5 Media Specialist sul Rapporto tra Giornalismo e Digitale in Italia

A mar­gi­ne del­la ricer­ca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione del­le reda­zio­ni digi­ta­li in Ita­lia che il grup­po di lavo­ro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­na­le dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­ta­to a Pra­to in aper­tu­ra di “Digit2014”, in un incon­tro a cui sono inter­ve­nu­ti il pre­si­den­te del Cnog Enzo Iaco­pi­no, il segre­ta­rio del­la Fnsi Fran­co Sid­di, Pier Luca San­to­ro [aka il sot­to­scrit­to], esper­to di mar­ke­ting dei nuo­vi media e coau­to­re del Rap­por­to, Mario Tede­schi­ni Lal­li, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Grup­po Espres­so, abbia­mo inter­vi­sta­to 5 media spe­cia­li­st sul rap­por­to tra gior­na­li­smo e digi­ta­le nel nostro Pae­se.

Le inter­vi­ste sono sta­te inse­ri­te come appen­di­ce al rap­por­to stes­so, ora aggior­na­to  rispet­to alla pre­ce­den­te ver­sio­ne resa dispo­ni­bi­le onli­ne. I con­tri­bu­ti di Gio­van­ni Boc­cia Artie­ri, Mafe De Bag­gis, Luca Con­ti, Ser­gio Mai­strel­lo e Ste­fa­no Quin­ta­rel­li, tut­ti pro­fes­sio­nals che non han­no biso­gno di pre­sen­ta­zio­ni, rap­pre­sen­ta­no non sol­tan­to un com­ple­men­to alla ricer­ca svol­ta ma un otti­mo con­tri­bu­to in ter­mi­ni di visio­ne più allar­ga­ta rispet­to a chi lavo­ra nel­le reda­zio­ni dei gior­na­li.

Ne ripren­do inte­gral­men­te i con­te­nu­ti per, appun­to, il valo­re che han­no, e col­go l’occasione per rin­gra­zia­re pub­bli­ca­men­te tut­ti e cin­que i con­tri­bu­tors per la col­la­bo­ra­zio­ne offer­ta.

Il pro­dot­to gior­na­li­sti­co come vet­to­re di rela­zio­ni socia­li — Gio­van­ni Boc­cia Artie­ri

giovanni boccia artieri

Qual è l’impatto dei media digi­ta­li sul gior­na­li­smo?

I media digi­ta­li stan­no ricon­fi­gu­ran­do il pano­ra­ma infor­ma­ti­vo su due livel­li: quel­lo del­la pro­du­zio­ne e distri­bu­zio­ne di con­te­nu­ti e quel­lo dei let­to­ri di news. Diven­ta quin­di ine­vi­ta­bi­le per le testa­te di orien­tar­si sem­pre di più ad un model­lo Inter­net fir­st ed a una dema­te­ria­liz­za­zio­ne del­la pro­fes­sio­ne. D’altra par­te la real­tà di una frui­zio­ne socia­le del­le news indi­ca come sia neces­sa­rio entra­re nel flus­so dei pro­pri let­to­ri piut­to­sto che por­tar­li a sé. Que­ste due con­di­zio­ni cam­bia­no quin­di anche la pro­fes­sio­ne gior­na­li­sti­ca.

Il citi­zen jour­na­li­sm, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­ti­vo, è allea­to o riva­le dei gior­na­li­smo pro­fes­sio­na­le?

Il con­te­sto che si sta strut­tu­ran­do vede gene­rar­si un ambien­te pro-am in cui dimen­sio­ne pro­fes­sio­na­le ed ama­to­ria­le devo­no esse­re nego­zia­te. Il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­ti­vo diven­ta quin­di una real­tà anco­ra più com­ples­sa in cui le for­me “dal bas­so” e quel­le pro­fes­sio­na­li dell’ edi­to­ria ten­do­no a con­ver­ge­re, gene­ran­do spa­zi pro­pri ed auto­no­mi così come ambi­ti com­pe­ti­ti­vi. Il pun­to è che la stret­ta rela­zio­ne fra un gior­na­li­sta e una sua comu­ni­tà di let­to­ri diven­ta sem­pre più un nodo cen­tra­le del­la pro­fes­sio­ne e quel­lo che la muta­zio­ne digi­ta­le sta mostran­do è come sem­pre di più i con­te­nu­ti pro­dot­ti (onli­ne) sia­no stret­ta­men­te cari­chi di rela­zio­ni socia­li e dipen­den­ti da que­sti per la dif­fu­sio­ne e come nel far­lo costrui­sca­no altre rela­zio­ni socia­li. Come spie­ga Craig Sil­ver­man: “L’obiettivo di noi gior­na­li­sti non è solo quel­lo di infor­ma­re il pub­bli­co, ma soprat­tut­to con­net­ter­ci alle per­so­ne attra­ver­so sto­rie, espe­rien­ze con­di­vi­se o gli svi­lup­pi impor­tan­ti del­la nostra socie­tà. E al fine di con­sen­tir­lo, dob­bia­mo agi­re con l’umanità e con i valo­ri e le emo­zio­ni che ispi­ra­no una con­nes­sio­ne uma­na”.

La soprav­vi­ven­za dei mestie­ri lega­ti alla scrit­tu­ra, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­men­te lega­ta alla capa­ci­tà di rin­no­var­si e di adat­tar­si alla tec­no­lo­gi­ca e ai nuo­vi meto­di di lavo­ro da essa impo­sti. Nasco­no nuo­ve pro­fes­sio­na­li­tà che un tem­po non esi­ste­va­no qua­li il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­li­st” per fare due esem­pi. Qua­li le pro­fes­sio­na­li­tà richie­ste, il neces­sa­rio livel­lo di spe­cia­liz­za­zio­ne? E qua­le, se pos­si­bi­le a defi­nir­si, tra tut­te la più impor­tan­te?

Cre­do che il pun­to sia che ogni gior­na­li­sta dovrà assu­me­re que­ste pro­fes­sio­na­li­tà ed impa­ra­re a gesti­re una real­tà più com­ples­sa del­la pro­du­zio­ne edi­to­ria­le. Il fat­to che esi­sta un social media edi­tor dipen­de dal limi­te attua­le del siste­ma edi­to­ria­le e dall’arretratezza cul­tu­ra­le. Potrà esser­ci un armo­niz­za­to­re, ma ogni gior­na­li­sta deve saper cura­re i con­te­nu­ti nei social media, pro­muo­ver­li, discu­ter­li, ecc.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestie­re di gior­na­li­sta ad esse­re in cri­si oppu­re è solo un pro­ble­ma di indi­vi­dua­zio­ne di nuo­vi model­li di busi­ness da par­te degli edi­to­ri? E’ il digi­ta­le, Inter­net, che han­no cau­sa­to la cri­si di que­sta pro­fes­sio­ne o la spie­ga­zio­ne è un’altra?

Esi­ste sem­pre un biso­gno di cura­re l’informazione solo che il model­lo edi­to­ria­le nove­cen­te­sco è diven­ta­to irrea­li­sti­co sia per rispon­de­re al biso­gno infor­ma­ti­vo in tem­po rea­le dei let­to­ri (spet­ta­to­ri, ecc.), che per quan­to riguar­da i lin­guag­gi usa­ti e la capa­ci­tà di sin­to­niz­zar­si con temi/contesti di let­tu­ra (visio­ne, ecc.). Quin­di la cri­si rica­de sia sul model­lo edi­to­ria­le che sul­la pro­fes­sio­ne in sé. Il web fa da acce­le­ra­to­re di una muta­zio­ne che incro­cia dispo­ni­bi­li­tà di con­te­nu­ti e neces­si­tà di fil­trag­gio e cura.

Le infor­ma­zio­ni stan­no su Twit­ter ed il pub­bli­co su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­bian­do il gior­na­li­smo ed il mestie­re del gior­na­li­sta?

Non cre­do che le infor­ma­zio­ni stia­no su Twit­ter, solo che su Twit­ter abbia­mo la sen­sa­zio­ne di veder­le emer­ge­re men­tre su Face­book han­no sen­so se e per­ché fini­sco­no nel flus­so dell’utente. Pro­get­ti come Paper di Face­book mostra­no come sarà pos­si­bi­le inte­gra­re flus­si socia­li e news e spe­ri­men­ta­re la real­tà del­la social news in modi più com­ples­si. Al momen­to, se pen­sia­mo all’Italia, l’élite poli­ti­co-gior­na­li­sti­ca che abi­ta su Twit­ter auto­le­git­ti­ma que­sto come ambien­te infor­ma­ti­vo che però è sem­pre più distac­ca­to dal pub­bli­co non eli­ta­rio del­le news. Imma­gi­no avre­mo tra­sfor­ma­zio­ni pre­sto.

Il digi­ta­le è uno stru­men­to in più e mol­to poten­te, non la cau­sa del­la cri­si — Mafe De Bag­gis

Mafe De Baggis

Qual è l’impatto dei media digi­ta­li sul gior­na­li­smo?

Un aumen­to degli stru­men­ti a dispo­si­zio­ne per tro­va­re, veri­fi­ca­re, rac­con­ta­re e met­te­re a dispo­si­zio­ne noti­zie, dati e appro­fon­di­men­ti. Que­sto incre­di­bi­le aumen­to di pos­si­bi­li­tà è dispo­ni­bi­le per tut­ti, non solo per i pro­fes­sio­ni­sti, che han­no quin­di un’opportunità in più per dimo­stra­re il pro­prio talen­to e l’importanza di un meto­do pro­fes­sio­na­le nel rac­con­to dei fat­ti.

Il citi­zen jour­na­li­sm, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­ti­vo, è allea­to o riva­le dei gior­na­li­smo pro­fes­sio­na­le?

In teo­ria un allea­to, spes­so vie­ne per­ce­pi­to come un riva­le e la dif­fe­ren­za la fan­no i pro­ces­si con cui il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­ti­vo arri­va al pub­bli­co: può esse­re in modo spon­ta­neo e fram­men­ta­to, inca­na­la­to e veri­fi­ca­to in modo cor­ret­to o con­fi­na­to in riser­ve india­ne. A mio pare­re è impor­tan­te distin­gue­re tra com­men­to per­so­na­le e pro­du­zio­ne di noti­zie vere e pro­prie: in entram­bi i casi il “citi­zen” andreb­be con­si­de­ra­to come una fon­te e come tale trat­ta­to .

La soprav­vi­ven­za dei mestie­ri lega­ti alla scrit­tu­ra, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­men­te lega­ta alla capa­ci­tà di rin­no­var­si e di adat­tar­si alla tec­no­lo­gi­ca e ai nuo­vi meto­di di lavo­ro da essa impo­sti. Nasco­no nuo­ve pro­fes­sio­na­li­tà che un tem­po non esi­ste­va­no qua­li il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­li­st” per fare due esem­pi. Qua­li le pro­fes­sio­na­li­tà richie­ste, il neces­sa­rio livel­lo di spe­cia­liz­za­zio­ne? E qua­le, se pos­si­bi­le a defi­nir­si, tra tut­te la più impor­tan­te?

Io pen­so che que­ste nuo­ve pro­fes­sio­na­li­tà sia­no tran­si­to­rie e che con il tem­po ver­ran­no incor­po­ra­te nel­le buo­ne pra­ti­che gior­na­li­sti­che. Un gior­na­li­sta di talen­to deve saper rac­con­ta­re la sua sto­ria anche sui social media e deve saper modu­la­re i toni e i tem­pi del­la sua dispo­ni­bi­li­tà, così come deve capi­re se e quan­do i dati pos­so­no aiu­tar­lo nel sostan­zia­re una noti­zia, un arti­co­lo, un repor­ta­ge e impa­ra­re a lavo­ra­re con chi sa dare vita ai dati, e cioè gra­fi­ci e svi­lup­pa­to­ri, esat­ta­men­te come sa lavo­ra­re con un foto­gra­fo o un ope­ra­to­re. La pro­fes­sio­na­li­tà più impor­tan­te per me in que­sto momen­to è la con­sa­pe­vo­lez­za del cam­bia­men­to più gran­de di tut­ti: la diver­sa gestio­ne del tem­po di un mez­zo che è sia imme­dia­to sia eter­no, non pro­du­cia­mo più con­te­nu­ti usa e get­ta come quel­li di un quo­ti­dia­no o di un tele­gior­na­le, pro­du­cia­mo con­te­nu­ti che resta­no e sono indi­ciz­za­ti e facil­men­te repe­ri­bi­li. Più che social e data ai gior­na­li­sti dei media tra­di­zio­na­li man­ca il sen­so del tem­po e del con­te­sto nel tem­po.

Qua­li sono “gli attrez­zi del mestie­re” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i gior­na­li­sti?

Un tac­cui­no, car­ta­ceo o digi­ta­le, la capa­ci­tà di anda­re oltre la pri­ma impres­sio­ne, il biso­gno di capi­re come stan­no le cose, la capa­ci­tà di pren­de­re appun­ti anche visi­vi e di coglie­re il qui e ora insie­me al con­te­sto.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestie­re di gior­na­li­sta ad esse­re in cri­si oppu­re è solo un pro­ble­ma di indi­vi­dua­zio­ne di nuo­vi model­li di busi­ness da par­te degli edi­to­ri?

In cri­si è l’idea dell’autorità dell’autore, come sap­pia­mo da pri­ma di Inter­net: oggi per esse­re auto­re­vo­le e per spin­ge­re le per­so­ne ad apri­re il por­ta­fo­gli devi dare qual­co­sa in più di quel­lo che tro­vi gra­tis.

E’ il digi­ta­le, Inter­net, che han­no cau­sa­to la cri­si di que­sta pro­fes­sio­ne o la spie­ga­zio­ne è un’altra?

È cam­bia­ta la socie­tà inte­ra ed è cam­bia­ta più per la pil­lo­la anti­con­ce­zio­na­le e i voli low cost che per il digi­ta­le; chi rac­con­ta que­sta socie­tà non può resta­re lo stes­so e il digi­ta­le è uno stru­men­to in più e mol­to poten­te, non la cau­sa del­la cri­si.

Le infor­ma­zio­ni stan­no su Twit­ter ed il pub­bli­co su Face­book. L’ impat­to di social media e social net­work come sta cam­bian­do il gior­na­li­smo ed il mestie­re del gior­na­li­sta?

Non sono d’accordo con que­sta distin­zio­ne: le infor­ma­zio­ni su Twit­ter sono quel­le già tro­va­te e dif­fu­se, un gior­na­li­sta dovreb­be anda­re a cac­cia di sto­rie non anco­ra rac­con­ta­te. Come dice­vo già pri­ma i cit­ta­di­ni sui social media sono fon­ti e come tali van­no trat­ta­te: un tem­po si anda­va per stra­da, oggi biso­gna con­ti­nua­re a far­lo ma le stra­de sono anche digi­ta­li, a saper anda­re oltre le como­de appa­ren­ze e sem­pli­fi­ca­zio­ni.

Doven­do fare una pre­vi­sio­ne, qua­le sce­na­rio per l’informazione ita­lia­na?

Vedo sem­pre più sin­go­le voci fare la dif­fe­ren­za rispet­to alle gran­di reda­zio­ni, è pos­si­bi­le che vedre­mo nasce­re e cre­sce­re testa­te agi­li che valo­riz­za­no que­ste voci. Un esem­pio? http://www.pianoinclinato.it/

In cri­si è il model­lo di busi­ness — Luca Con­ti

luca-conti

Qual è l’impatto dei media digi­ta­li sul gior­na­li­smo?

Dirom­pen­te. Il gior­na­li­smo è digi­ta­le ormai, su più piat­ta­for­me, inte­gra­te tra loro 

Il citi­zen jour­na­li­sm, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­ti­vo, è allea­to o riva­le dei gior­na­li­smo pro­fes­sio­na­le?

Un allea­to, se anch’esso inte­gra­to nel flus­so e nel­le rela­zio­ni

La soprav­vi­ven­za dei mestie­ri lega­ti alla scrit­tu­ra, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­men­te lega­ta alla capa­ci­tà di rin­no­var­si e di adat­tar­si alla tec­no­lo­gi­ca e ai nuo­vi meto­di di lavo­ro da essa impo­sti. Nasco­no nuo­ve pro­fes­sio­na­li­tà che un tem­po non esi­ste­va­no qua­li il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­li­st” per fare due esem­pi. Qua­li le pro­fes­sio­na­li­tà richie­ste, il neces­sa­rio livel­lo di spe­cia­liz­za­zio­ne? E qua­le, se pos­si­bi­le a defi­nir­si, tra tut­te la più impor­tan­te?

Non sono per una spe­cia­liz­za­zio­ne spin­ta. Biso­gne­reb­be destreg­giar­si bene con il digi­ta­le a 360 gra­di, o qua­si. La più impor­tan­te diven­ta la capa­ci­tà di resta­re sem­pre aggior­na­ti, saper inter­cet­ta­re e segui­re le ten­den­ze.

Qua­li sono “gli attrez­zi del mestie­re” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i gior­na­li­sti?

Un blog, un aggre­ga­to­re di feed RSS (Feed­ly), Twit­ter, Lin­ke­dIn, uno smart­pho­ne, un tablet, un ebook rea­der, Han­gout di Goo­gle

E’ il gior­na­li­smo ed il mestie­re di gior­na­li­sta ad esse­re in cri­si oppu­re è solo un pro­ble­ma di indi­vi­dua­zio­ne di nuo­vi model­li di busi­ness da par­te degli edi­to­ri?

In cri­si è il model­lo di busi­ness

E’ il digi­ta­le, Inter­net, che han­no cau­sa­to la cri­si di que­sta pro­fes­sio­ne o la spie­ga­zio­ne è un’altra?

Il digi­ta­le ha solo acce­le­ra­to una ten­den­za e abi­li­ta­to nuo­vi sce­na­ri, non neces­sa­ria­men­te nega­ti­vi .

Le infor­ma­zio­ni stan­no su Twit­ter ed il pub­bli­co su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­bian­do il gior­na­li­smo ed il mestie­re del gior­na­li­sta?

Cam­bia­no le piaz­ze e le fon­ti, ma non cer­to il meto­do

Doven­do fare una pre­vi­sio­ne, qua­le sce­na­rio per l’informazione ita­lia­na?

Meno car­ta, più digi­ta­le e più tele­vi­sio­ne, anche onli­ne. Più spa­zio alle opi­nio­ni, alle fir­me, ai blog­ger e meno ai dino­sau­ri che non san­no usa­re que­sti mez­zi.

Abban­do­nar­si alla Rete per com­pren­de­re i mec­ca­ni­smi di pro­du­zio­ne del valo­re — Ser­gio Mai­strel­lo

Sergio Maistrello

Qual è l’impatto dei media digi­ta­li sul gior­na­li­smo?

Dal pun­to di vista del meto­do nes­su­no: il gior­na­li­smo resta quel­lo che è sem­pre sta­to, una fun­zio­ne vita­le per la socie­tà che con­ti­nua ad ade­guar­si nei decen­ni a cana­li e gram­ma­ti­che dif­fe­ren­ti. Cam­bia­no le pra­ti­che, i ruo­li ope­ra­ti­vi, i model­li di busi­ness, ma il gior­na­li­smo resta e resta se stes­so. I media digi­ta­li stan­no pro­muo­ven­do soprat­tut­to un sano ritor­no all’artigianato, dopo trent’anni di esa­spe­ra­zio­ni indu­stria­li.

Il citi­zen jour­na­li­sm, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­ti­vo, è allea­to o riva­le dei gior­na­li­smo pro­fes­sio­na­le?

Un gran­de allea­to. Posto che fati­co sem­pre più a distin­gue­re un’informazione fat­ta da pro­fes­sio­ni­sti e un’informazione fat­ta da non pro­fes­sio­ni­sti. Tut­ti fan­no infor­ma­zio­ne, secon­do diver­si livel­li di qua­li­tà, pre­ci­sio­ne e indi­pen­den­za. L’aspetto pro­fes­sio­na­le suben­tra a un diver­so livel­lo, nel­la capa­ci­tà e nel­la con­ti­nui­tà del pro­fes­sio­ni­sta di anda­re a fon­do nel­le que­stio­ni e assi­ste­re il fil­tro comu­ni­ta­rio dif­fu­so del­la rete a far emer­ge­re il meglio, i dati di fat­to, le noti­zie veri­fi­ca­te.

La soprav­vi­ven­za dei mestie­ri lega­ti alla scrit­tu­ra, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­men­te lega­ta alla capa­ci­tà di rin­no­var­si e di adat­tar­si alla tec­no­lo­gi­ca e ai nuo­vi meto­di di lavo­ro da essa impo­sti. Nasco­no nuo­ve pro­fes­sio­na­li­tà che un tem­po non esi­ste­va­no qua­li il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­li­st” per fare due esem­pi. Qua­li le pro­fes­sio­na­li­tà richie­ste, il neces­sa­rio livel­lo di spe­cia­liz­za­zio­ne? E qua­le, se pos­si­bi­le a defi­nir­si, tra tut­te la più impor­tan­te?

La dote più impor­tan­te è tener­si aggior­na­ti e con­ti­nua­re a stu­dia­re con curio­si­tà: una dut­ti­li­tà alla for­ma­zio­ne per­so­na­le per­ma­nen­te, la voglia di spor­car­si le mani, di impa­ra­re sba­glian­do. Non sono mate­rie sta­bi­liz­za­te, evol­vo­no in con­ti­nua­zio­ne. Sono crea­te in con­ti­nua­zio­ne e in modo col­la­bo­ra­ti­vo dal­le per­so­ne che le stu­dia­no. La for­ma­zio­ne pro­fes­sio­na­le può esse­re sol­tan­to scin­til­la, poi il fuo­co va tenu­to acce­so con i pro­pri mez­zi e la pro­pria costan­za. Le spe­cia­liz­za­zio­ni pas­sa­no e pas­se­ran­no in fret­ta, si cale­ran­no natu­ral­men­te nel­la pro­fes­sio­na­li­tà che ver­rà data per scon­ta­ta in un addet­to pro­fes­sio­na­le all’informazione, come oggi sono scon­ta­te la video­scrit­tu­ra, la
pub­bli­ca­zio­ne in inter­net o la comu­ni­ca­zio­ne via email.

Qua­li sono “gli attrez­zi del mestie­re” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i gior­na­li­sti?

La curio­si­tà, la capa­ci­tà di anda­re a fon­do nel­le que­stio­ni trat­ta­te, una cer­ta pre­di­spo­si­zio­ne alle rela­zio­ni e, sem­pre più, spe­cia­liz­za­zio­ne.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestie­re di gior­na­li­sta ad esse­re in cri­si oppu­re è solo un pro­ble­ma di indi­vi­dua­zio­ne di nuo­vi model­li di busi­ness da par­te degli edi­to­ri?

È un pro­ble­ma di busi­ness, che sia­mo lon­ta­ni dal risol­ve­re per­ché con­ti­nuia­mo ad appli­ca­re sche­mi men­ta­li e pro­ces­si edi­to­ria­li che appar­ten­go­no a media pre­ce­den­ti. È neces­sa­rio abban­do­nar­si ai pro­ces­si – sem­pli­ci, ma con­tro­in­tui­ti­vi – del­la rete per capi­re fino in fon­do la rete, per com­pren­de­re i mec­ca­ni­smi di pro­du­zio­ne del valo­re e imma­gi­na­re come tra­sfor­mar­li in ren­di­ta eco­no­mi­ca.

E’ il digi­ta­le, Inter­net, che han­no cau­sa­to la cri­si di que­sta pro­fes­sio­ne o la spie­ga­zio­ne è un’altra?

È la non com­pren­sio­ne del­la strut­tu­ra di base e dei mec­ca­ni­smi del­la rete.

Le infor­ma­zio­ni stan­no su Twit­ter ed il pub­bli­co su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­bian­do il gior­na­li­smo ed il mestie­re del gior­na­li­sta?

In real­tà dal mio pun­to di vista è un uni­co gran­de cana­le, in cui cir­co­la­no come liqui­di fram­men­ti di infor­ma­zio­ne libe­ri di ricom­bi­nar­si secon­do neces­si­tà e prio­ri­tà indi­vi­dua­li. I social net­work acce­le­ra­no la scom­po­si­zio­ne dell’informazione in fram­men­ti e mas­si­miz­za­no il pro­ces­so crea­ti­vo indi­vi­dua­le nel ricom­bi­nar­li. Ma di per sé non cam­bia­no né il gior­na­li­smo in sé né il mestie­re di gior­na­li­sta. Cam­bia­no i for­ma­ti, le logi­che ope­ra­ti­ve, le gram­ma­ti­che, il ruo­lo in rela­zio­ne alla comu­ni­tà del­le per­so­ne inter­con­nes­se.

Doven­do fare una pre­vi­sio­ne, qua­le sce­na­rio per l’informazione ita­lia­na?

Con­ti­nue­rà a sba­glia­re a lun­go. Poi for­se un gior­no uno dei mag­gio­ri gior­na­li onli­ne si affran­che­rà dal­la tiran­nia insen­sa­ta del­le metri­che quan­ti­ta­ti­ve e apri­rà una fase nuo­va. Pati­re­mo sem­pre, però, l’ appar­te­nen­za a un’ encla­ve lin­gui­sti­ca di dimen­sio­ni mol­to con­te­nu­te, inca­pa­ce di con­net­ter­si alle gran­di con­ver­sa­zio­ni inter­na­zio­na­li, di arric­chir­se­ne e di con­tri­buir­vi.

Il gior­na­li­smo ci sarà sem­pre, in cri­si sono gli edi­to­ri Ste­fa­no Quin­ta­rel­li

stefano quintarelli

Qual è l’impatto dei media digi­ta­li sul gior­na­li­smo?

Vedi Le ONLUS dell’informazione

Il citi­zen jour­na­li­sm, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­ti­vo, è allea­to o riva­le dei gior­na­li­smo pro­fes­sio­na­le?

Com­ple­men­to

La soprav­vi­ven­za dei mestie­ri lega­ti alla scrit­tu­ra, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­men­te lega­ta alla capa­ci­tà di rin­no­var­si e di adat­tar­si alla tec­no­lo­gi­ca e ai nuo­vi meto­di di lavo­ro da essa impo­sti. Nasco­no nuo­ve pro­fes­sio­na­li­tà che un tem­po non esi­ste­va­no qua­li il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­li­st” per fare due esem­pi. Qua­li le pro­fes­sio­na­li­tà richie­ste, il neces­sa­rio livel­lo di spe­cia­liz­za­zio­ne? E qua­le, se pos­si­bi­le a defiir­si, tra tut­te la più impor­tan­te?

Anche il pro­gram­ma­to­re in reda­zio­ne, come una vol­ta i poli­gra­fi­ci, per fare cose a mag­gio­re enga­ge­ment. Il com­mu­ni­ty mana­ger e il traf­fic mana­ger (e quest’ultimo il piu’ impor­tan­te)

Qua­li sono “gli attrez­zi del mestie­re” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i gior­na­li­sti?

Inter­net

E’ il gior­na­li­smo ed il mestie­re di gior­na­li­sta ad esse­re in cri­si oppu­re è solo un pro­ble­ma di indi­vi­dua­zio­ne di nuo­vi model­li di busi­ness da par­te degli edi­to­ri?

Il gior­na­li­smo ci sara’ sem­pre (vedi post cita­to sopra); in cri­si strut­tu­ra­le sono gli edi­to­ri
— L’erba del vici­no: Anche gli edi­to­ri por­to­ghe­si voglio­no che Goo­gle paghi come in Fran­cia ma Goo­gle non vuo­le

E’ il digi­ta­le, Inter­net, che han­no cau­sa­to la cri­si di que­sta pro­fes­sio­ne o la spie­ga­zio­ne è un’altra?

a. Vedi due link pre­ce­den­ti
b. Il mestie­re dell’editore è cam­bia­to. Edi­to­re è colui che mone­tiz­za l’ atten­zio­ne del clien­te.

Le infor­ma­zio­ni stan­no su Twit­ter ed il pub­bli­co su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­bian­do il gior­na­li­smo ed il mestie­re del gior­na­li­sta?

a. Entram­bi devo­no esse­re usa­ti per por­ta­re traf­fi­co sul sito dell’editore
b. Entram­bi sono con­cor­ren­ti dell’ edi­to­re
c. Ahi! Quell’editore che rega­la il suo pub­bli­co ai con­cor­ren­ti

Doven­do fare una pre­vi­sio­ne, qua­le sce­na­rio per l’informazione ita­lia­na?

a. Vedi link pre­ce­den­ti
b. Ciao!

Keep Calm Attention

Social

Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
Social

Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

About Pier Luca Santoro 3086 Articoli
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

6 Trackback & Pingback

  1. 5 Media Specialist sul Rapporto tra Giornalismo...
  2. Il pro­dotto gior­na­li­stico è un vet­tore di rela­zioni sociali | I media-mondo
  3. Il punto sull’integrazione carta-web in Italia | Sergio Maistrello
  4. E ogni tanto cambio casa : Mafe de Baggis
  5. E ogni tanto cambio casa - Mafe de Baggis
  6. Rapporto sul Giornalismo Digitale Locale & Iperlocale in Italia - DataMediaHub

Lascia un commento