5 Media Specialist sul Rapporto tra Giornalismo e Digitale in Italia

A margine della ricerca sul giornalismo e l’organizzazione delle redazioni digitali in Italia che il gruppo di lavoro sui “Giornalismi” del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha presentato a Prato in apertura di “Digit2014”, in un incontro a cui sono intervenuti il presidente del Cnog Enzo Iacopino, il segretario della Fnsi Franco Siddi, Pier Luca Santoro [aka il sottoscritto], esperto di marketing dei nuovi media e coautore del Rapporto, Mario Tedeschini Lalli, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Gruppo Espresso, abbiamo intervistato 5 media specialist sul rapporto tra giornalismo e digitale nel nostro Paese.

Le interviste sono state inserite come appendice al rapporto stesso, ora aggiornato  rispetto alla precedente versione resa disponibile online. I contributi di Giovanni Boccia Artieri, Mafe De Baggis, Luca Conti, Sergio Maistrello e Stefano Quintarelli, tutti professionals che non hanno bisogno di presentazioni, rappresentano non soltanto un complemento alla ricerca svolta ma un ottimo contributo in termini di visione più allargata rispetto a chi lavora nelle redazioni dei giornali.

Ne riprendo integralmente i contenuti per, appunto, il valore che hanno, e colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente tutti e cinque i contributors per la collaborazione offerta.

Il prodotto giornalistico come vettore di relazioni sociali – Giovanni Boccia Artieri

giovanni boccia artieri

Qual è l’impatto dei media digitali sul giornalismo?

I media digitali stanno riconfigurando il panorama informativo su due livelli: quello della produzione e distribuzione di contenuti e quello dei lettori di news. Diventa quindi inevitabile per le testate di orientarsi sempre di più ad un modello Internet first ed a una dematerializzazione della professione. D’altra parte la realtà di una fruizione sociale delle news indica come sia necessario entrare nel flusso dei propri lettori piuttosto che portarli a sé. Queste due condizioni cambiano quindi anche la professione giornalistica.

Il citizen journalism, il giornalismo partecipativo, è alleato o rivale dei giornalismo professionale?

Il contesto che si sta strutturando vede generarsi un ambiente pro-am in cui dimensione professionale ed amatoriale devono essere negoziate. Il giornalismo partecipativo diventa quindi una realtà ancora più complessa in cui le forme “dal basso” e quelle professionali dell’ editoria tendono a convergere, generando spazi propri ed autonomi così come ambiti competitivi. Il punto è che la stretta relazione fra un giornalista e una sua comunità di lettori diventa sempre più un nodo centrale della professione e quello che la mutazione digitale sta mostrando è come sempre di più i contenuti prodotti (online) siano strettamente carichi di relazioni sociali e dipendenti da questi per la diffusione e come nel farlo costruiscano altre relazioni sociali. Come spiega Craig Silverman: “L’obiettivo di noi giornalisti non è solo quello di informare il pubblico, ma soprattutto connetterci alle persone attraverso storie, esperienze condivise o gli sviluppi importanti della nostra società. E al fine di consentirlo, dobbiamo agire con l’umanità e con i valori e le emozioni che ispirano una connessione umana”.

La sopravvivenza dei mestieri legati alla scrittura, del giornalismo, è profondamente legata alla capacità di rinnovarsi e di adattarsi alla tecnologica e ai nuovi metodi di lavoro da essa imposti. Nascono nuove professionalità che un tempo non esistevano quali il “Social Media Editor” o il “Data Journalist” per fare due esempi. Quali le professionalità richieste, il necessario livello di specializzazione? E quale, se possibile a definirsi, tra tutte la più importante?

Credo che il punto sia che ogni giornalista dovrà assumere queste professionalità ed imparare a gestire una realtà più complessa della produzione editoriale. Il fatto che esista un social media editor dipende dal limite attuale del sistema editoriale e dall’arretratezza culturale. Potrà esserci un armonizzatore, ma ogni giornalista deve saper curare i contenuti nei social media, promuoverli, discuterli, ecc.

E’ il giornalismo ed il mestiere di giornalista ad essere in crisi oppure è solo un problema di individuazione di nuovi modelli di business da parte degli editori? E’ il digitale, Internet, che hanno causato la crisi di questa professione o la spiegazione è un’altra?

Esiste sempre un bisogno di curare l’informazione solo che il modello editoriale novecentesco è diventato irrealistico sia per rispondere al bisogno informativo in tempo reale dei lettori (spettatori, ecc.), che per quanto riguarda i linguaggi usati e la capacità di sintonizzarsi con temi/contesti di lettura (visione, ecc.). Quindi la crisi ricade sia sul modello editoriale che sulla professione in sé. Il web fa da acceleratore di una mutazione che incrocia disponibilità di contenuti e necessità di filtraggio e cura.

Le informazioni stanno su Twitter ed il pubblico su Facebook. L’impatto di social media e social network come sta cambiando il giornalismo ed il mestiere del giornalista?

Non credo che le informazioni stiano su Twitter, solo che su Twitter abbiamo la sensazione di vederle emergere mentre su Facebook hanno senso se e perché finiscono nel flusso dell’utente. Progetti come Paper di Facebook mostrano come sarà possibile integrare flussi sociali e news e sperimentare la realtà della social news in modi più complessi. Al momento, se pensiamo all’Italia, l’élite politico-giornalistica che abita su Twitter autolegittima questo come ambiente informativo che però è sempre più distaccato dal pubblico non elitario delle news. Immagino avremo trasformazioni presto.

Il digitale è uno strumento in più e molto potente, non la causa della crisi – Mafe De Baggis

Mafe De Baggis

Qual è l’impatto dei media digitali sul giornalismo?

Un aumento degli strumenti a disposizione per trovare, verificare, raccontare e mettere a disposizione notizie, dati e approfondimenti. Questo incredibile aumento di possibilità è disponibile per tutti, non solo per i professionisti, che hanno quindi un’opportunità in più per dimostrare il proprio talento e l’importanza di un metodo professionale nel racconto dei fatti.

Il citizen journalism, il giornalismo partecipativo, è alleato o rivale dei giornalismo professionale?

In teoria un alleato, spesso viene percepito come un rivale e la differenza la fanno i processi con cui il giornalismo partecipativo arriva al pubblico: può essere in modo spontaneo e frammentato, incanalato e verificato in modo corretto o confinato in riserve indiane. A mio parere è importante distinguere tra commento personale e produzione di notizie vere e proprie: in entrambi i casi il “citizen” andrebbe considerato come una fonte e come tale trattato .

La sopravvivenza dei mestieri legati alla scrittura, del giornalismo, è profondamente legata alla capacità di rinnovarsi e di adattarsi alla tecnologica e ai nuovi metodi di lavoro da essa imposti. Nascono nuove professionalità che un tempo non esistevano quali il “Social Media Editor” o il “Data Journalist” per fare due esempi. Quali le professionalità richieste, il necessario livello di specializzazione? E quale, se possibile a definirsi, tra tutte la più importante?

Io penso che queste nuove professionalità siano transitorie e che con il tempo verranno incorporate nelle buone pratiche giornalistiche. Un giornalista di talento deve saper raccontare la sua storia anche sui social media e deve saper modulare i toni e i tempi della sua disponibilità, così come deve capire se e quando i dati possono aiutarlo nel sostanziare una notizia, un articolo, un reportage e imparare a lavorare con chi sa dare vita ai dati, e cioè grafici e sviluppatori, esattamente come sa lavorare con un fotografo o un operatore. La professionalità più importante per me in questo momento è la consapevolezza del cambiamento più grande di tutti: la diversa gestione del tempo di un mezzo che è sia immediato sia eterno, non produciamo più contenuti usa e getta come quelli di un quotidiano o di un telegiornale, produciamo contenuti che restano e sono indicizzati e facilmente reperibili. Più che social e data ai giornalisti dei media tradizionali manca il senso del tempo e del contesto nel tempo.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i professionisti dell’informazione, per i giornalisti?

Un taccuino, cartaceo o digitale, la capacità di andare oltre la prima impressione, il bisogno di capire come stanno le cose, la capacità di prendere appunti anche visivi e di cogliere il qui e ora insieme al contesto.

E’ il giornalismo ed il mestiere di giornalista ad essere in crisi oppure è solo un problema di individuazione di nuovi modelli di business da parte degli editori?

In crisi è l’idea dell’autorità dell’autore, come sappiamo da prima di Internet: oggi per essere autorevole e per spingere le persone ad aprire il portafogli devi dare qualcosa in più di quello che trovi gratis.

E’ il digitale, Internet, che hanno causato la crisi di questa professione o la spiegazione è un’altra?

È cambiata la società intera ed è cambiata più per la pillola anticoncezionale e i voli low cost che per il digitale; chi racconta questa società non può restare lo stesso e il digitale è uno strumento in più e molto potente, non la causa della crisi.

Le informazioni stanno su Twitter ed il pubblico su Facebook. L’ impatto di social media e social network come sta cambiando il giornalismo ed il mestiere del giornalista?

Non sono d’accordo con questa distinzione: le informazioni su Twitter sono quelle già trovate e diffuse, un giornalista dovrebbe andare a caccia di storie non ancora raccontate. Come dicevo già prima i cittadini sui social media sono fonti e come tali vanno trattate: un tempo si andava per strada, oggi bisogna continuare a farlo ma le strade sono anche digitali, a saper andare oltre le comode apparenze e semplificazioni.

Dovendo fare una previsione, quale scenario per l’informazione italiana?

Vedo sempre più singole voci fare la differenza rispetto alle grandi redazioni, è possibile che vedremo nascere e crescere testate agili che valorizzano queste voci. Un esempio? http://www.pianoinclinato.it/

In crisi è il modello di business – Luca Conti

luca-conti

Qual è l’impatto dei media digitali sul giornalismo?

Dirompente. Il giornalismo è digitale ormai, su più piattaforme, integrate tra loro 

Il citizen journalism, il giornalismo partecipativo, è alleato o rivale dei giornalismo professionale?

Un alleato, se anch’esso integrato nel flusso e nelle relazioni

La sopravvivenza dei mestieri legati alla scrittura, del giornalismo, è profondamente legata alla capacità di rinnovarsi e di adattarsi alla tecnologica e ai nuovi metodi di lavoro da essa imposti. Nascono nuove professionalità che un tempo non esistevano quali il “Social Media Editor” o il “Data Journalist” per fare due esempi. Quali le professionalità richieste, il necessario livello di specializzazione? E quale, se possibile a definirsi, tra tutte la più importante?

Non sono per una specializzazione spinta. Bisognerebbe destreggiarsi bene con il digitale a 360 gradi, o quasi. La più importante diventa la capacità di restare sempre aggiornati, saper intercettare e seguire le tendenze.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i professionisti dell’informazione, per i giornalisti?

Un blog, un aggregatore di feed RSS (Feedly), Twitter, LinkedIn, uno smartphone, un tablet, un ebook reader, Hangout di Google

E’ il giornalismo ed il mestiere di giornalista ad essere in crisi oppure è solo un problema di individuazione di nuovi modelli di business da parte degli editori?

In crisi è il modello di business

E’ il digitale, Internet, che hanno causato la crisi di questa professione o la spiegazione è un’altra?

Il digitale ha solo accelerato una tendenza e abilitato nuovi scenari, non necessariamente negativi .

Le informazioni stanno su Twitter ed il pubblico su Facebook. L’impatto di social media e social network come sta cambiando il giornalismo ed il mestiere del giornalista?

Cambiano le piazze e le fonti, ma non certo il metodo

Dovendo fare una previsione, quale scenario per l’informazione italiana?

Meno carta, più digitale e più televisione, anche online. Più spazio alle opinioni, alle firme, ai blogger e meno ai dinosauri che non sanno usare questi mezzi.

Abbandonarsi alla Rete per comprendere i meccanismi di produzione del valore – Sergio Maistrello

Sergio Maistrello

Qual è l’impatto dei media digitali sul giornalismo?

Dal punto di vista del metodo nessuno: il giornalismo resta quello che è sempre stato, una funzione vitale per la società che continua ad adeguarsi nei decenni a canali e grammatiche differenti. Cambiano le pratiche, i ruoli operativi, i modelli di business, ma il giornalismo resta e resta se stesso. I media digitali stanno promuovendo soprattutto un sano ritorno all’artigianato, dopo trent’anni di esasperazioni industriali.

Il citizen journalism, il giornalismo partecipativo, è alleato o rivale dei giornalismo professionale?

Un grande alleato. Posto che fatico sempre più a distinguere un’informazione fatta da professionisti e un’informazione fatta da non professionisti. Tutti fanno informazione, secondo diversi livelli di qualità, precisione e indipendenza. L’aspetto professionale subentra a un diverso livello, nella capacità e nella continuità del professionista di andare a fondo nelle questioni e assistere il filtro comunitario diffuso della rete a far emergere il meglio, i dati di fatto, le notizie verificate.

La sopravvivenza dei mestieri legati alla scrittura, del giornalismo, è profondamente legata alla capacità di rinnovarsi e di adattarsi alla tecnologica e ai nuovi metodi di lavoro da essa imposti. Nascono nuove professionalità che un tempo non esistevano quali il “Social Media Editor” o il “Data Journalist” per fare due esempi. Quali le professionalità richieste, il necessario livello di specializzazione? E quale, se possibile a definirsi, tra tutte la più importante?

La dote più importante è tenersi aggiornati e continuare a studiare con curiosità: una duttilità alla formazione personale permanente, la voglia di sporcarsi le mani, di imparare sbagliando. Non sono materie stabilizzate, evolvono in continuazione. Sono create in continuazione e in modo collaborativo dalle persone che le studiano. La formazione professionale può essere soltanto scintilla, poi il fuoco va tenuto acceso con i propri mezzi e la propria costanza. Le specializzazioni passano e passeranno in fretta, si caleranno naturalmente nella professionalità che verrà data per scontata in un addetto professionale all’informazione, come oggi sono scontate la videoscrittura, la
pubblicazione in internet o la comunicazione via email.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i professionisti dell’informazione, per i giornalisti?

La curiosità, la capacità di andare a fondo nelle questioni trattate, una certa predisposizione alle relazioni e, sempre più, specializzazione.

E’ il giornalismo ed il mestiere di giornalista ad essere in crisi oppure è solo un problema di individuazione di nuovi modelli di business da parte degli editori?

È un problema di business, che siamo lontani dal risolvere perché continuiamo ad applicare schemi mentali e processi editoriali che appartengono a media precedenti. È necessario abbandonarsi ai processi – semplici, ma controintuitivi – della rete per capire fino in fondo la rete, per comprendere i meccanismi di produzione del valore e immaginare come trasformarli in rendita economica.

E’ il digitale, Internet, che hanno causato la crisi di questa professione o la spiegazione è un’altra?

È la non comprensione della struttura di base e dei meccanismi della rete.

Le informazioni stanno su Twitter ed il pubblico su Facebook. L’impatto di social media e social network come sta cambiando il giornalismo ed il mestiere del giornalista?

In realtà dal mio punto di vista è un unico grande canale, in cui circolano come liquidi frammenti di informazione liberi di ricombinarsi secondo necessità e priorità individuali. I social network accelerano la scomposizione dell’informazione in frammenti e massimizzano il processo creativo individuale nel ricombinarli. Ma di per sé non cambiano né il giornalismo in sé né il mestiere di giornalista. Cambiano i formati, le logiche operative, le grammatiche, il ruolo in relazione alla comunità delle persone interconnesse.

Dovendo fare una previsione, quale scenario per l’informazione italiana?

Continuerà a sbagliare a lungo. Poi forse un giorno uno dei maggiori giornali online si affrancherà dalla tirannia insensata delle metriche quantitative e aprirà una fase nuova. Patiremo sempre, però, l’ appartenenza a un’ enclave linguistica di dimensioni molto contenute, incapace di connettersi alle grandi conversazioni internazionali, di arricchirsene e di contribuirvi.

Il giornalismo ci sarà sempre, in crisi sono gli editori – Stefano Quintarelli

stefano quintarelli

Qual è l’impatto dei media digitali sul giornalismo?

Vedi Le ONLUS dell’informazione

Il citizen journalism, il giornalismo partecipativo, è alleato o rivale dei giornalismo professionale?

Complemento

La sopravvivenza dei mestieri legati alla scrittura, del giornalismo, è profondamente legata alla capacità di rinnovarsi e di adattarsi alla tecnologica e ai nuovi metodi di lavoro da essa imposti. Nascono nuove professionalità che un tempo non esistevano quali il “Social Media Editor” o il “Data Journalist” per fare due esempi. Quali le professionalità richieste, il necessario livello di specializzazione? E quale, se possibile a defiirsi, tra tutte la più importante?

Anche il programmatore in redazione, come una volta i poligrafici, per fare cose a maggiore engagement. Il community manager e il traffic manager (e quest’ultimo il piu’ importante)

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i professionisti dell’informazione, per i giornalisti?

Internet

E’ il giornalismo ed il mestiere di giornalista ad essere in crisi oppure è solo un problema di individuazione di nuovi modelli di business da parte degli editori?

Il giornalismo ci sara’ sempre (vedi post citato sopra); in crisi strutturale sono gli editori
– L’erba del vicino: Anche gli editori portoghesi vogliono che Google paghi come in Francia ma Google non vuole

E’ il digitale, Internet, che hanno causato la crisi di questa professione o la spiegazione è un’altra?

a. Vedi due link precedenti
b. Il mestiere dell’editore è cambiato. Editore è colui che monetizza l’ attenzione del cliente.

Le informazioni stanno su Twitter ed il pubblico su Facebook. L’impatto di social media e social network come sta cambiando il giornalismo ed il mestiere del giornalista?

a. Entrambi devono essere usati per portare traffico sul sito dell’editore
b. Entrambi sono concorrenti dell’ editore
c. Ahi! Quell’editore che regala il suo pubblico ai concorrenti

Dovendo fare una previsione, quale scenario per l’informazione italiana?

a. Vedi link precedenti
b. Ciao!

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Pier Luca Santoro

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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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