Il “celolunghismo” dei siti dei quotidiani italiani

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Una copertina con più di 4 metri di altezza e con un totale di oltre 150 richiami oltre a una mezza dozzina di inserti speciali: chi comprerebbe mai un giornale così? Evidentemente nessuno. Così come nessun editore si lancerebbe in una operazione del genere. Almeno no se si guarda al mondo della carta stampata. In realtà i giornali stanno più o meno tutti diminuendo il proprio spazio editoriale attraverso due strumenti: la riduzione del formato e la riduzione del numero di pagine per singola edizione. La carta costa, parecchio.

Eppure, per quanto paradossale possa sembrare, quello che succede per le versioni online dei grandi quotidiani la situazione è completamente diversa. E in questo caso i giornali italiani sembrano afflitti da una sorta di “celolunghismo” cronico. Tutti, grandi e piccoli, nazionali e locali, presentano una lunghezza della homepage eccessiva se non infinita. I giornali italiani (il sito) ce l’hanno più lungo degli altri. Più degli americani, dei francesi, dei brasiliani o degli spagnoli. Ma non c’è da esserne troppo fieri.

 

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Si tratta infatti di un primato che tradisce il fatto di come ancora siano poco chiare la composizione e le necessità della comunità dei propri lettori. Il risultato è una sorta di minestrone informativo con il maggior numero di ingredienti possibili per accontentare, potenzialmente, un poco tutti. Inoltre si tratta di un equivoco che induce al peggiore degli errori giornalistici: rendere il notiziario indistinto e, quindi, far perdere il senso della gerarchia e della rilevanza delle notizie.  E’ evidente che già dopo il metro del rullo di una homepage di un sito di informazione, la distinzione tra notiziario reale, approfondimenti, pettegolezzi e magari semplici curiosità rischia di vacillare. Così può capitare di avere il nudo di Kate Moss sopra al richiamo sulla richiesta degli utenti alla Apple per ottenere più emoticon con faccine dai capelli rossi, e il tutto magari al fianco all’espulsione di Battisti da Brasile. La sensazione è che in Italia sembra prevalere l’ansia da click o da prestazione, il desiderio di acciuffare il maggior numero di pagine viste attraverso anche un numero esagerato di titoli e richiami, con l’inevitabile pericolo dello scivolone su temi come la foto sexy o il pettegolezzo inutile. Ossia il rischio è di inciampare negli esempi che Mantellini ha definito il “Giornalismo delle Cazzate” o di trasformarsi in “Media Che si Masturbano” come sottolineato da Pier Luca Santoro proprio su Datamediahub Le situazione all’estero oggi è decisamente diversa. In generale in Europa non si superano i tre metri. E non tragga in inganno l’esempio di  Liberation che si distingue con una home da 4 metri abbondanti. Quella lunghezza è dovuta al carattere profondamente fotografico, e immagini enormi ma di elevata qualità nella parte centrale, cosa che rende il loro sito estremamente gradevole. Sono “lunghi” per causa delle splendide foto che propongono a metà “scroll”.

 

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Negli Stati Uniti invece si viaggia spesso appena sopra il metro e mezzo per una home. E’ il caso di Usa Today e Washington Post. Il New York Time da tempo si è attestato al metro e quaranta. E a contare il numero di titoli ci si ferma a un totale che si aggira intorno ai 60 richiami. Non solo ma l’organizzazione delle notizie dei siti di informazione americani spesso è da manuale. Il Nytimes è strutturato in modo che  siano riconoscibili i richiami “Hard News” (in apertura) seguiti da un blocco “multimedia” che taglia la home grosso modo alla metà del rullo e  con subito sotto i titoli relativi alle varie sezioni del quotidiano: sport, opinioni, dal mondo e via dicendo. In sintesi, a parte il vantaggio di uno “scrolling” ridotto (un terzo in meno rispetto alla media italiana) e di un totale decisamente ridotto di richiami, avere una organizzazione con una parte superiore di Hard news, e una inferiore con “Le altre notizie” facilita, e non di poco, la navigazione e la comprensione delle gerarchie.

Quella dello scroll infinito è un tipo di organizzazione introdotta dai social che però hanno altra funzione: raccontano in tempo reale le conversazioni tra utenti, chiacchiere peraltro non sempre interessanti o di rilievo giornalistico. I quotidiani dovrebbero avere altra funzione: cercare di raccontare tutto, ma proprio tutto non sembra essere una scelta intelligente. Insomma gli italiani ce lo avranno pure più lungo (il sito di informazione), ma non necessariamente lo fanno meglio (il modo di organizzare le notizie)

NOTA METODOLOGICA Gli screen shot dei vari siti sono stati estratti con SreenCapture, estensione per Chrome che genera una immagine dell’intera homepage scelta. Poi tutte le immagini sono state portate a una base di 1.000 pixel, misura usata come riferimento (990 per essere esatti) nell’ora di disegnare una pagina web. A quel punto si ottiene automaticamente, e in proporzione, il totale dell’altezza

Massimo Gentile

Journalist, Art Director at Datamediahub
Giornalista e artista grafico. Attualmente è art director e caporedattore per «Il Secolo XIX» . E’ anche freelancer del global team dello studio di consulenze editoriali Garcia Media. Tra Italia e Brasile ha lavorato o collaborato alla stesura di numerosi progetti grafici per quotidiani e riviste. Tra i principali La Voce di Indro Montanelli,Village di Vittorio Corona, Revista Manchete e Fatos e Fotos (Rio de Janeiro), Folha de S.Paulo, Il Secolo XIX e Moskovskie Novosti. Negli anni i suoi lavori sono stati premiati con una quarantina di Awards of Excellence dalla Society of Newspaper Design, organizzazione che, tra le altre cose, si occupa di selezionare annualmente le migliori pagine pubblicate dai quotidiani del mondo intero.
Massimo Gentile

4 thoughts on “Il “celolunghismo” dei siti dei quotidiani italiani

  1. L’ansia da click e’ normale, e livella inevitabilmente la qualita’ verso il basso. Vendi impression agli sponsor, e gli sponsor vogliono solo numeri roboanti per accettare di mettere il loro banner. E’ chiaro quindi che fai pagine lunge tre metri, cosi’ ci fai stare tutto. Forse il problema sta quindi nella forza vendita di queste testate, che riesce a far percepire il valore del sito solo attraverso i volumi e non la qualita’. In termini di mera navigazione, personalmente, non lo vedo come un grosso problema per il web, almeno finche’ la pagina carica velocemente. Dispiace piuttosto che ormai non ci sia differenza nei contenuti tra leggo e il corriere.it

    1. esatto, anche se non sarei così drastico: i contenuti di Leggo ancora non sono uguali a quelli del Corriere. Per fortuna. Il rischio che spesso alcuni contenuti si sovrappongano esiste, le risorse e le offerte dei due contenitori però restano diverse. E’ corretto ammetterlo

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