Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo Espresso

Dopo Rcs con­ti­nuia­mo le nostre ana­li­si sui bilan­ci dei mag­gio­ri grup­pi edi­to­ria­li ita­lia­ni, appro­fon­den­do lo sguar­do su Repub­bli­ca per occu­par­ci del Grup­po Espres­so nel suo insie­me.

I Rica­vi
Lo sto­ri­co del fat­tu­ra­to pre­so in con­si­de­ra­zio­ne, dal 1997 ad oggi, segna una para­bo­la che ha come ver­ti­ce le annua­li­tà 2006 e 2007 con rica­vi intor­no ai 1.100 milio­ni di euro, poi la disce­sa costan­te che ha por­ta­to il fat­tu­ra­to nel 2014 per la pri­ma vol­ta sot­to il livel­lo del 1997 [qua­si tre lustri pri­ma, quan­do i bilan­ci si face­va­no anco­ra in lire].

Se per Rcs abbia­mo scrit­to che il “col­pe­vo­le” prin­ci­pa­le del­la fles­sio­ne dei rica­vi è il decli­no dei dif­fu­sio­na­li per il grup­po Espres­so inve­ce è la cri­si degli inve­sti­men­ti pub­bli­ci­ta­ri [che rap­pre­sen­ta­no per il grup­po cir­ca il 60% dei rica­vi tota­li] a inci­de­re mag­gior­men­te sul­la dimi­nu­zio­ne dei fat­tu­ra­ti. Se infat­ti ana­li­zia­mo le ulti­me tre annua­li­tà il dif­fe­ren­zia­le tra 2012 e 2014 regi­stra­to dai rica­vi pub­bli­ci­ta­ri è pari a -107 milio­ni con­tro il -169 milio­ni segna­to dal fat­tu­ra­to tota­le. Fat­ta 100 la fles­sio­ne rica­vi del grup­po quin­di la cri­si del­la pub­bli­ci­tà inci­de per il 65% men­tre i dif­fu­sio­na­li inci­do­no – nel mede­si­mo perio­do – solo per il 17%. Poco cam­bia se si ana­liz­za­no le ulti­me cin­que annua­li­tà con una respon­sa­bi­li­tà sul­la fles­sio­ne del fat­tu­ra­to pari al 67% per la pub­bli­ci­tà e del 14% per i dif­fu­sio­na­li.

C’è da dire che anche la fles­sio­ne dei “rica­vi diver­si”, che com­pren­do­no i col­la­te­ra­li [in net­to decli­no dal 2010 al 2014 sono dimez­za­ti: da 66 a 33 milio­ni] pesa per un 18% sia con­si­de­ran­do le ulti­me cin­que annua­li­tà sia con­si­de­ran­do le ulti­me tre. Pro­ba­bi­lem­te in que­sta voce dovreb­be­ro esse­re inse­ri­te con più deci­sio­ne, ma que­sto vale per tut­ti i grup­pi ita­lia­ni, atti­vi­tà come quel­le di con­tent mar­ke­ting e ser­vi­zi ad azien­de e spon­sor come stan­no facen­do, con pro­fit­to, mol­te altre gran­di testa­te stra­nie­re come New York Times e Guar­dian con l’attivazione di dipar­ti­men­ti appo­si­ta­men­te dedi­ca­ti.

[nota a mar­gi­ne: Una neces­si­tà, quel­la di diver­si­fi­ca­re mag­gior­men­te le atti­vi­tà e le voci di rica­vo, che si avver­te anche dai nume­ri dei bilan­ci — cer­to non solo quel­li del grup­po Espres­so — con un siste­ma dei rica­vi basa­to tut­to sul­la cop­pia diffusione/pubblicità che segna­la evi­den­ti limi­ti anche per il futu­ro e un digi­ta­le che, in Ita­lia, sten­ta a pren­de­re il volo].

Repub­bli­ca e le altre divi­sio­ni
Guar­dan­do ai bilan­ci del­le sin­go­le divi­sio­ni nel perio­do dal 2010 al 2014 col­pi­sce il rap­por­to tra rica­vi e costi di Repub­bli­ca: se la cur­va dei costi cala gra­dual­men­te quel­la dei rica­vi dell’ammiraglia del grup­po — che nel 2010 si tro­va­va sopra a quel­la dei costi di 43 milio­ni — ha una fles­sio­ne deci­sa­men­te più mar­ca­ta e repen­ti­na tan­to che nel 2013 il mar­gi­ne ope­ra­ti­vo lor­do è nega­ti­vo per 1,4 milio­ni per poi rive­de­re la “luce” nell’ultimo anno di bilan­cio tor­nan­do posi­ti­vo per 5,1 milio­ni.
La divi­sio­ne Perio­di­ci [quel­la che gesti­sce le atti­vi­tà dell’Espresso oltre che di Natio­nal Geo­gra­phic, Limes, Micro­me­ga e le Gui­de dell’Espresso] è inve­ce in peren­ne “apnea” con la linea dei rica­vi costan­te­men­te al di sot­to di quel­la dei costi e un risul­ta­to ope­ra­ti­vo nega­ti­vo in tut­te le ulti­me cin­que annua­li­tà. Mol­to meglio Quo­ti­dia­ni Loca­li e Digi­ta­le: le due divi­sio­ni man­ten­go­no un equi­li­brio costi/ricavi più o meno costan­te nel tem­po con risul­ta­to ope­ra­ti­vo, anche se ine­vi­ta­bil­men­te in fles­sio­ne [la cri­si c’è e si vede], comun­que posi­ti­vo nell’arco di tem­po pre­so in con­si­de­ra­zio­ne.

Posi­ti­vi­tà di bilan­cio che però va ben inter­pre­ta­ta. Infat­ti il grup­po Espres­so-Repub­bli­ca, come emer­ge anche dal­la tri­me­stra­le 2015, tra gli intan­gi­ble asse­ts, tra le capi­ta­liz­za­zioni, met­te a bilan­cio 480 milio­ni di euro come valo­re dei mar­chi del­le testa­te di pro­prietà del grup­po. Immo­bi­liz­za­zio­ni imma­te­ria­li che, sia­mo cer­ti che val­ga altret­tanto per gli altri edi­to­ri, dif­fi­cil­men­te all’ora del­la even­tua­le mes­sa in ven­di­ta sareb­be­ro effet­ti­va­men­te rico­no­sciu­to come, banal­men­te, testi­mo­nia la ven­di­ta  a Bezos del The Washing­ton Post, e le testa­te “mino­ri” diret­ta­mente con­trol­late dal quo­ti­diano, paga­te 187 milio­ni di euro.

Sul­la divi­sio­ne Digi­ta­le c’è da pre­ci­sa­re che nell’organizzazione del grup­po le è sta­ta affi­da­ta in toto la gestio­ne, per la pro­pria area di atti­vi­tà, di tut­ti i brand del grup­po. A dif­fe­ren­za dei valo­ri for­ni­ti ad esem­pio da Rcs quin­di i rica­vi del­le divi­sio­ni del grup­po Espres­so sono scor­po­ra­ti dai rica­vi da digi­ta­le [e se aggre­ga­ti ne beni­fe­ce­reb­be­ro soprat­tut­to i con­ti di Repub­bli­ca]. Il digi­ta­le rad­dop­pia il suo peso sul tota­le del fat­tu­ra­to: dal 4,2% del 2010 all’8,2% del 2014, ma una quo­ta sot­to il 10% per un grup­po come l”Espresso è comun­que, ci per­met­tia­mo di nota­re, al di sot­to del­le aspet­ta­ti­ve. Su que­sto pun­to se guar­dia­mo solo a Repub­bli­ca inve­ce le cose miglio­ra­no con un, buon, con­tri­bu­to dell’online sui rica­vi pub­bli­ci­ta­ri — pari al 25% — e un [meno buo­no] 10% sul­le reve­nue del dif­fu­sio­na­le, come evi­den­zia anche la chart nel­la pre­sen­ta­zione dei risul­tati e del­le stra­te­gie del grup­po.

I tagli ai costi
A quan­to ammon­ta­no i tagli ope­ra­ti dal grup­po? I costi ope­ra­ti­vi [non abbia­mo tro­va­to nei bilan­ci una voce che li indi­cas­se espli­ci­ta­men­te quin­di li abbia­mo cal­co­la­ti sot­traen­do al fat­tu­ra­to tota­le il mar­gi­ne ope­ra­ti­vo lor­do] sono sce­si dai 738 milio­ni del 2010 ai 584 del 2014 per un taglio com­ples­si­vo nel­le ulti­me cin­que annua­li­tà di 154 milio­ni. Dati alla mano i tagli più con­si­sten­ti sono sta­ti ope­ra­ti negli ulti­mi due anni [62 milio­ni nel 2013 e 64 milio­ni nel 2014, ovve­ro qua­si tre vol­te rispet­to al taglio di 23 milio­ni del 2012].

Per quan­to riguar­da gli orga­ni­ci, il costo del lavo­ro del grup­po, nel perio­do 2010–2014, ha subi­to un taglio com­ples­si­vo di 35 milio­ni. I dipen­den­ti a fine eser­ci­zio nel 2010 era­no 2.789 quel­li a fine 2014 sono 2.310 un taglio com­ples­si­vo nei cin­que anni di 479 dipen­den­ti [sia­mo vici­no a un taglio medio annua­le di 100 dipen­den­ti]. Sor­pren­de però vede­re che, nono­stan­te i costan­ti e rego­la­ri tagli, il valo­re medio del costo per dipen­den­te non segua una dimu­nu­zio­ne altret­tan­to costan­te e rego­la­re ma anzi cre­sca dai 99.800 euro del 2010 ai 102.000 del 2012 e 2013, e solo nell’ultima annua­li­tà subi­sca una fles­sio­ne tor­nan­do sostan­zial­men­te ai livel­li di cin­que anni pri­ma; insom­ma, come si suol dire, tan­to rumo­re per nul­la.

Una situa­zio­ne che riguar­da tut­to il com­par­to, come emer­ge­va già dal rap­porto rea­liz­zato dal­la FIEG, in cui gli inve­sti­men­ti per il futu­ro lan­guo­no peri­co­lo­sa­men­te. Basti pen­sa­re che nel pri­mo tri­me­stre del 2015 gli inve­sti­men­ti net­ti del perio­do sono sta­ti pari a 0,3 milio­ni di euro.

È chia­ro che il futu­ro offre gran­di oppor­tu­nità. È anche dis­se­mi­nato di tra­boc­chetti. Il truc­co con­si­ste nell’evitare i tra­boc­chetti, pren­dere al bal­zo le oppor­tu­nità e rien­trare a casa per l’ora di cena, dice­va Woo­dy Allen in Effet­ti col­la­te­rali. For­se è pro­prio quel­lo che si trat­ta di fare.

[Nota meto­do­lo­gica: i valo­ri del­le sin­gole voci, dove non spe­ci­fi­cato, sono quel­li pun­tuali indi­cati anno per anno nei rela­tivi bilan­ci e non quel­li ride­ter­mi­nati su base omo­ge­nea o riclas­si­fi­cati nei bilan­ci suc­ces­sivi (per esse­re più chia­ri: ad esem­pio, la voce rica­vi del 2012 è quel­la indi­cata nel bilan­cio 2012 non quel­la even­tual­men­te ride­ter­mi­nata suvc­ces­si­va­mente nel bilan­cio 2013)].

Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".
About Lelio Simi 145 Articoli
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".

5 Trackback & Pingback

  1. Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Grup...
  2. Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo 24Ore
  3. Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo Caltagirone
  4. Quanto fatturano i grandi gruppi editoriali internazionali? - DataMediaHub
  5. Rcs: qualche numero su semestrale, piano di sviluppo e digitale - DataMediaHub

Lascia un commento