Il “media quartet”: sei idee su come gestire la trasformazione dei giornali

Pro­ba­bil­men­te ci sono alcu­ni miti da sfa­ta­re quan­do si par­la di tra­sfor­ma­zio­ne dei gior­na­li ver­so il digi­ta­le. Il pri­mo è che que­sta tra­sfor­ma­zio­ne riguar­di sem­pli­ce­men­te quel­la di un mez­zo, i gior­na­li di car­ta, ver­so un altro, il loro sito web. La secon­da è che la car­ta abbia i gior­ni con­ta­ti e sia pros­si­ma comun­que alla fine. La real­tà, dovrem­mo aver­lo capi­to, è un po’ più com­ples­sa.

Uno come Mario Gar­cía che i gior­na­li li pro­get­ta, li tra­sfor­ma da una vita – un’autorità nel cam­po del desi­gn edi­to­ria­le e non solo – da anni ha un con­cet­to che por­ta avan­ti nei suoi lavo­ri e nel­le sue lezio­ni alla Colum­bia: il media quar­tet ovve­ro i quat­tro medium – car­ta stam­pa­ta, sito web, smart­pho­ne e tablet – sui qua­li oggi ogni testa­ta gior­na­li­sti­ca dovreb­be esse­re capa­ce di arti­co­la­re il flus­so del­le noti­zie, con una pro­pria pre­ci­sa filo­so­fia per ognu­no di que­sti e con un pro­prio “carat­te­re” che ten­ga con­to del­le sin­go­le pecu­lia­ri­tà del mez­zo e del modo nel qua­le le per­so­ne lo usa­no.

Cer­to tut­te le gran­di testa­te sono pre­sen­ti su que­sti quat­tro mez­zi, ma quan­to si tie­ne dav­ve­ro con­to del­le diver­se spe­ci­fi­ci­tà dei sin­go­li mez­zi e del modo nel qua­le i let­to­ri le uti­liz­za­no? Spes­so il lavo­ro è sta­to quel­lo di adat­ta­re i con­te­nu­ti rea­liz­za­ti su car­ta al sito web e poi di adat­ta­re i con­te­nu­ti del sito web a quel­li del mobi­le (maga­ri sen­za distin­gue­re trop­po tra smart­pho­ne e tablet). I nume­ro­si recen­ti resty­ling di alcu­ni quo­ti­dia­ni nel­la ver­sio­ne onli­ne han­no cer­ca­to di veni­re a com­pro­mes­si tra la ver­sio­ne per i bro­w­ser del pc e quel­li dei dispo­si­ti­vi mobi­li, alle vol­te con risul­ta­ti deci­sa­men­te buo­ni, altre vol­te rea­liz­zan­do pro­dot­ti “ibri­di” che poco si adat­ta­va­no sia all’uno che agli altri mez­zi.

Ma non è una semplice questione di restyling. La domanda è: come le redazioni devono riorganizzare tempi e modalità di lavoro per gestire il nuovo flusso delle notizie tenendo conto del “media quartet”?

Ad esem­pio per quan­to riguar­da la gestio­ne del flus­so del­le noti­zie su smart­pho­ne solo ades­so si comin­cia­no a rea­liz­za­re dei pro­get­ti spe­ci­fi­ci: NYT Now la nuo­va piat­ta­for­ma crea­ta dal Times per il mobi­le e Cir­ca la app pen­sa­ta per la brea­king news che “ato­miz­za” le noti­zie, stan­no pro­po­nen­do un modo radi­cal­men­te nuo­vo di orga­niz­za­re le news su que­sti dispo­si­ti­vi, e di con­se­guen­za nel cam­bia­re l’organizzazione del lavo­ro di reda­zio­ne. Altri­men­ti il rischio è di gesti­re que­sti ulte­rio­ri pas­sag­gi, da web a mobi­le ad esem­pio, facen­do gli stes­si erro­ri com­mes­si con il pas­sag­gio da car­ta a web (leg­gi: tra­sfe­ri­re sem­pli­ce­men­te – tale e qua­le o bene che vada con qual­che otti­miz­za­zio­ne gra­fi­ca – quel­lo che già si fa per altre piat­ta­for­me).

Come det­to il con­cet­to del “media quar­tet” è un idea che Mario Gar­cía por­ta avan­ti da parec­chio tem­po, ulti­mo in ordi­ne di tem­po que­sto arti­co­lo Two tem­pos: Rhy­thms for sto­ry­tel­ling in the digi­tal age sin­te­si di un suo inter­ven­to alla Colum­bia Uni­ver­si­ty School of Jour­na­li­sm, nell’articolo tro­va­te anche il video del suo speech, pren­de­te­vi un’ora di tem­po per guar­dar­lo e ascol­tar­lo tut­to (anche la par­te Q&A con il pub­bli­co), con­si­glio spas­sio­na­to. Ho pro­va­to quin­di a met­te­re assie­me e sin­te­tiz­za­re alcu­ni dei pas­sag­gi chia­ve che Gar­cía ha sot­to­li­nea­to più vol­te in que­sti anni. Ecco­li:

#1 Svi­lup­pa­te una filo­so­fia pre­ci­sa su come la vostra reda­zio­ne gesti­rà la dif­fu­sio­ne del­le sto­rie e del­le sin­go­le infor­ma­zio­ni, su come far­le evol­ve­re, dal pri­mis­si­mo tweet fino alle le ana­li­si e gli appro­fon­di­men­ti più arti­co­la­ti fat­ti a poste­rio­ri attra­ver­so le quat­tro piat­ta­for­me. Date, dove è pos­si­bi­le, a que­sto pro­ces­so un nome e un vol­to: deve esser­ci un edi­tor in ogni occa­sio­ne con il com­pi­to di deci­de­re come la sto­ria viag­ge­rà attra­ver­so il “media quar­tet”.

#2 Il mobi­le (in par­ti­co­la­re lo smart­pho­ne) è sicu­ra­men­te una piat­ta­for­ma straor­di­na­ria per le brea­king news, ma non rinun­cia­te a dedi­ca­re tem­po per cura­re i con­te­nu­ti e i loro aggior­na­men­ti. Su que­sta piat­ta­for­ma ricor­da­te­vi di esse­re sem­pre bre­vi e leg­ge­ri.

#3 La car­ta ha anco­ra mol­to valo­re, è pro­ba­bil­men­te desti­na­ta al decli­no e sarà sem­pre meno pro­ta­go­ni­sta, ma oggi ha pie­na­men­te il pro­prio posto all’interno del quar­tet­to dei media. E lo avrà anco­ra per un bel po’ di tem­po. Quin­di stam­pa­te e sia­te feli­ci di far­lo, date però alla car­ta un ruo­lo pre­ci­so. Uti­liz­za­te la stam­pa soprat­tut­to per con­net­te­te i pun­ti per i vostri let­to­ri.

#4 Oggi non sia­mo più in un ambien­te favo­re­vo­le alle per­for­man­ce da soli­sta. È neces­sa­rio svi­lup­pa­te team con com­pe­ten­ze inter­di­sci­pli­na­ri nei qua­li il desi­gn, la tec­no­lo­gia, il lato busi­ness e la par­te edi­to­ria­le sap­pia­no con­vi­ve­re e con­ce­pi­re assie­me pro­dot­ti e stra­te­gie (maga­ri pen­san­do anche a pac­chet­ti pub­bli­ci­ta­ri seria­men­te pro­get­ta­ti e inte­gra­ti per le diver­se piat­ta­for­me).

#5 Il set­to­re avrà sem­pre più biso­gno di redat­to­ri ben adde­stra­ti sul mobi­le e che soprat­tut­to sap­pia­no rac­con­ta­re le sto­rie attra­ver­so le diver­se piat­ta­for­me. Per que­sto da qui a pochi anni a veni­re, una per­so­na che non sarà capa­ce di lavo­ra­re nel­le diver­se piat­ta­for­me non tro­ve­rà più lavo­ro.

#6 Con­cen­tra­te sem­pre la vostra atten­zio­ne sul­le sto­rie da rac­con­ta­re, ave­re fiu­to per le sto­rie, rico­no­sce­re le più inte­res­san­ti è sem­pre la qua­li­tà miglio­re per un gior­na­li­sta, le sto­rie sono più impor­tan­ti del­le piat­ta­for­me, non si trat­ta di esse­re “digi­tal fir­st” o “print fir­st”, è neces­sa­rio esse­re “sto­ry fir­st”. Ma una vol­ta che ave­te una sto­ria è fon­da­men­ta­le capi­re qual è il modo miglio­re per svi­lup­pa­ta nel­le diver­se piat­ta­for­me. Dove­te inol­tre capi­re come le per­so­ne con­su­ma­no l’informazione attra­ver­so i diver­si mez­zi del “media quar­tet”.

Ah, un’utima nota: non fos­si­liz­zia­mo­ci trop­po sul nume­ro quat­tro, maga­ri fra poco diven­te­rà un quin­tet­to (o un sestet­to), Goo­gle Glass o qual­che altro devi­ce indos­sa­bi­le (sui qua­li le gran­di mar­chi del­la tec­no­lo­gia sem­bra voglia­no pun­ta­re mol­to) potreb­be esse­re le pros­si­me piat­ta­for­me da tene­re di con­to.

mediaquartet

 

Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".
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