Consumi Mediatici Italia 2015

Sono stati presentati i risultati del 12° rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, monitoraggio dei consumi dei media, misurati nella loro evoluzione dall’inizio degli anni 2000 e analisi delle trasformazioni avvenute nelle diete mediatiche degli italiani.

Morte quotidiana avrebbe potuto tranquillamente essere il sottotitolo del rapporto poichè il press divide è, in termini di dieta mediatica degli italiani, l’elemento più dirompente nell’evoluzione misurata dal Censis. Press divide che non si limita alla carta stampata ma riguarda anche l’online.

Se nel medio periodo i lettori dei quotidiani sono diminuiti del 25,1% e quelli della free press si sono praticamente estinti, anche a causa della mancanza di offerta falcidiata dal crollo della raccolta pubblicitaria, i quotidiani online certamente non sembrano aver intercettato la pluralità di bisogni degli utenti, delle persone. I media digitali hanno assunto, in effetti, una funzione anticiclica durante la crisi ma di questo i quotidiani hanno beneficiato poco e nulla nel complesso.

Il grafico sottostante illustra l’evoluzione del consumo dei media dal 2007, l’anno prima dell’inizio della crisi, ad oggi.

La televisione si è mantenuta stabile nel tempo, sostanzialmente sugli stessi livelli di utenza, praticamente il totale della popolazione, perché il calo dei telespettatori della TV tradizionale è stato compensato dal successo delle sue nuove forme di fruizione, visto che la web tv è passata da una utenza del 4.6% nel 2007 al 23.7% del 2015, la mobile tv dall’1% all’11.6%, e oggi un italiano su dieci guarda la smart tv connessa a internet.

Stesse dinamiche anche per la radio la cui fruizione nel complesso è addirittura in crescita grazie, anche, alla radio da telefono cellulare che passa dal 3.6% del 2007 al 17.2% del 2015, e la radio da Internet, online, passata dal 7.6% del 2007 all’attuale 14.3%.

Il secondo grafico fornisce il dettaglio per ciascun medium.

Hanno successo i media che comportano un basso costo e permettono di occupare gli spazi vuoti di tempo, come la televisione e la radio; oppure quelli che, pur prevedendo un certo costo, rendono più produttivo l’impiego, perché fanno risparmiare tempo o lo riempiono di qualcosa di prezioso, come i telefoni cellulari e internet. Invece, i mezzi che costano [per quanto anche relativamente poco] e che richiedono un investimento particolare di tempo, nel quale risulta decisiva la componente dell’impegno personale e della concentrazione, come i mezzi a stampa, scontano maggiori difficoltà a ritagliarsi un loro spazio. Ciò a causa della concorrenza di altri media più smart e per la maggiore oculatezza che spinge gli utenti a spendere il loro denaro nella crisi.

Analizzando il dettaglio per fasce di età spiccano le distanze tra i consumi mediatici dei giovani e quelli degli anziani, con i primi massicciamente posizionati sulla linea di frontiera dei new media. Tra i più giovani al primo posto si colloca Facebook come strumento per informarsi [71,1%], al secondo posto i motori di ricerca –  aka Google – [68,7%] e solo al terzo posto compaiono i telegiornali [68,5%], con YouTube che non si posiziona a una grande distanza [53,6%]. Fanalino di coda i legacy media, siano essi i siti web dei quotidiani o dei TG.

Per non essere travolti dall’onda digitale, un elemento che tutti i media devono coltivare è la fiducia del pubblico nei loro confronti. Se gli utenti possono trovare quello che cercano navigando liberamente nel web, non seguiranno ogni volta rotte mai percorse prima: si servono di bussole, dispongono di mappe per raggiungere approdi sicuri, riconoscono i marosi da evitare. Chi saprà favorire questa navigazione manterrà la fiducia del pubblico.

Il grafico delle prime dieci fonti d’informazione utilizzate rende ancora più evidente il problema dei quotidiani che non compaiono nella top ten sia per la popolazione in generale che ancor meno per gli under 30. Come ho avuto modo di dire in precedenza, il problema non è se e quando moriranno i quotidiani di carta ma la proposta, in termini di format e di relazione con il pubblico, da parte di questi indipendentemente dal supporto con buona pace per geek e tecno-entusiasti pour cause. Amen.

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5 thoughts on “Consumi Mediatici Italia 2015

  1. Segnalo un errore. Nella tabella Mezzi d’Informazione Utilizzati per Età – valori % – il valore che inserite quando seleziono le fasce di età non è relativo ai “telegiornal” ma ad “almeno uno” rispetto alla tabella originale contenuta nel rapporto del censis.

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