il peso delle singole voci di ricavo su questa flessione è del 40% per la pubblicità, del 34% dei diffusionali e del 26% dei cosiddetti “altri ricavi”. Il gioco del colpevole, che avevamo fatto nelle altre puntate, qui non funziona del tutto perché, pur essendovi delle differenze di valori, queste non sono tali da indicare una voce di ricavo come principale responsabile sulle altre.

Ha valore però sottolineare il peso degli “altri ricavi” sul sistema dei fatturati del gruppo. La quota percentuale di questa voce di ricavo sul totale è infatti nettamente superiore a quanto avviene negli altri editori: se per Rcs ed Espresso ha un peso relativo (intorno al 10%) per il gruppo 24 Ore la percentuale si attesta su valori molto più alti: dal 37 al 40% nelle ultime tre annualità diventando addirittura la voce di ricavo più consistente.

Questo anche perché storicamente il gruppo non ha visto nel giornale l’unico “prodotto” da vendere ma ha da sempre fornito una serie di servizi – formazione, prodotti telematici, software – alla comunità professionale del quale è punto di riferimento. C’è anche da sottolineare che una buona parte di questi “altri ricavi” è costituita da prodotti digitali [vedi appunto voci: software, prodotti telematici ed editoria digitale] che negli ultimi anni ne hanno rappresentato il 70%, con una flessione netta però nel 2014 dovuta soprattutto alla cessione dell’area Software. Una flessione che deve suonare, a nostro parere, come importante campanello d’allarme perché perdere una così marcata differenziazione dei ricavi sarebbe un grave danno per il gruppo.

Digitale
Sui ricavi da digitale pesa proprio la cessione della società 24 Ore Software: un’operazione che ha sì portato nelle casse dell’editore 81,9 milioni pagati da TeamSystem [più altri 22,5 milioni dovrebbero essere versati nel 2020 per un importo complessivo di 104,484 milioni di euro] ma ha anche contribuito a far subire ai ricavi in generale – e a quelli da digitale in particolare – una flessione netta. Il fatturato dell’area Software nel 2012 e nel 2013 è stato di circa 60 milioni (il 16% dei ricavi totali) con Ebit ed Ebidta positivi. L’effetto della cessione sui ricavi digitali del gruppo si è fatto sentire: si passa dai 141 milioni del 2013 ai 94,6 milioni del 2014. Più nel dettaglio l’effetto di questa transazione si vede nei dati trimestrali: un calo netto dei ricavi digitali nel 2° trimestre 2014 [11 milioni contro i 37 milioni del medesimo trimestre 2013] che poi tornano a salire fino a valori intorno ai 25 milioni.

24Ore2Ma quanto pesa il digitale sui ricavi totali del gruppo? La quota parte dei ricavi da digitale è consistente, soprattutto se messa a confronto con quanto accade negli altri gruppi editoriali: si è passati dai 103 milioni del 2010 [21% sui ricavi totali] ai 141,8 milioni del 2013 che valgono il 37% sul fatturato totale. Poi come detto nel 2014 la flessione a 94,6 milioni, pari al 31% sul totale dei ricavi [una quota comunque nettamente superiore a quella di Rcs ed Espresso]. In questo senso ha valore far notare un passaggio importante contenuto nel documento di cessione dell’area Software: il gruppo dichiara di aver realizzato questa operazione per avere la liquidità necessaria per «sostenere lo sviluppo delle attività relative al core business e in particolare del digitale». Molto dipenderà quindi dalla reale efficacia di questi investimenti sul fatturato [riportandoli il prima possibile ai livelli del 2012 e 2013] i cui effetti per il momento non si fanno ancora vedere.

Il taglio ai costi
Il taglio dei costi negli ultimi cinque anni non riesce a compensare il calo dei ricavi che è superiore lasciando di fatto inalterati i problemi di redditività. Nonostante nel quinquennio il taglio di 171 milioni sia perfettamente sovrapponibile alla flessione dei ricavi (171 milioni, appunto) il confronto ricavi/costi risulta negativo. In valore assoluto i costi totali passano dai 507 milioni del 2010 ai 336 milioni del 2014 ma il risultato netto (Ebit) e sempre con segno negativo.

24Ore-4Per quanto riguarda il personale il taglio è stato quanto mai deciso: dai 2.092 dipendenti del 31 dicembre 2010 ai 1.228 del dicembre 2014, una riduzione nelle cinque annualità del 43% a cui molto ha contribuito il taglio effettuato lo scorso anno di 589 dipendenti dovuto anche alle cessioni di alcuni aree di attività [oltre alla citata area Software, per 436 unità, anche quella del ramo Business Media per 114 dipendenti]. La categoria che ha pagato di più la riduzione del personale è quella degli impiegati che ha subito il 78% del taglio complessivo 2010-2014 [i giornalisti “pagano” il 10%, dirigenti e operai il 6%]. Per quanto riguarda il costo medio per dipendente si passa dagli 88.500 euro del 2010 agli 85.160 del 2013 per finire agli 83.780 euro del 2014.

Takeaways
Analizzando il dettaglio delle fonti di ricavo: diffusionali, pubblicità, digitale e altri ricavi, si vede come in particolare il 2014 sia stato un anno di calo complessivo. Anno in cui anche i ricavi digitali e gli altri ricavi, che negli esercizi precedenti mostravano un trend positivo, calano.

Nell’analisi di dettaglio delle revenues due sono i principali elementi che attirano l’attenzione:

  • I ricavi digitali che nel 2014 scendono sotto i livelli pre-2010 e la cui incidenza sul totale si riduce rispetto al 2013. Una battuta d’arresto non trascurabile.
  • I ricavi diffusionali, nonostante il Sole24Ore sia ampiamente il quotidiano con il maggior numero di copie digitali del nostro Paese, continuano inesorabilmente a calare. Un calo del 37% solo nell’ultimo biennio che è evidenza di come anche a livello di vendite, oltre che di raccolta pubblicitaria, la carta sia ancora di gran lunga più redditizia del digitale.

Se, come dichiarato all’epoca,  gli 81,9 mil di euro incassati area Software, che faceva tra il 15 ed il 16% dei ricavi totali, sono stati investiti per “focalizzarsi su core business in particolare sul digitale”, i risultati ancora non si vedono, anzi.

[Nota meto­do­lo­gica: i valori delle sin­gole voci, dove non spe­ci­fi­cato, sono quelli pun­tuali indi­cati anno per anno nei rela­tivi bilanci e non quelli ride­ter­mi­nati su base omo­ge­nea o riclas­si­fi­cati nei bilanci suc­ces­sivi (per essere più chiari: ad esem­pio, la voce ricavi del 2012 è quella indi­cata nel bilan­cio 2012 non quella even­tual­mente ride­ter­mi­nata suvc­ces­si­va­mente nel bilan­cio 2013)].

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Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".
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