Nessuna Fiducia nei Media

Sono stati pubblicati i risultati del “Trust Barometer 2015”, indagine annuale, giunta alla quindicesima edizione, condotta in 27 nazioni, Italia inclusa, su un campione di 33mila rispondenti di età compresa tra i 25 ed i 64 anni, tesa ad identificare il livello di fiducia nei confronti di organizzazioni non governative, aziende, media e governi.

Il nostro Paese si colloca tra i “distrusters”, tra le nazioni in cui è maggiore la percentuale di coloro che non hanno fiducia, posizionandosi al top con il 48% [era il 43% l’anno precedente].

Di 15 settori merceologici presi in esame i media risultano essere quelli con la minor fiducia. All’ultimo posto persino dopo le banche, grandi imputate degli ultimi anni.

Fiducia per Settori

Rispetto ad una media del 51%, la fiducia nei confronti dei media nel nostro Paese si assesta al 48%. Valore in crescita rispetto alla precedente rilevazione ma che resta uno dei più modesti tra le nazioni prese in considerazione.

Sono i motori di ricerca la fonte d’informazione in cui le persone godono di maggior fiducia. Motori di ricerca che sono anche la prima fonte d’informazione in assoluto pareggiando la televisione in caso di “breaking news” e restando saldamente in prima posizione rispetto a TV e giornali anche come fonte per avere conferma delle notizie avute attraverso altri canali/media.

Motori di Ricerca

Le notizie sono dunque unbranded come già emergeva dal Digital News Report 2014 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism. Commodity in cui il valore dei singoli brand, delle singole testate, è costantemente in calo.

Una strategia senza tattiche è il cammino più lento verso la vittoria. Le tattiche senza una strategia sono il clamore prima della sconfitta, scriveva Sun Tzu nel suo celebre “L’arte della guerra”. È quello che un decennio di tatticismi, di rincorse all’ultimo click hanno generato: una perdita di fiducia e di valore del brand delle testate distrutte, tra le altre cose, nella dicotomia delle loro versioni online rispetto a quelle cartacee.

La necessità, l’urgenza, direi, di lavorare su fiducia e branding è ormai non derogabile pena l’ulteriore perdita di appeal e di valore. Si chiama marketing, pare.

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